Il “non-business” su Facebook: consigli per l’uso

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Innumerevoli articoli e studi si sono concentrati sulle conseguenze psicologiche negative di Facebook. Essi comprendono risultati svariati, dalla depressione e patologie annesse fino a problemi di relazione. Non c’è rimasto quindi da chiedersi se questi fenomeni hanno una qualche valenza anche per le aziende di oggi. Per lavoro si può arrivare a spendere troppo tempo su Facebook? E quali sono alcune delle conseguenze negative? Capiamo perché non bisogna contare troppo su Facebook per i nostri guadagni.

1. Si abbassa la produttività dei dipendenti

Da quando il social networking fa la sua comparsa anche sul posto di lavoro la più grande paura dei datori di lavoro é sempre stata il tempo sprecato a lavoro. I livelli di produttività si potrebbero ridurre di molto se i dipendenti trascorrono troppo tempo sul Facebook.

Ma Facebook può anche essere un’enorme spreco di risorse, anche quando i dipendenti lo utilizzano per scopi commerciali. Questo perché Facebook non è un relax: coltivare una comunità, moderare discussioni, rispondere al feedback e altre attività sul social richiedono un impegno costante e un forte dispendio di energie.

Considerando poi che le risorse sono perennemente limitate, quelle utilizzate per Facebook devono essere sottratte da altre attività (lavorative e non). Senza obiettivi espliciti, Facebook può facilmente diventare un enorme spreco di tempo, sottraendo risorse importanti da altri campi commerciali, vendite o priorità di servizio al cliente.

2. Incoraggia confronti iniqui

Un recente studio condotto presso l’Università del Michigan ha scoperto che l’uso di Facebook porta pian piano ad un calo della felicità e del grado di soddisfazione negli adulti. Secondo il co-autore della ricerca John Jonides quando siamo su siti come Facebook e leggiamo cosa fanno gli altri, indirettamente ingaggiamo con loro un confronto sociale su quello che noi stiamo facendo, pensando magari che la nostra vita non é eccitante o ricca come quella raccontata nei post.

Allo stesso modo fanno piccole imprese, in particolare le neo-nascenti, quando lanciano le loro campagne promozionali: si sentono intimidite e scoraggiate dalla presenza su Facebook delle grandi marche (Pepsi, Pampers, Starbucks, Virgin) e della loro enorme propaganda. L’enorme pressione generata debilita le piccole imprese e ciò ha almeno due conseguenze drastiche: o spenderanno moltissimo tempo su Facebook sperando di arrivare ai livelli dei top brand sacrificando così risorse destinate al business vero e proprio oppure possono finire per concentrasi su obiettivi sbagliati su Facebook come raggiungere più fan possibili per superare i grandi competitor.

3. Un successo difficile da misurare

La vera domanda è, come si misura il valore dei tuoi fan di Facebook? Quanti fan hai bisogno per creare un nuovo cliente o vendita? Se non avete un modo per dimostrare che la suddetta pagina Facebook sta fruttando denaro si può correre il rischio di sprecare ingenti quantità di risorse qui invece di concentrare i vostri sforzi altrove. La misura del successosu Facebook corrisponde, per molte aziende, ad un numero sempre maggiore di “like” o di fan, ciò rende la cura della propria pagina una frenetica corsa per ammassare più “mi piace” rispetto alla concorrenza attraverso diversi meccanismi di marketing.  Sarà veramente così?

Analizziamo brevemente la situazione. La strategia messa in atto da molte aziende consiste nell’offrire sconti o privilegi agli utenti in cambio di un “like” e questa può sembrare l’esca più efficace, ma la realtà é un’altra. Come molti di voi avranno fatto, mettere “mi piace” ad un prodotto non equivale a dire che lo comprerò ma solo che l’ho apprezzato e probabilmente domani me ne sarò già scordato: é un’azione compiuta in un contesto particolare e con forte leggerezza, non si può pensare che si trasformi sempre in un profitto. Sappiate che solo un piccolissima percentuale dei prodotti pubblicizzati sul web ha un seguito reale, la strategia corretta potrebbe essere un’altra.

4. Nessun collegamento diretto con le vendite

Ricollegandoci al discorso qui sopra, Facebook può essere un canale ideale per pubblicizzare o far conoscere un prodotto senza spendere un patrimonio ma il risultato é ovviamente proporzionato. Facebook non é un negozio ma una vetrina e le pubblicità non si traducono necessariamente in vendite, almeno non nell’immediato presente.

Uno studio di Forrester del 2012 ha analizzato circa 77.000 transazioni online nel corso di un periodo di due settimane e ha scoperto che meno dell’1% delle transazioni si ricollega ai social media (rispetto al 40% di una ricerca organica o a pagamento, e il 30% dal commercio scatenato da e-mail). I social sono forse lo strumento meno adatto, se usati da soli o troppo, per avere un guadagno e vendere un prodotto.

Se ancora non siete convinti di questo limite, considerate che il numero di rivenditori degli Stati Uniti con “casse Facebook” abilitate sono crollati dal 63% nel 4° trimestre 2011 ed ancora  del 6% nel 4° trimestre 2012. Insomma, al contrario di quanto si pensi, le persone sono diffidenti a comprare prodotti sul web, si informano tramite quest’ultimo sui prodotti ma raramente comprano. Anche in questo caso Facebook é più adatto alle relazione che alla compravendita; un’imprenditore deve investire di più in quelle attività che hanno un collegamento più diretto con le vendite di fondo.

5. Non c’è alcuna connessione umana

Coinvolgere via email o Facebook gli utenti é completamente differente da parlarci di persona. Una conversazione one-to-one crea connessioni più profonde nonché uno scambio più dettagliato delle idee ma il rischio per le aziende rimane: pensare erroneamente che Facebook sia l’unica o quanto meno la più efficace interazione possibile con il cliente. Facebook e Twitter sono ottimi punti di contatto iniziali per l’assistenza clienti, ma niente è meglio delle conversazioni dialogiche.

Infine, siate realistici

Quest’analisi non vuol dire, paradossalmente, che le aziende dovrebbero lasciare i social network come Facebook, vuole solo screditare e sradicare la malsana idea del “guadagno semplice e veloce” sul web. Occorre essere realisti circa i potenziali rendimenti derivanti dall’utilizzo di Facebook nel business e investire risorse in base alle proprie possibilità e non solo perché tutti gli altri lo fanno, perché magari tutti gli altri stanno sbagliando!!

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