L’autostrada del web

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Anche se sembra un argomento noioso, la neutralità della rete è la questione più importante che Internet deve affrontare. Secondo i sostenitori della neutralità della legge, i dati devono circolare liberamente, a prescindere dalla loro origine, dalla destinazione e dal contenuto. Non importa se vengono da Google o da un minuscolo blog. Tutti i siti vanno trattati allo stesso modo. Ma cosa succede se qualcuno vuole pagare per far viaggiare più velocemente i suoi contenuti? Siamo sicuri che Internet sia democratico come provano a farci credere? Con il passare degli anni la vicenda sta assumendo un profilo piuttosto cupo, che potrebbe cambiare il futuro del mezzo che ha rivoluzionato il mondo, rendendo tutto più veloce e libero: Internet.

La questione è tornata d’attualità dopo che il 14 gennaio una corte d’appello statunitense ha stabilito che l’agenzia governativa sulle comunicazioni (FCC) non potrà più ostacolare AT&T, Verizon e altri provider che vogliono creare corsie preferenziali su Internet, cioè permettere ad alcune compagnie come ESPN e Facebook di consegnare ai loro utenti i dati più velocemente e con una qualità migliore. La battaglia non è ancora finita. Il 31 gennaio il presidente Barack Obama ha detto che l’FCC vuole ricorre contro la sentenza per mantenere Internet “libero e aperto”. La domanda a questo punto è: serve una legge per proteggere la neutralità della rete?

Per aziende come AT&T, Comcast e Verizon la risposta è no. Secondo loro, se Google e Netflix vogliono pagare di più per viaggiare in una corsia preferenziale dovrebbero poterlo fare, e in più, i consumatori, ne sarebbero avvantaggiati. L’FCC ha paura che questo possa mettere i provider nella condizione di fare favoritismi a chi può pagare di più. Come fa una nuova startup a competere con Google se i loro contenuti non viaggiano alla stessa velocità? E cosa impedirebbe di bloccare determinati contenuti?

Phone Records

Molti non si fidano delle tante AT&T e Verizon di tutto il mondo. “Da sempre le aziende di telecomunicazioni dicono: ‘Faremo i bravi, rispetteremo le regole’, e poi sei mesi dopo le violano”, dice Christopher Libertelli, un ex consulente legale dell’FCC, che oggi lavora a Netflix. Nel 2007 l’operatore via cavo Comcast ha rallentato il traffico per il protocollo di condivisione di file BitTorrent, e l’FCC l’ha sanzionata. Nel 2012 AT&T ha costretto alcuni utenti con contratti a tariffa che usavano FaceTime, un software per le videochiamate targato Apple e presente su iPhone, iPad e iPod, a fare contratti più costosi. Libertelli aggiunge che Netflix ha già notato episodi di rallentamento del proprio servizio e non ha potuto fare granché per risolvere il problema. In questi, e in molti altri, casi, le aziende di telecomunicazioni e i proprietari dei cavi bloccano i prodotti che fanno concorrenza ai loro servizi.

I provider si difendono dicendo che i clienti dovrebbero avere il diritto di decidere in base alle proprie possibilità economiche. Ma negli Stati Uniti le alternative sono quasi inesistenti. Un rapporto pubblicato nel 2013 dall’FCC dimostra che quasi un terzo dei cittadini statunitensi può collegarsi da casa attraverso un unico provider per connettersi ad una velocità di 6Mbps, o più. Un altro 37% della popolazione ha solo due opzioni a disposizione. Nel suo libro ‘Captive Audience’, Susan Crawford, docente dell’Harvard law school, osserva che le aziende di telecomunicazioni stanno già registrando profitti straordinari mentre continuano a investire in nuove infrastrutture. I profitti di Verizon Communications nel terzo trimestre del 2013 hanno raggiunto i 2,2 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, AT&T, il secondo provider negli Stati Uniti dopo Verizon Wireless, ha registrato profitti per 3,8 miliardi di dollari.

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Tim Wu, il professore della Columbia che nel 2010 ha coniato l’espressione ‘neutralità della rete‘, dice che le aziende di telecomunicazioni sono troppo grandi e potenti per questa battaglia. “L’FCC ha paura delle aziende che deve controllare”, dice Wu. Il docente pensa anche che il conflitto potrebbe ritorcersi contro i provider, provocando un irrigidimento legislativo del governo nei loro confronti o spingendo i giganti della Silicon Valley a vedere il loro bluff. “Per esempio Google potrebbe dire a Verizon e AT&T: ‘Spiacenti, ma se volete che i vostri clienti accedano a Google dovete pagarci'”, afferma Wu.

Per il momento l’ascia di guerra non è stata ancora dissotterrata, e resterà lì dov’è finché non si sceglierà una direzione oppure un’altra. A quel punto però, il futuro di Internet potrebbe cambiare per sempre.

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