Facebook, un virus in via d’estinzione

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Facebook è ormai una piattaforma utilizzata da molte delle persone che ‘vivono’ nel web ma, dopo essere arrivata ad un numero così alto di utenti, rischia di estinguersi in pochi anni. Sono questi i dati che ci arrivano dalle ultime analisi effettuate da una coppia di ricercatori del dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale dell’Università di Princeton University, John Cannarella e Joshua Spechler, che prevedono una perdita di circa l’80% degli iscritti entro il 2017, calcolandone un ridimensionamento del 20% entro dicembre 2014. La ricerca di John Cannarella e Joshua Spechlere si basa sull’esperienza di ascesa e caduta di altri social network come MySpace, precursore della piattaforma di Menlo Park.

Sono dati che stupiscono quelli che, i due ricercatori, hanno riportato alla luce, i quali si scontrano direttamente con ciò che vari gruppi di analisti stanno accertando già da mesi, quindi un’ottima salute del social network di Mark Zuckerber e numerosi utenti in arrivo. Secondo una recente ricerca di GlobalWebIndex, ad esempio, Facebook rimane il numero uno tra i social network, per account (83%), per uso attivo (49%) e per frequenza delle visite (56%).

La previsione basata sulla decrescita e, poi, sull’estinzione di MySpace, almeno in termini di utenza, è molto interessante, ma allo stesso tempo può tendere una trappola molto ben nascosta. Infatti, bisognerebbe anche calcolare l’influenza che, ad oggi, Internet, i social network e il mondo virtuale hanno verso la vita di tutti i giorni, offrendo servizi che allora MySpace sognava solamente di avere, non possedendo le tecnologie adatte per poterle implementare. MySpace era semplicemente un luogo in cui, soprattutto i ragazzi molto giovani, si esprimevano attraverso un loro spazio personalizzato, che però era finalizzato alla semplice amicizia fra utenti, ma non ai servizi che Facebook può permettersi oggi.

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In un documento-bozza intitolato Modello epidemiologico, i due ragazzi spiegano il motivo delle loro ricerche e risultati:

“Le idee, come le malattie, hanno dimostrato di diffondersi tra le persone in modo contagioso prima di scomparire, e tali dinamiche sono stati descritte con successo con i modelli epidemiologici. Le idee si diffondono attraverso il contatto comunicativo tra persone diverse che condividono idee con gli altri. Ma i portatori di idee, alla fine, perdono interesse e non le manifestano più, il che può essere letto come l’ottenimento dell’ ‘immunità’ dall’idea”.

Lo studio dei due dottorandi in ingegneria meccanica e aerospaziale è stato pubblicato sul web ed è in corso di valutazione da parte dei loro superiori, prima della pubblicazione ufficiale.

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