Donati al Corriere dello Sport: “In Germania mi sento a casa…”

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Giulio Donati, terzino italiano del Bayer Leverkusen

Giulio Donati sta vivendo il sogno della Champions League con il suo Bayer Leverkusen. In estate ha vissuto un trasferimento che probabilmente ha cambiato per sempre la sua vita calcistica. Dalla Serie B italiana alla Bundesliga e alla massima competizione europea per club da protagonista. In terzino italiano, cresciuto nelle giovanili dell’Inter, società che dimostra di avere sempre nel cuore, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport. Di seguito un estratto.

Donati, come si trova in Germania?
“Confesso che prima di accettare il trasferimento ero un po’ titubante perché dovevo cambiare vita. Fin dal primo giorno, però, ho capito che l’ambiente era bellissimo e che non avevo sbagliato scelta. Mi trovo bene con i compagni e Colonia, la città dove ho scelto di vivere, è bella: si mangia bene e ci sono tantissimi italiani. Mi sento come… a casa”.
Ha già individuato un ristorante italiano di fiducia? 
“Sono già andato in 3 o 4 diversi, ma spesso rimango a casa perché mi piace cucinare. Esco poco anche se qui posso fare la vita di una persona normale. Abito da solo perché la mia ragazza, Martina, vive in Italia e sale ogni tanto a trovarmi”.
31 punti in 13 giornate e secondo posto in Bundesliga: finora il Bayer è andato oltre le più rosee aspettative.
“Siamo contenti e abbiamo fatto un buon lavoro, ma dobbiamo continuare”.
Il Bayern Monaco di Guardiola è di un altro pianeta?
“E’ una squadra di un altro livello, che sembra giocare a un altro sport. Loro vincono anche se non sono al 100%, mentre noi e il Borussia Dortmund dobbiamo sempre essere al top per conquistare i tre punti. Ecco perché dico che il campionato può perderlo solo il Bayern, mentre noi dobbiamo puntare a dare il massimo partita per partita, senza fare calcoli”.
Su 19 gare ufficiali lei ne ha giocate 15: soddisfatto oppure…
“Più che soddisfatto. Ho trovato spazio e sto dando tutto me stesso. Devo continuare così”.
Cosa c’è di diverso dalla Serie A alla Bundesliga?
“Qui c’è più di fisicità e meno tattica. In Germania si gioca sempre a viso aperto e per lo spettacolo. Se una squadra vince 2-0, non si chiude. Gli stadi sono bellissimi e sempre pieni: su palcoscenici del genere i calciatori rendono ancora di più”.
Quali sono i compiti del terzino destro nel Bayer e, in generale, nel calcio tedesco?
“Più che un terzino sono un esterno d’attacco, almeno in fase di possesso. Devo alzarmi parecchio perché la costruzione del gioco è compito dei centrali difensivi e dei centrocampisti. In Italia i terzini sono spesso bloccati e a me piace di più poter sfruttare la mia corsa e la mia esplosività”.
Che partita sarà Bayer Leverkusen-Manchester United?
“Bella e difficile. Loro sono avanti in classifica (8 punti, ndr) e noi dobbiamo far risultato per tenere a distanza lo Shakhtar Donetsk (5 punti, ndr). Abbiamo 2 lunghezze di vantaggio evogliamo arrivare agli ottavi. Se non ripetiamo gli errori dell’andata (ko per 4-2 all’Old Trafford, ndr) possiamo farcela”.
Perché la Serie A non è un campionato per giovani?
“In Germania ai giovani permettono di allenarsi in prima squadra già a 17 anni e così crescono più facilmente. Se dimostrano di essere bravi, è più facile lanciarli anche in campionato”.
Vede mai Caldirola, titolare nel Werder Brema?
“Siamo distanti qualche centinaio di chilometri, ma andremo a cena insieme per un saluto pre natalizio”.

 

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