Un tribunale locale ordina il ritorno di YouTube in Turchia

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Dopo il comunicato ufficiale di qualche giorno fa, che ha permesso al social network Twitter di ritornare in Turchia, è giunto il turno di Youtube, sito che è stato bandito il 26 marzo dal governo turco. Oggi un tribunale locale ha stabilito che il divieto emanato per l’eliminazione del sito dal web turco, deve essere sollevato in quanto si tratta di un istanza illegale. 

Questa è la decisione presa in seguito alla sentenza di ieri della Consulta di Ankara che ha esatto lo sblocco di Twitter per lo stesso motivo. Le autorità delle telecomunicazioni turche sono ora costrette a ristabilire il sito di condivisione di video amatoriali e non, anche se saranno mantenuti indisponibili alla visualizzazione 15 video.

La domanda che sorge spontanea è per quale motivo le autorità turche hanno preteso l’oscuramento dei due siti in questione? La risposta è semplice, il primo ministro Recep Erdoğan ha accusato i due siti di essere strumento d propaganda del partito avversario. Inoltre a quanto pare, su Youtube, era presente una registrazione che è stata poi condivisa in rete tramite il social network. Questo file audio prevede il primo ministro turco e le persone della suo partito Akp, da quanto trapelato dalla registrazione, implicati in uno scandalo di corruzione. Inoltre nel file audio sono presenti delle pretese di Erdoğan nei confronti del figlio, al quale chiede di sbarazzarsi di una somma di denaro.

Il primo ministro si è mostrato sorpreso di questo fatto e ha affermato che le registrazioni siano state falsificate dagli avversari politici in vista delle elezioni. Inoltre a confermare questa ipotesi sulla scomparsa di YouTube e Twitter, vi sono alcuni materiali che sono stati diffusi in rete tramite il social e in particolare un video che rappresenta una riunione segreta in cui si ipotizza un conflitto con la Siria, emerso il giorno in cui YouTube è stato oscurato.

Alla decisione della corte che ha citato l’articolo 26 della Costituzione, cioè quello sulla libertà di pensiero, Erdoğan ha risposto che si vede costretto ad applicare la sentenza senza esserne d’accordo, ritenendo le scelte ingiuste e anti patriottiche.

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