A due minuti dal futuro

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Dieci anni fa, quando parlavamo di Internet, sapevamo che era un mondo parallelo rispetto nostro, dove potevamo entrare solamente con una password e attraverso un monitor che, grazie al mouse e alla tastiera, poteva essere controllato come una estensione virtuale del nostro corpo. Utilizzavamo la tecnologia solamente per velocizzare i nostri calcoli, tenere sotto controllo e archiviare documenti o crearne di nuovi. Pensavamo che il computer potesse regalarci solo degli output relativamente a dei nostri input. Ci arrabbiavamo con una macchina quando, quest’ultima, sbagliava, non capendo che aveva eseguito solamente ciò che gli era stato chiesto e che, in quel preciso istante, stavamo urlando contro una manciata di chip messi in colonna e di pixel sparati su di uno schermo, formando una sfumatura di colori che il nostro cervello trasformava in immagine. Non avevamo contatti con il mondo, se non grazie a qualche programma appena uscito, definito rivoluzionario, che ci permetteva di scrivere frasi e piccole facce gialle ad un’altra persona dall’altra parte dello schermo. Tutto era così statico e lento, ma a noi sembrava il futuro.

E’ una epoca di grande rivoluzione quella che stiamo vivendo, dove l’uomo non è più costretto a svolgere le proprie giornate basandosi sulle idee da lui concepite, ma nel quale può contare in un archivio di altre, probabilmente migliori delle sue, che conta miliardi e miliardi di risultati. Ogni singola parola che scriviamo viene archiviata in un mondo digitale che aspetta il nostro clic per poter emanare ciò che ha immagazzinato, senza limitazioni. Crediamo di sapere tutto ormai, anche perché le macchine stesse sono venute in nostro aiuto, permettendoci di avanzare molto più velocemente di quanto avremmo potuto fare trent’anni fa, e continuiamo ad accelerare sempre di più, sempre di più, provando ad anticipare il futuro.

Le macchine infatti, Internet compreso, hanno sviluppato in noi una tale curiosità verso il futuro che, spesso, tendiamo ad anticiparlo, non capendo che è impossibile. Le aziende che ci portano avanti, provano a cambiare le carte in tavola su filosofie e politiche inventate, che non hanno nulla a che vedere con ciò che le persone vogliono veramente, ma come sempre abbocchiamo all’amo della bellezza e degli slogan che ci vengono messi davanti ai nostri occhi. Siamo circondati da messaggi fuorvianti che crediamo veri, emanati da tizi che non vogliono fare altro che montagne di soldi. Ci ritroviamo a combattere fra di noi su cose che, se analizzate con molta attenzione, non hanno senso, ma lo facciamo, perché questo è ciò che viene definito progresso.

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E’ proprio questo il punto, cerchiamo di andare verso il futuro provando a modificarlo dal presente, senza capire che tutto ciò che progettiamo e creiamo ora sarà poi portato avanti nei prossimi anni e che sarà relativo per quello che verrà fatto in quegli anni. Dobbiamo comprendere che il futuro è in arrivo, e che dobbiamo prepararci sviluppando il presente nel giusto modo. Negli ultimi anni la tecnologia ci ha permesso di essere così vicini al futuro che, quasi, potevamo toccarlo con un dito. Ovviamente non ci siamo riusciti, perché nel momento in cui veniva toccato si trasformava in presente, e perché la fisica non ci permette di andare oltre quell’ostacolo chiamato tempo.

Siamo così veloci, al giorno d’oggi, che le notizie arrivano in ogni instante di secondo e circa due minuti dopo l’accaduto, aggiornandoci in tempo reale su ciò che accade in ogni angolo del mondo. Due minuti ci separano dal fatto accaduto, definibile come futuro, ma che noi possiamo solamente scrivere e riportare 120 secondi dopo, su pagine Web sempre più ricolme di lettere, frasi e articoli. Sono 2 minuti ai quali diamo la caccia da decine di anni, cercando di costruire tecnologie così potenti che ne permettano l’estinzione. E’ il caso dei computer quantistici, studiati e progettati ad hoc per anticipare il futuro. Il meccanismo è semplice, utilizzare i dati del passato e del presente per svolgere un algoritmo che, grazie a delle variabili derivate da questi dati, possa darci con certezza la soluzione di ciò che potrebbe accadere tra due minuti.

Vogliamo per forza sapere ciò che accadrà. Non ci piace aspettare. Abbiamo il bisogno di cercare quello che saremo, poiché crediamo di poterlo cambiare. Non è affatto così. La matematica e la fisica ci dicono che possiamo ipotizzare, con calcoli precisi e approfonditi, quello che potrà accadere tra 120 secondi, ma non potremmo mai cambiarlo del tutto. I computer ci danno l’illusione di poterlo fare, ma noi non viviamo in uno spazio digitale che archivia ogni singolo gesto e può tornare indietro o migliorare le impostazioni. Noi ci muoviamo secondo una striscia temporale sulla quale è posto anche il computer stesso, che a sua volta è controllato da noi.

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Quello che possiamo fare con la tecnologia è solamente immaginare il futuro. Questo è possibile. L’evoluzione dell’uomo è stata segnata da grandi invenzioni e scoperte, ma mai nessuna, come quella di Internet, ha saputo rivoluzionare radicalmente il pianeta in cui viviamo. Dedichiamo il 50% della nostra esistenza alle macchine, perché ormai sono loro che comandano. Qualche anno fa si parlava di come saremo cambiati quando le macchine avrebbero preso il sopravvento sull’uomo, senza capire che eravamo, e siamo, già in questa era. Certo, non abbiamo i robot che ci puliscono l’appartamento, ma dobbiamo stare davanti ad uno schermo e grattarlo, nel caso degli smartphone, con le dita per conoscere il futuro, dato dalle notizie che ogni secondo vengono postate sui social network da tutto il mondo.

Internet ha cambiato il nostro modo di vivere, di pensare e di agire, ma non solo, ha creato un nuovo concetto di vita, quella legata all’ottica del futuro nel presente. Per capire il futuro dovremo semplicemente svolgere le nostre azioni nel presente in modo appropriato, sapendo che queste si trasformeranno in qualcosa di relativamente buono tra 120 secondi. Dobbiamo goderci il presente, perché è l’unico momento in cui siamo, e se non lo facciamo rischiamo di perderci la parte più bella della vita.

Fate attenzione, tra due minuti c’è il futuro.

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