Nomi di figli proibiti in vari Paesi

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In ogni Paese del mondo ci sono dei nomi da non dare ai neonati, vietati proprio per legge.

Ancora prima di conoscere il sesso di un figlio, quindi, è bene vedere di non incappare in certi nomi per la scelta del nome, che ovviamente non sono nomi comuni, state tranquilli.

In Germania , per esempio, esiste un intero reparto (il Standesamt) che si occupa della questione divieti anagrafici. Nomi recentemente vietati sono Miatt, perché non lascia intuire il genere sessuale della persona, o Woodstock, Grammophon. Mentre sono stati accolti Lafayette e Jazz.

Per ultimo WikiLeaks, negato a un padre di origini irachene, che voleva chiamare cosi il proprio figlio in onore di Julian Assange.

In Italia, invece, un Decreto del Presidente della Repubblica mette un freno ai nomi fantasiosi. Sono vietati i nomi ridicoli o vergognosi. Quelli stranieri devono essere espressi in lettere dell’alfabeto italiano, incluse le lettere J, K, X, Y, W. Vietati anche i nomi geografici eccetto Italia, Europa o America. Concesso anche Asia.

Nel 2008 il giudice ha vietato a due genitori di chiamare il figlio Venerdì, come il giorno della settimana e uno dei personaggi del romanzo “Robinson Crusoe”. A Torino è stato respinto il nome Andrea per una bambina perché considerato prettamente maschile in Italia.

In Nuova Zelanda i nomi proibiti sono ben 77, tra questi Duca, Reale, Giudice, Cavaliere, Regina e Lucifero. Vietato anche Stallone, ma si possono usare Bus Numero 16 e Violenza.

In Svezia vietato chiamarsi Ikea. Il governo ha vietato anche Metallica e Veranda, ma ha acconsentito alla scelta di Google come nome proprio di persona.

La Malesia è uno degli stati più rigidi. Ne è un esempio il bando del nome “Chow Tow”, che significa “Testa Puzzolente”. Stesso destino per “Ah Chwar” (serpente), “Khiow Khoo” (gobbo) e “Sor Chai” (matto). E’ stato rifiutato perfino 007.

Negli Stati Uniti una coppia appassionata di social network ha chiamato la propria figlia Hashtag Jameson. Vietato, ovviamente. La coppia ha poi postato la decisione su Facebook, social concorrente.

fonte | Yahoo

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