L’evoluzione delle password. Sono ancora sicure?

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La password è stata sempre il mezzo di protezione per eccellenza su Internet. Pensate che la prima fu creata nel 1961 al Massachusetts Institute of Technology, per proteggere la CTSS, una macchina antenata del Personal Computer, che doveva essere usata da più utenti. Nacque così l’esigenza di proteggere i dati personali di ciascun utente, poiché potessero essere visti soltanto da loro.

Le prime password erano memorizzate in modo semplice, in quanto non c’era il rischio che qualcuno la potesse rubare. Nel 1962 però un ricercatore con accesso al CTSS riuscì a stampare tutte le parole segrete contenute in esso, così si iniziarono a sviluppare degli algoritmi per criptarle. All’inizio erano degli algoritmi molto semplici, come scambiare le lettere con i numeri, ma col tempo sono diventati sempre più complessi.

Fino a qualche anno fa non c’era un vero rischio di hacking per gli utenti comuni, in quanto non si erano diffusi ancora tanti servizi che raccolgono dati e informazioni personali in massa. Ma con l’avvento dei social network, e di tanti altri servizi che si sono diffusi massicciamente, gli hacker non sono più interessati soltanto alle grandi aziende, ma anche ai singoli utenti.

Su tutti i grandi siti online ci sono stati episodi di furti di password, e hacking, e così ci viene spesso consigliato di creare password più complesse e di diversificarle tra i vari servizi. Purtroppo nonostante ciò è comunque possibile scoprirle; per essere più sicuri dovremmo combinare le password con altre informazioni personali. Ad esempio informazioni biometriche, come l’impronta digitale o il ritmo del battito cardiaco, o anche la propria posizione, che può essere rilevata facilmente dagli smartphone.

Questo metodo è per ora quello più efficace, perché non c’è più un singolo elemento da scoprire, ma la combinazione tra 2 o più. Tuttavia fare questo praticamente potrebbe risultare più difficile e noioso per gli utenti comuni, e quindi si è cercato di evitarlo. Di sicuro la password da sola sta diventando insufficiente e bisogna trovare altri modi per proteggere le miliardi di informazioni riservate presenti su Internet.

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