Autismo: la teoria del mondo intenso

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L’autismo è un disordine dello sviluppo neurologico con una predisposizione poligenetica che può essere innescato da molteplici fattori ambientali durante lo sviluppo embrionale o in quella immediatamente post-natale. Sono stati compiuti numerosi progressi nell’individuazione di strutture neuronali e cellulari coinvolte mentre manca ancora oggi una teoria unificante che permetta di spiegare i sintomi di questa patologia e particolare modo di situarsi nel mondo.

Un recente studio condotto da Velàsquez e Galàn, suggerisce che i bambini autistici, producano troppe informazioni rispetto ai bambini non autistici anche in condizioni di riposo, motivo per cui il loro cervello deve continuamente elaborare stimolazioni provenienti dall’interno, dalla corteccia cerebrale, anche in assenza di qualsiasi stimolo sensoriale esterno.
La quantità di informazioni in più prodotta dal cervello dei bambini autistici è stata rilevata con la magnetoencefalografia e, messa a confronto con quella di bambini non autistici ed è risultata essere pari ad un 42% in più, derivante da attività cerebrale spontanea.

I due autori, hanno condotto questa ricerca a sostegno di una teoria dell’autismo definita Teoria del Mondo Intenso, elaborata da Makram (2007). I risultati della stessa, sembrano suggerire che il bambino autistico ha tendenza ad isolarsi, ritirandosi in sé stesso ed evitando le interazioni sociali per via del grande flusso di informazioni che deve continuamente affrontare e contenere. Coerentemente con le prime ipotesi elaborate su questa patologia, i risultati di questa ricerca sembrano anche dimostrare che il bambino con autismo, sia caratterizzato da un’atteggiamento molto introspettivo e che questo si possa almeno parzialmente collegare al fatto che piuttosto che interagire con gli altri, egli si ritiri in sé stesso.

Per comprendere questo aspetto del suo comportamento secondo gli autori della ricerca ed i sostenitori della Teoria del Mondo Intenso come spiegazione unificante dei comportamenti dei bambini  autistici è necessario tener conto del fatto che tutte le funzioni mentali superiori del bambino autistico, sono costantemente impegnate in attività elaborative di altro tipo e relative ad informazioni proveniente contemporaneamente da canali percettivi ed attentivi differenti, che richiedono quindi anche l’utilizzo di grandi capacità di attenzione e di memoria.

Con questa teoria si propone quindi un modello unificante di questa patologia basato sul concetto di iperfunzionalità e non più su quello di ipofunzionalità come spesso si suppone. Una iperstimolazione della corteccia cerebrale può rendere infatti il mondo dolorosamente intenso per questi bambini e così l’attività dell’amigdala che come centro di emozioni provoca un senso di avversione e spinge i piccoli autistici a ritiro sociale. Inoltre, è possibile che il “mondo intenso” che il bambino autistico deve contenere sia alla base anche del suo ritirarsi in alcuni comportamenti ripetitivi e routinari di tipo ossessivo che servono a costituire per lui una base di sicurezza.

Gli scienziati ritengono che spesso il bambino autistico, sia dotato di capacità superiori alla media in uno dei settori mentali in cui è costantemente impegnato ad elaborare informazioni mantenendo viva l’attenzione e traccia della loro memoria. Bisogna poi considerare che mentre abitualmente il bambino autistico è considerato tipicamente privo di capacità empatica, i risultati di questi studi, suggeriscono in modo differente che egli sia invece un bambino molto sensibile a causa dell’intensità delle informazioni a cui è costantemente sottoposto.

Secondo Velàsquez, le differenze cognitive che si rilevano tra bambini autistici e bambini non autistici, potrebbe essere trovare una loro spiegazione razionale e scientifica nella grande quantità di informazioni che i primi producono e devono elaborare differentemente dai secondi.

Se i risultati di questa ricerca verranno ulteriormente confermati, è possibile ed anche auspicabile secondo i suoi autori, che si prospetti un cambiamento di rotta nei trattamenti utilizzati finora per l’autismo a partire proprio dai loro concetti base secondo i quali appare attualmente in primis necessario effettuare una stimolazione neuronale a questi bambini. Makram e coll., sostenitori della Teoria del Mondo Intenso, ritengono invece che i bambini che soffrono di autismo sono iper-reattivi, iper-attenti ed iper-percettivi, iper-mnemonici e che la quantità di informazioni prodotta spontaneamente dal loro cervello è eccessiva.

Da ciò consegue che  piuttosto che stimolare ulteriormente il bambino affetto da autismo, sarebbe più utile e fruttuoso, al fine di permettere l’emergere delle sue capacità e talenti individuali, è innanzitutto necessario che il suo trattamento venga effettuato in un ambente rilassante.

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