Il futuro della musica sarà lo streaming

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L’abitudine di essere sempre connessi ha fatto nascere il cloud, che adesso si usa non solo per condividere documenti ma anche per ascoltare la musica, sotto il nome di streaming. Sono molti quelli che vedono il futuro dell’industria discografica proprio nello streaming, anche se ci sono ancora dei limiti.

Le etichette discografiche detengono i diritti delle canzoni e spesso non concedono gli stessi diritti per lo streaming in tutti i Paesi. Ad esempio è possibile che un utente che si trova in Inghilterra abbia a disposizione più brani di uno che si trova in Italia, nonostante i due pagano la stessa cifra per il loro abbonamento. Il nuovo servizio iTunes Radio che arriverà in autunno con iOS 7, sarà disponibile inizialmente soltanto negli Stati Uniti perché i proprietari dei diritti non hanno ancora concesso ad Apple di diffondere il servizio negli altri Stati.

Un’altro problema dei servizi di streaming, stavolta contro gli artisti, è quello che i guadagni sono molto bassi; Tim Westergren, fondatore di Pandora, ha dichiarato che per 1 milione di ascolti di un brano, vengono pagati circa $1,370 ai proprietari dei diritti. Questo significa che i piccoli artisti che non arrivano certo al milioni di ascolti, hanno davvero guadagni penosi.

Sempre più spesso la gente ascolta la musica in giro, sfruttando una connessione dati cellulare. Può capitare però che, magari mentre si è in viaggio, si attraversano aree in cui la copertura internet è assente ed è quindi impossibile ascoltare la musica. Per andare incontro a questo problema molti servizi di streaming danno la possibilità di salvare i brani sul dispositivo per l’ascolto offline, ma ovviamente non si hanno a disposizione tutti i 20 milioni di brani per cui si paga.

Comunque di sicuro col tempo questi problemi si sistemeranno e i servizi di streaming saranno sempre più diffusi e utilizzati dalle persone, dando un freno alla pirateria.

fonte | iMore

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