Android: dalla nascita ad oggi

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Alcuni lo ameranno, altri lo odieranno, in molti semplicemente lo utilizzano, non c’è dubbio però che Android è il sistema operativo mobile più diffuso al mondo, con più di 1 miliardo di attivazione eseguite dalla nascita sino ad oggi e fan accaniti in tutto il mondo. Oggi, vogliamo ripercorrere la storia di Android, andando a prendere spunto da un nostro ‘vecchio’ articolo, nel quale abbiamo abbiamo descritto il cammino di iOS e di tutti i terminali Apple che hanno contraddistinto la storia degli OS mobile. Android è un sistema operativo open source per dispositivi mobili, basato sul kernel 2.6 di Linux, il “rivale” di Windows tanto amato dagli smanettoni. A livello tecnico, la piattaforma open source Android è di fatto uno stack, ovvero un set di sottosistemi software, basato sul kernel Linux e che è composto da applicazioni Java che vengono eseguite su uno speciale framework, basato anch’esso su Java e orientato agli oggetti, a sua volta eseguito su un nucleo costituito da librerie Java eseguite tramite la macchina virtuale Dalvik, specifica per dispositivi mobili, dotata di compilatore just-in-time (JIT). Diversi sono i componenti che compongono le librerie, sviluppate in linguaggio C: un surface manager, un framework multimediale OpenCore, un sistema a database relazionali SQLite, API grafiche 3D OpenGL ES 2.0, un motore grafico e di layout basato su WebKit, un motore grafico SGL, SSL ed una libreria libc Bionic, libreria standard per C basata in gran parte su BSD. In sintesi, come spiegano i “testi sacri” sull’argomento, il sistema operativo Android è composto in tutto da 12 milioni di righe di codice che comprendono 3 milioni di righe di XML, 2,8 milioni di righe di C, 2,1 milioni di righe di Java e 1,75 milioni di righe di C++.

Una delle caratteristiche più evidenti di Android, come vedremo in seguito nel dettaglio, è il fatto che le sue diverse versioni sono indicate a livello ufficiale con un numero di versione secondo gli standard informatici ma che alla fine queste vengono di preferenza distinte per il proprio “codename“, tradizionalmente ispirato alla pasticceria e rigorosamente in ordine alfabetico:

  • Cupcake (Android 1.5)
  • Donut (1.6)
  • Eclair (2.0/2.1)
  • Froyo (2.2)
  • Gingerbread (2.3/2.4)
  • Honeycomb (3.0/3.1/3.2)
  • Ice Cream Sandwich (4.0)
  • Jelly Bean (4.1/4.2/4.3)
  • KitKat (4.4)

Lo sviluppo di Android cominciò nel 2003, grazie ad startup californiana di nome Android Inc, fondata da Andy Rubin, Rich Miner, Chris White e Nick Sears. Ci troviamo in un periodo molto particolare della storia della telefonia, ogni telefono ha il proprio sistema operativo e gli smartphone più evoluti sono targati Palm o quelli che montano come sistema operativo Windows Mobile. Andy Rubin, il padre fondatore del progetto tutto, aveva l’idea di creare un sistema operativo aperto, basato su Linux, conforme agli standard, con un’interfaccia semplice e funzionale che mettesse a disposizione degli sviluppatori strumenti efficaci per la creazione di applicazioni. E soprattutto, la dotazione del software doveva essere completamente gratuita, cosa molto differente dalla concorrenza. Il 2005 è un anno di svolta, poiché Google acquista Android Inc trasformandola in una Google Mobile Division con a capo sempre Andy Rubin. L’acquisizione fornì a Rubin i fondi e gli strumenti per portare avanti il suo progetto. Il passo successivo fu la fondazione nel novembre dello stesso anno della Open Handset Alliance (OHA). L’Open Handset Alliance, capeggiata da Google, è formata da 35 membri fra cui troviamo operatori telefonici come Vodafone, T-Mobile, Telecom Italia; produttori di dispositivi mobili come HTC, Motorola, Samsung; produttori di semiconduttori come Intel, Texas Instruments, Nvidia; compagnie di sviluppo software e di commercializzazione. Il loro scopo primario è di creare standard aperti per dispositivi mobili.

La nascita di Android

Ankit

Il 5 novembre 2007 l’Open Handset Alliance presenta ufficialmente il sistema operativo Android. Qualche giorno dopo viene reso disponibile anche il primo Software Development Kit per gli sviluppatori che include: gli strumenti di sviluppo, le librerie, un emulatore del dispositivo, la documentazione, alcuni progetti di esempio, tutorial e altro. Nel giugno del 2007 arriva sul mercato internazionale quello che sarà il più grande nemico del nascente robottino verde, il primo iPhone di Apple, che ha rivoluzionato il modo concepire gli smartphone. In molti si aspettavano che Google rispondesse con un proprio smartphone, ma la sorpresa in arrivo era molto superiore alle aspettative. Infatti rimasero tutti stupiti quando Google presentò un intero ecosistema, un sistema operativo capace di funzionare su molti dispositivi diversi tra loro. Come ogni nuovo software, anche Android presentava un numero molto ridotto di applicazioni: un browser basato su webkit, una rubrica e un calendario sincronizzati con gmail e poco altro. Per invogliare i programmatori a cimentarsi con questa nuova piattaforma, Google istituì nel gennaio del 2008 un concorso con un montepremi di 10 milioni di dollari per le migliori 50 applicazioni.

T-Mobile G1, il primo smartphone Android

T-Mobile G1 geht am 2. Februar 2009 in Deutschland an den Start

Ad agosto del 2008 viene presentata la versione 0.9 dell’SDK di Android sulla cui base l’operatore T-Mobile annuncia il primo smartphone con sistema operativo Android: il T-Mobile G1. Questo terminale, conosciuto in Italia con il nome di HTC Dream, arriva negli USA nel settembre del 2008. Il T-Mobile G1 metteva a disposizione le seguenti caratteristiche:

  • Display TFT da 3,2 pollici touchscreen;
  • Processore da 528 MHz, 256 MB di ROM;
  • 192 MB di RAM;
  • Tastiera fisica QWERTY a scomparsa a 5 righe che costituisce l’unico metodo di input.

La tastiera software arrivò solo con Android 1.5 ad aprile del 2009. A differenza di quanto avviene con iPhone, Android punta da subito alla personalizzazione dell’interfaccia. Nasconde alla vista l’elenco delle applicazioni installate lasciando libero l’utente di configurare a suo piacimento le schermate a sua disposizione, attraverso scorciatoie, widget, programmi e cartelle.

Analogamente ad Apple anche qui è presente un’app store, l’Android Market. A differenza dell’iPhone il sistema di notifiche non è gestito tramite pop-up ma tramite un menù a tendina che scende dall’alto. Il multitasking è pienamente supportato, tenendo premuto il tasto home compare un elenco delle ultime applicazioni aperte che permette di passare dall’una all’altra.

Android 1.5 Cupcake

Copia di Android

La versione Android 1.0 presente a bordo del T-Mobile G1 è ancora un sistema operativo acerbo. Mancano le API per il Bluetooth (funziona solo l’auricolare), la tastiera virtuale e le API per GTalk. Lo sviluppo del software avviene però a ritmi vertiginosi e nell’aprile del 2009 viene rilasciato l’SDK di Android 1.5 chiamato anche Cupcake. A partire da questa versione Google prenderà l’abitudine di assegnare ad ogni versione del suo sistema operativo il nome di un dolce, procedendo in ordine alfabetico. Farà anche allestire delle statue nel cortile del suo quartier generale per celebrare il rilascio di ogni versione. Cupcake presenta delle novità sostanziali per Android. Oltre alla già citata tastiera virtuale dà la possibilità di scattare foto e registrare filmati caricandoli direttamente su Picasa o Youtube, introduce il riconoscimento vocale, migliorava i widget e le animazioni tra le schermate. Fornisce le API per lo sfruttamento dell’accelerometro e il Bluetooth stereo.

Samsung Galaxy i7500

T-Mobile G1 geht am 2. Februar 2009 in Deutschland an den Start

Il primo smartphone Android non prodotto da HTC ad uscire sul mercato è stato il Samsung Galaxy i7500. Anche su questo terminale girava su Android 1.5 e aveva:

  • Display AMOLED da 3,2 pollici;
  • Fotocamera da 5 Megapixel;
  • Memoria 8 GB espandibile con MicroSD fino a 32 GB;
  • CPU ARM11 528 MHz + DSP 256 MHz.

Scompare la trackball presente nei due telefoni precedenti, sostituita da un pad a 5 direzioni. Da allora abbiamo assistito ad una vera invasione di telefoni Android di tutte le marche, forme e dimensioni. Molti di questi dispositivi sono in vendita solo in determinate nazioni e non raggiungono i mercati esteri.

Android 1.6 Donut

Copia di Android

Nel settembre del 2009 viene rilasciato Android 1.6 Donut. Si tratta di una release minore che migliora la funzione integrata di ricerca rendendola trasversale ed estendendola a tutti i dati del terminale. Su Donut viene migliorata inoltre la velocità della fotocamera e della videocamera ed aggiornata l’interfaccia della galleria e dell’app store Android Market.

Android 2.0/2.1 Eclair

Copia di Android

Nel novembre del 2009 viene rilasciato Android 2.0 Eclair. Si tratta di un aggiornamento importante per il sistema operativo di Google, il quale permette l’integrazione dei contatti con Facebook e Twitter. Le immagini dei contatti vengono prese direttamente da Facebook e cliccandoci sopra appare un piccolo menù che presenta tutti i modi in cui possiamo contattare la persona. Nella fotocamera troviamo zoom digitale, scene mode, bilanciamento del bianco, effetto sui colori e macro focus. La tastiera virtuale diventa multitouch e con un dizionario più ricco. Il browser permette lo zoom con il doppio tap ed è garantita la piena adesione allo standard HTML5. Finalmente arrivano le API per utilizzare direttamente il Bluetooth all’interno delle applicazioni. Fa la sua comparsa Google Navigator, il navigatore satellitare turn by turn integrato in Google Maps. Ed ancora: supporto alla sincronizzazione di account multipli gmail; supporto ad altre dimensioni dello schermo e supporto ad Exchange. Vengono introdotti i live wallpaper.

Motorola Milestone

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Il primo telefono ad uscire con installato Android 2.0 Eclair è stato il Motorola Milestone, nome europeo del Motorola Droid, composto da:

  • Display moultitouch 3.7 pollici;
  • CPU CORTEX A8 550 MHz;
  • Fotocamera da 5 Megapixel;
  • Memoria 256 MB interna, 16 GB espandibile;
  • Connettività USB 2.0, Bluetooth 2.1.

Si tratta del primo telefono Android che ha potuto beneficiare di una campagna marketing massiccia negli Stati Uniti. Dopo qualche mese verrà rilasciato un aggiornamento minore ad Android 2.1 che manterrà il nome Eclair, trattandosi di una minor release.

Il debutto del Google Nexus One

Abbildung-21Nel gennaio del 2010 vede la comparsa negli USA del Nexus One, il primo telefono alla cui realizzazione Google abbia partecipato direttamente. Si tratta di un terminale SIM-free, indipendente dai vari operatori telefonici. La stessa Google ha provato a venderlo direttamente dall’interno del proprio sito Internet, scavalcando sia gli operatori che i rivenditori fisici come in sostanza avviene in Europa, ma l’operazione non ha funzionato trattandosi di una novità assoluta per il mercato statunitense. Tecniche di vendita a parte, il Nexus One è un terminale di svolta. Google lo indica come telefono di riferimento per gli sviluppatori, fornendolo anche in regalo durante il suo Bootcamp I/O. Il Nexus One presentava:

  • Processore Snapdragon da 1 GHz;
  • 512 MB di RAM;
  • Memoria esterna Micro SD espandibile fino a 32GB;
  • Fotocamera da 5 Megapixel con flash;
  • Schermo AMOLED (successivamente sostituito con un analogo Super LCD) da 3,7 pollici touch-screen capacitivo multi-touch;
  • A-GPS;
  • Bussola digitale;
  • Connessione Bluetooth 2.1 EPR e A2DP per cuffie bluetooth.

L’obiettivo primario del Nexus One rispetto ai precedenti modelli non è solamente l’aggiornamento in se, ma bensì portare lo standard dell’hardware abbinato ad Android ad un livello molto elevato. In questo riesce nel suo intento.

Android 2.2 Froyo

Copia di Android

Il 20 maggio 2010 esce l’aggiornamento a Android 2.2 Froyo. Grazie ad un nuovo compilatore Dalvik JIT si riescono ad ottenere prestazioni circa 7 volte superiori rispetto a quelli di Android 2.1 Eclair: i programmi si aprono più velocemente e il sistema è molto più fluido. Grazie all’Engine V8 Javascript, lo stesso di Chrome, la navigazione internet è fulminea. Viene introdotto il tethering Wi-Fi e USB che trasformano gli smartphone in hotspot mobili che condividono la connessione con altri dispositivi. Le applicazioni del Market hanno la possibilità di aggiornarsi automaticamente (auto-update) e adesso possono essere installate sulla memoria card per risparmiare la memoria interna. C’è il pieno supporto ad Adobe Flash Player per tutti i siti internet che ne fanno uso. La tastiera virtuale supporta più lingue indipendentemente da quella impostata nel terminale. Viene introdotta la funzione send to phone per inviare contenuti dal browser del PC direttamente allo smartphone.

Android 2.3 Gingerbread

Copia di Android

Nel dicembre del 2010 viene introdotto Android 2.3 Gingerbread. Il primo telefono a farne uso è il secondo esponente della famiglia Nexus, il Samsung Nexus S. Alcune ottimizzazioni del codice rendono Gingerbread ancora più veloce. Oltre ad un generale restyling dell’interfaccia troviamo il supporto alla tecnologia Near Field Communication (NFC) sia in lettura che in scrittura. La tastiera virtuale è stata ridisegnata risultando molto più veloce; il meccanismo del copia e incolla è reso più agevole e i giochi possono sfruttare nuovi driver che migliorano l’accelerazione hardware. Il supporto alle telefonate via internet viene integrato nel sistema tramite i protocolli SIP e VOIP.

Samsung Nexus S

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Il Nexus S è stato accolto con un po’ di scetticismo perché, a differenza del Nexus One, non ha presentato nessuna rivoluzione hardware clamorosa puntando invece sulla massima ottimizzazione con il software. La presenza di un processore dual-core sul nuovo terminale di riferimento per gli sviluppatori non sarebbe stata giustificata, in quanto Gingerbread non lo supporta. Gingerbread è stato caratterizzato dal rilascio di numerose versioni intermedie minori, come la 2.3.5 che dovrebbe essere l’ultima resa disponibile in ordine di tempo.

Android 3.0/3.1/3.2 Honeycomb

Copia di Android

Nel gennaio del 2011 Google ha lanciato Android 3.0 Honeycomb, un sistema operativo sviluppato appositamente per i tablet. Nel settembre del 2010 Samsung aveva creato il suo primo tablet, il Samsung Galaxy Tab, che però montava Android 2.2 Froyo chiaramente non ottimizzato per dispositivi del genere. Il primo dispositivo a montare Android 3.0 Honeycomb è stato il Motorola XOOM, messo in vendita negli Stati Uniti il 22 febbraio 2011. Questa nuova versione del sistema operativo mette al bando ogni tasto fisico, sostituendoli con tre tasti virtuali presenti nell’angolo in basso a sinista a prescindere dall’orientamento del tablet.

Durante la conferenza Google I/O 2011, che si è tenuta all’inizio di maggio del 2011, è stato annunciato l’aggiornamento di Android Honeycomb alla versione 3.1. L’aggiornamento non introduce nuovi elementi ma migliora diversi aspetti caratteristici di questo sistema operativo per tablet. Il primo miglioramento riguarda il task switcher che gestisce il multitasking: prima limitato alle ultime 5 applicazioni, adesso mostra tutte le ultime applicazioni aperte. Alcune applicazioni saranno ancora aperte, altre potranno essere state chiuse ma verranno riaperte immediatamente nel caso fossero selezionate. Il sistema provvederà automaticamente a gestire la memoria disponibile così che l’utente non si vedrà mai costretto a forzare la chiusura di un’applicazione. Il secondo miglioramento riguarda i widget a scorrimento introdotti con Android Honeycomb, che adesso potranno essere ridimensionati a piacere per mostrare un maggior quantitativo di dati senza dover aprire l’applicazione vera e propria. Il terzo miglioramento riguarda le porte USB dei tablet che adesso Android gestirà nativamente come USB Host, così da poter gestire un gran numero di periferiche come tastiere, mouse, fotocamere e controller di gioco.

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Dopo la rivelazione dei primi dettagli su Android 3.2 Honeycomb, si è poi saputo con maggiore precisione che questa nuova release, annunciata a brevissima distanza dal rilascio della precedente Android 3.1, di fatto ottimizza le prestazioni di Android sui tablet con display da 7 pollici, introducendo al contempo il supporto per i processori Qualcomm, che cercano di imporsi come rivali delle CPU NVIDIA Tegra 2, attualmente le più utilizzate sui tablet Android. Questa versione incrementale aggiunge inoltre nuove funzionalità per utenti e sviluppatori, come il supporto per una più vasta gamma di risoluzioni per i display e per il caricamento di contenuti multimediali dalle memory card, una nuova modalità Smart Zoom (o “zoom-to-fill”) per eseguire le app sempre a schermo intero e nuove API per lo schermo, specifiche per gestire in modo più preciso l’interfaccia utente.

Il multitasking adesso sfrutta delle immagini di anteprima delle applicazioni aperte e il sistema delle notifiche è stato ulteriormente migiorato spostandolo nell’angolo in basso a destra. Sono stati rivisti anche i widget che sfruttando il maggiore spazio a disposizione riescono a mostrare la maggior parte delle informazioni utili senza dover aprire l’applicazione. È stato implementato il supporto nativo alle videochiamate, all’accelerazione grafica hardware e ai processori multi-core. Molte applicazioni sono state ridisegnate, come pure il Market. In alto a destra è presente una barra delle azioni dinamica il cui contenuto cambia in base all’applicazione che si sta utilizzando.

Android 4.0 Ice Cream Sandwich

Copia di Android

Nel corso della stessa conferenza di Android 3.2 Honeycomb, era stato annunciato il nome della successiva versione del sistema operativo di Google: Android Ice Cream Sandwich. Il nuovo OS erediterà le caratteristiche migliori di Android Honeycomb: l’interfaccia utente olografica, il launcher, l’interfaccia del multitasking, i widget arricchiti e le applicazioni avanzate. Anche la action bar saprà adattarsi allo spazio disponibile del display dei nuovi terminali. L’atteso annuncio ufficiale di Android 4.0 ICS è poi stato dato da Google il 19 ottobre 2011 in occasione di un evento svoltosi a Hong Kong, durante cui è stata presentata la nuova versione di Android (la 4.0.1) ma anche il primo modello di smartphone su cui avrebbe debuttato: il Samsung Galaxy Nexus, un telefono realizzato per Google dal colosso sudcoreano precedentemente conosciuto come Nexus Prime.

T-Mobile G1 geht am 2. Februar 2009 in Deutschland an den Start

Numerose sono le novità presenti su Android 4.0 tra cui numerose ottimizzazioni all’esperienza d’uso con un’interfaccia che unisce le migliori caratteristiche di Honeycomb e Gingerbread, dotata di supporto per l’accelerazione hardware, e adatta alcune caratteristiche, come l’area di notifica, ai display di diversa grandezza. Migliorie sono state apportate anche alla fotocamera ed al comparto video ed alla parte social” della piattaforma promossa di Google, alla sicurezza (con la funzione “Face Unlock” che sblocca il telefono solo se riconosce il viso del proprietario). Su Ice Cream Sandwich debuttano inoltre le funzioni Android Beam, per lo scambio a corto raggio di informazioni per contatto, i widget ridimensionabili (caratteristica già presente su Android 3.1 per tablet ma ora disponibile su smartphone) ed il supporto Wi-Fi Direct. Al rilascio di Android 4.0.1 è poi seguito quello di Android 4.0.2 e di Android 4.0.3, avvenuto rispettivamente il 28 novembre ed il 16 dicembre 2011.

Android 4.1/4.2 Jelly Bean

Copia di Android

Durante la prima giornata della conferenza Google I/O 2012 è stato presentato Android 4.1 Jelly Bean. Sviluppato partendo da Ice Cream Sandwich l’intento principale è quello di rendere il sistema operativo molto più fluido e veloce combattendo qualsiasi rallentamento. Questo intento si è conretizzato all’interno del cosiddetto Project Butter che prevede: triplo buffering delle immagini, CPU input boost per risvegliare all’istante il processore a piena potenza quando si verifica un’interazione e la predizione di dove avverrà il prossimo tocco delle nostre dita per limare anche i millisecondo. Le modifiche più grandi riguardano le notifiche, che subiscono cambiamenti sia visivi che funzionali. Le notifiche adesso si potranno espandere usando due dita per rivelare un quantitativo maggiore di informazioni come il testo di un messaggio o un’immagine. Sarà possibile attivare delle funzioni contestuali alle notifiche, per esempio commentando un post su Google+ fa richiamare un numero nel caso di una chiamata persa.

In ambito multimediale è stata introdotta la possibilità di visualizzare immediatamente le foto scattate direttamente all’interno dell’applicazione della fotocamera. E’ stato migliorato il dizionario predittivo della tastiera standard ed è stato aggiunto il supporto a 18 nuove lingue tra cui quelle con senso di scrittura da destra verso sinistra come l’arabo o l’ebraico. Sulle schermate è possibile notare il riassemblamento automatico degli elementi già presenti per fare posto a nuovi widget e la possibilità per questi ultimi di essere ridimensionati automaticamente a seconda dello spazio disponibile. Il processo di dettatura vocale adesso funziona anche offline in assenza di connessione internet. Android Beam permette l’accoppiamento automatico con i dispositivi Bluetooth supportati e permette di trasferire files più velocemente tra i dispositivi proprio tramite Bluetooth.

Le funzioni di ricerca sono state rese ancora più potenti. Sfruttando la tecnologia del Knowledge Graph di Google, Jelly Bean è in grado di fornire risposte di senso compiuto alle domande degli utenti oltre ai classici risultati di ricerca. Jelly Bean non si accontenta di rispondere alle domande che gli vengono poste ma le anticipa grazie a Google Now: sfruttando i dati della nostra cronologia di ricerca, la nostra posizione e gli impegni segnati su Google Calendar compariranno automaticamente delle schede con informazioni utili al contesto in cui ci troviamo: per esempio risultati sportivi della nostra squadra preferita, percorsi alternativi per evitare il traffico verso il lavoro, ritardi sul volo che dobbiamo prendere e conversione della valuta, fuso orario casalingo e traduttore se ci troviamo all’estero. Tutto automaticamente senza la necessità di effettuare la ricerca manualmente.

Nexus 7

T-Mobile G1 geht am 2. Februar 2009 in Deutschland an den Start

Durante la prima giornata del Google I/O 2012 è stato presentato anche Nexus 7, un tablet da 7 pollici prodotto da ASUS per Google e il primo dispositivo a uscire nativamente con Android 4.1 Jelly Bean. Questo tablet si pone come strumento hardware perfetto per la fruizione dei contenuti di Google Play Store e accompagna l’introduzione in quest’ultimo delle nuove categorie per le riviste, le serie TV e i film in vendita oltre che a noleggio. L’interfaccia di Android Jelly Bean su Nexus 7 ha molti più elementi in comune con gli smartphone piuttosto che con quella tipica dei tablet che si era vista da Honeycomb in poi.

Android 4.2 Jelly Bean è stato lanciato alla fine di ottobre 2012 e rappresenta un’evoluzione rispetto alla precedente, tanto che il nome in codice rimane inalterato. L’evento di lancio previsto è stato annullato a causa dell’uragano Sandy che si è abbattuto su New York per cui le novità sono state pubblicizzate solo sui siti ufficiali e tramite interviste a giornali online americani. La novità più appariscente si trova senza dubbio nei comandi della fotocamera, totalmente ridisegnati. I controlli non si trovano più in sovraimpressione ai lati dell’inquadratura ma appaiono in un nuovo menu circolare solo quando teniamo premuto il dito contro un punto qualsiasi dello schermo, come mostrato dall’immagine sovrastante. Se questo consente la gestione rapida dei controlli con una sola mano, l’adozione del pinch to zoom per gestire lo zoom della fotocamera richiede uno sforzo maggiore rispetto al passato.

La seconda novità apportata alla fotocamera riguarda l’introduzione della modalità Photo Sphere che ci guiderà nella creazione di un’immagine sferica composta da numerose foto attigue con risultati simili a quanto sperimentabile in Google Street View. Altre modifiche riguardano l’aggiunta della possibilità di scorrere con il dito sulla tastiera per comporre i testi, come avviene con l’applicazione Swype e l’aggiunta della funzionalità Daydream che permette di visualizzare numerosi tipi di immagini o contenuti quando il terminale è collegato all’alimentazione o posizionato in un dock compatibile. L’innovativo ed esclusivo servizio Google Now è stato arricchito con nuove schede oltre ad avere accesso al contenuto delle nostre caselle Gmail in modo da poter, per esempio, generare automaticamente delle schede con i dati di conferma di voli e alberghi.

Il sistema delle notifiche è stato arricchito e differenziato. Oltre alle normali notifiche è stata introdotta una seconda tendina contenente il nostro account e i comandi usati più di frequente, come la regolazione della luminosità o la gestione del Wi-Fi. Negli smartphone si accede alla seconda tendina tramite un tasto posto all’ancolo in alto a destra della normale tendina; nei tablet invece sono state separate: tirando giù la tendina nella metà sinistra dello schermo avremo quella tradizionale, nella metà destra avremo la nuova tendina con i comandi veloci e l’accesso alle impostazioni generali. Per i tablet è stata inoltre prevista la possibilità di impostare account secondari multipli, ognuno con sfondi applicazioni e contenuti e impostazioni separati. L’account principale deciderà a quali elementi potranno avere accesso i vari account secondari. L’ultima novità è probabilmente la più controversa e riguarda la possibilità di inserire widget nella schermata di sblocco del terminale, così da poter consultare delle informazioni.

Nexus Q

Copia di Android

Nel corso della conferenza è stato presentato un altro dispositivo hardware, questa volta pensato per l’utilizzo nei nostri salotti: il Nexus Q. Si tratta di un dispositivo votato allo streaming sociale che si collega tramite cavo HDMI al nostro televisore o tramite collegamento ottico o digitale al nostro impianto stereo per trasmettere in streaming musica, film o video da Youtube prelevandoli direttamente dal nostro account Google. Nexus Q è comandato direttamente tramite smartphone o tablet Android e ogni persona nella stanza può aggiungere nuovi contenuti multimediali alla coda di riproduzione prendendoli dal proprio account Google.

Nexus 4 e Nexus 10

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Oltre alle novità software insieme ad Android 4.2 Jelly Bean sono stati lanciati due nuovi terminali della famigia Nexus: lo smartphone Nexus 4 prodotto da LG Electronics e il tablet Nexus 10 prodotto da Samsung.

Il primo è caratterizzato da:

  • Display da 4,7 pollici WXGA True HD IPS Plus con risoluzione di 1280×768 pixels;
  • Processore quad core Qualcomm Snapdragon S4 Pro da 1.5 GHz;
  • 2 GB di RAM;
  • Fotocamera posteriore da 8 Megapixel, fotocamera anteriore da 1.3 Megapixel;
  • Batteria non rimovibile da 2100 mAh e 139 grammi di peso.

Il secondo invece possiede:

  • Display da 10 pollici PLS con risoluzione di 2560×1600 pixel protetto da Gorilla Glass 2;
  • Un processore dual core ARM Cortex A15 accompagnato da una GPU quad core Mali T604;
  • 2 GB di RAM;
  • Fotocamera posteriore da 5 Megapixel e una anteriore da 1,9 Megapixel;
  • Batteria è da 9000 mAh e il peso di soli 604 grammi.

L’addio del creatore, Andy Rubin

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Nel marzo 2013 Larry Page annuncia che Andy Rubin, padre fondatore del sistema operativo, ha lasciato la presidenza di Android per dedicarsi ad altri progetti di Google. Viene rimpiazzato da Sundar Pichai.

Il nuovo Nexus 7 e Android 4.3

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Android 4.3 è stato presentato in concomitanza con il lancio della seconda versione del tablet Nexus 7, costruito anche questa volta da ASUS. Si tratta un tablet migliorato sotto tutti i punti di vista:

  • Schermo IPS ad alta risoluzione 1920×1200 pixel e 323 PPI;
  • processore quad core Snapdragon S4 Pro da 1.5 GHz;
  • 2 GB di RAM;
  • WiFi dual band, Bluetooth 4.0, NFC, HDMI out, ricarica wireless e in alcune varianti collegamento 4G LTE.

Android 4.3 migliora la gestione degli account multipli per i tablet introdotti su Android 4.2 permettendo di decidere a cosa possono avere accesso gli account secondari e nascondendo tutto il resto. In questo modo per esempio non si correrà il rischio di vedersi addebitare acquisti effettuati dagli “ospiti” siano essi figli, amici o clienti. A livello visivo la nuova versione di Android è praticamente indistinguibile da Android 4.2 con la probabile esclusione del completamento automatico del dialer telefonico. Tutte le altre novità per quanto importanti sono nascoste alla vista, come il supporto al Bluetooth 4.0 a basso consumo che probabilmente darà il via al boom dei dispositivi indossabili e il supporto a OpenGL ES 3.0, lo standard più recente per l’accelerazione grafica 3D che servirà a migliorare notevolmente la grafica dei giochi.

E proprio i giochi sono uno dei settori su cui Google sta puntando molto di recente. Durante la conferenza Google I/O 2013 era stato introdotto Google Play Games services, una piattaforna per gestire il salvataggio via cloud, un sistema di achievement, una classifica sia locale che mondiale e un’infrastruttura per gestire le partite multiplayer. Con Android 4.3 fa la sua comparsa l’applicazione Google Play Games che raccoglie in un unico hub i nostri giochi e i nostri contatti Google+ per avere sotto controllo tutto ciò che riguarda le nostre esperienze ludiche. Android 4.3 introduce anche tutta una serie di altre novità minori come la possibilità di accendere il WiFi per favorire la geolocalizzazione solo per un breve periodo di tempo, spegnendolo subito dopo; una maggiore reattività dei comandi; una procedura per il setup iniziale più semplice; una procedura per il cambio utente più veloce e una migiorata esperienza per il salvaschermo Daydream.

Android 4.4 KitKat

Android

Arriviamo finalmente ai giorni nostri con i nuovo Android 4.4 KItKat, rilasciato ufficialmente il 31 ottobre scorso, tanto chiacchierato e definito con il nome di Key Lime Pie nel corso dell’estate precedente. Con questo nuovo aggiornamento viene rinnovata l’interfaccia grafica (Navbar e Status bar trasparenti per sfruttare meglio tutto lo spazio dello schermo) e introdotto il full screen completo. Hangouts è diventato il client ufficiale per SMS e MMS, introdotte nuove funzioni di chiamata, aggiunta la possibilità di catturare video in MP4 di ciò che avviene sullo schermo, aggiunto il supporto nativo alla stampa di foto, documenti e pagine web verso Google Cloud Print, HP ePrint, e altre stampanti compatibili. Aggiunta una nuova voce dedicata alla Home nelle impostazioni per lo switch tra launcher. Aggiunte le emoji alla tastiera di Google. Rinnovata l’app Download, con opzioni per l’ordinamento e la visualizzazione. Supporto per 3 nuovi tipi di sensore (vettore di rotazione geomagnetica, rilevatore e contatore di passi) e aggiunta la funziona contapassi. Diminuito il consumo di batteria durante la riproduzione audio. Ottimizzato il funzionamento del sistema sui dispositivi con poca RAM (anche con soli 512 MB)

Nexus 5

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Insieme al nuovo sistema operativo viene introdotto anche il dispositivo top gamma della società di Mountain View, ovviamente con la collaborazione di LG, che per il secondo anno consecutivo si conferma all’altezza delle aspettative. Questo nuovo Nexus 5 è il primo al mondo ad essere venduto con Android 4.4 KitKat preinstallato. Il dispositivo monta uno schermo da 5 pollici 1080p (1920 x 1080 px), processore Qualcomm Snapdragon 800 da 2,3 GHz e 2 GB di RAM.

In conclusione

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Android è ormai divenuto grande e forte, capace di spaventare la concorrenza, come Apple iOS, Microsoft Windows Phone e BlackBerry 10 OS, grazie anche ai molteplici dispositivi che lo ospitano. Questa è stata la vera arma di Google contro i propri nemici: essere ovunque e con chiunque, anche negli angoli meno visitati del mercato informatico. Infatti Android possiamo trovarlo in dispositivi dal costo di 15/20 euro, fino ad arrivare a oltre 1000 euro. L’evoluzione dell’OS targato Google è sicuramente molto frastagliata e ricca di colpi di scena, completamente al contrario degli avversari. I dietro front sulle scelte sono state molteplici, ma per colpa di tale strategia anche le critiche non sono mancate.

Non sappiamo come proseguirà la storia di Android, alcuni pensano possa diventare, col tempo, sempre più chiuso e in stile iOS, mentre altri pensano che Google non abbia la minima intenzione di renderlo chiuso, bensì di aprirlo ancor di più e renderlo sempre più personalizzabile e con una propria e definita identità; ma forse il modo migliore per scoprirlo sarà continuare a seguire la storia.

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