Parte la Bundesliga 2013/2014. Ecco come si presenta al via

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Il match in programma nella serata di venerdì 9 agosto, come da tradizione, tra la prima della classe della scorsa stagione, il Bayern Monaco e il Borussia Mönchengladbach, una classica d’altri tempi quando entrambe negli anni ’70 dominavano in Germania e in Europa, apre la nuova saison di Bundesliga 2013-2014. A seguire le altre partite che si disputeranno nel week-end tra sabato e domenica con la sfida tardopomeridiana già interessantissima tra Schalke 04 e Amburgo a chiudere la prima giornata.

Inutile dire che anche per quest’anno, in una Bundes che si sta sempre più “ispanizzando”, non ce n’è per nessuno e il campionato tedesco sarà un’ennesima inesorabile “corsa a due cavalli” con Bayern Monaco e Borussia Dortmund spanne e spanne avanti alle altre contendenti. Un duopolio dunque difficilmente spodestabile che ha stabilito una distanza difficilmente colmabile considerando complessivamente le due superpotenze teutoniche (rose, individualità, gioco, staff, società), visto anche il generale stato delle cose delle altre squadre nel loro percorso di avvicinamento (preparazione, amichevoli, etc.) a questa nuova annata. 

Il Bayern Monaco parte da inevitabile favorito, avendo vinto tutto lo scorso anno. Però, come noto, qualcosa con Guardiola alla guida del club da neanche due mesi è cambiato, o sta cambiando e non possiamo prevedere gli effetti di questa mutazione. La “piccola rivoluzione” in atto nel Bayern potrebbe rivelarsi invece una trasformazione importante considerando la metamorfosi tattica che sembra aver seguito una deriva “catalana” con un reparto offensivo improntato su un quadrilatero senza punte di ruolo e per di più, estremamente motile e cangiante. Gomez è partito senza rimpiazzi per Firenze (l’affaire Lewandowski è ben al di là dall’essere risolto) e Mandzukic rappresenta l’unica “variante a punte forti” possibile. Tre gli elementi impareggiabilmente decisivi di questo club: rosa con “pezzi di ricambio” di altissima qualità, individualità dalla classe sopraffina e Guardiola, che è pur sempre Guardiola.

La Supercoppa di Germania ha già fatto capire che il Borussia Dortmund non ha nessuna intenzione di stare lì a guardare i successi degli eterni rivali senza fare niente. Götze è passato all’altra sponda e Lewandowski ha solo una leggerissima gastroenterite per come è stato gestito il suo annunciato non passaggio in Baviera, curabile con gol, risultati e titoli da mettere in bacheca, nulla insomma che possa venire a mancare al polacco di Dortmund. Mkhitaryan, sfortunato (per l’infortunio alla caviglia) e felice, non solo può riequilibrare la dipartita di Götze ma è uno di quei giocatori-monstre in grado di far compiere balzi qualitativi significativi alla squadra. Aubameyang invece è la ciliegina su una torta tatticamente e tecnicamente già squisita. Klopp in sostanza si ritrova tra le mani la stessa macchina collaudata per vincere degli ultimi 4-5 anni, con in più una fame di rivalsa ai massimi storici.

“Arbeit macht frei”. Non si può dire, ma traslando il significato e trasferendolo dalle parti di Leverkusen fa comprendere che la società legata alla multinazionale farmaceutica delle aspirine ha la possibilità e la volontà di raggiungere e consolidare quei risultati che per ora sembrano arridere alla Baviera e alla Vestfalia. Come? Con la prerogativa che ha da sempre contraddistinto la Renania, ovvero lavoro, lavoro, lavoro. Inoltre, razionalità, investimenti mirati, strategie oculate di mercato, passi commisurati alle proprie gambe. Voeller dopo l’addio di Schürrle (una delle anime del Bayer, che ha attraversato la Manica per insediarsi nel nuovo regno di Mourinho e Abramovich), CarvajalKadlecHosogai, ha ridisegnato la squadra con innesti low cost interessanti: Cheung-Min Son in attacco, Donati in difesa e Can a centrocampo. Senza stravolgimenti, Hyypiä ha poi dato vita a un amalgama solido e compatto pronto a dare battaglia in Germania e in Europa. Sottostimare questo Bayer sarebbe un errore imperdonabile.

Nonostante acquisti di prima qualità che vanno ad aggiungersi alle fila di una squadra che sia in patria che all’estero si è guadagnata un rispetto enorme provenendo da una provincia di 260 mila abitanti, lo Schalke 04 ha affrontato un calvario propedeutico con amichevoli da incubo e un primo turno di Coppa Pokal davvero poco convincente al di là del passaggio al turno successivo. Gelsenkirchen quest’anno sogna alla grande e non ammette insuccessi, ma Jens Keller avrà un gran bel da fare nel mettere insieme tutti i pezzi giusti al posto giusto in quello che dovrebbe essere di fatto un dream-team ad alto gradiente giovanile ma che a tutt’oggi ha mostrato poco o nulla di questo incredibile potenziale. Draxler si è caricato forse di una responsabilità che ci si augura non finisca per schiacciarlo, Szalai e Clemens fanno una gran fatica ad integrarsi e il centrocampo che ancora proprio non gira. Vedremo se l’adrenalina della Bundes avrà proprietà taumaturgiche.

Ad Amburgo situazione speculare a quella di Gelsenkirchen con la piccola ma non insignificante differenza che il club ha (o dovrebbe avere) l’obbligo morale di tornare ad abitare i piani alti della classifica. Alti e bassi in pre-campionato. Acquisti discutibili: Zoua forse troppo poco per sostituire Son, e mercato davvero immobile per una realtà come l’Amburgo che ha necessità immediata di un rilancio e che invece sembra languire intorno alla stessa rosa da troppo tempo. Non che sia una squadra senza qualità e senza valore, tutt’altro, ma se si continua con la strategia dell’attendismo e il mercato non batterà altri colpi, è un Amburgo che potrebbe far fatica a trovare competitività rischiando altre sonore figuracce.

Friburgo e Eintracht Francoforte sono squadre che hanno conquistato la qualificazione europea ma che di fatto si stanno ripresentando senza rinforzi degni di nota, puntando più sulla quantità in vista di una plausibile quanto fondamentale gestione del turn-over, che sulla qualità dei propri giocatori. Le risorse economiche son quelle che sono e occorre fare come da prima regola del decalogo societario germanico di necessità virtù, ma ci sembra che fino ad ora le due società non abbiano saputo reinvestire l’iniezione di capitali offerta dall’ Europa League. Peccato.

Anche lo Stoccarda dopo l’inglorioso 12° piazzamento della scorsa stagione (salvato da una qualificazione ai preliminari di Europa League grazie alla finale di Coppa Pokal) non è che abbia letteralmente strabiliato, conducendo una campagna acquisti più direzionata a sfoltire una rosa sovrappopolata che concentrata sugli obiettivi giusti per ricalibrare una squadra molto carente nel reparto offensivo con Ibisevic e un redivivo (?) Cacau a tirar avanti la baracca. L’ex Hannover Abdellaoue potrebbe essere l’uomo della provvidenza in questa chiave. Ci si aspetta una definitiva esplosione, ma Labbadia dovrà soprattutto lavorare a livello psicologico reinstallando quella mentalità da squadra tradizionalmente coriacea e battagliera assente ormai da anni.

Per il resto, hanno sollevato stupore molto più di altri club, Hoffenheim e Norimberga anche se la seconda ha incontrato un’improvvida uscita di scena immediata al primo turno di Coppa Pokal. L’Hoffenheim dopo lo spauracchio retrocessione della scorsa stagione ha riacquistato, grazie a Gisdol, lo stato mentale giusto ritrovando gioco, coraggio e autostima, imprescindibili per affrontare nel migliore dei modi una nuova lunga stagione di Bundesliga ai livelli che più competono al club. Un pre-campionato condotto alla grandissima e trascinato dal neo-acquisto Modeste (ex Bordeaux) fa da preludio a un grande inizio di stagione. Il Norimberga, fatte le dovute proporzioni, è quello che si è mosso sinora meglio sul mercato puntando sul rinnovo anagrafico della rosa con acquisti che potrebbero rivelarsi molto importanti, a cominciare da Ginczek, riscattato dal Dortmund, vice-capocannoniere con 18 reti all’attivo nella scorsa 2. Bundesliga col St. Pauli, che ha già promesso marcature in doppia cifra per questa stagione d’esordio in Bundesliga.

Werder e Wolfsburg sono altre realtà in cerca di risultati e, soprattutto, identità dopo aver disceso una brutta china che le ha viste negli ultimi tempi tristi comprimarie in un calcio che ha riacceso finalmente riflettori importanti sul palcoscenico europeo. A Brema e a Wolfsburg hanno forse disimparato che si può essere protagonisti senza avere alle spalle società magniloquenti e capitali spaventosi. Certo, nel calcio contemporaneo, e la Germania non fa eccezione, l’economia è fondamentale, ma non sempre i più ricchi vincono. Esiste una filosofia in Germania che probabilmente è debitrice anche di esperienze come quelle di Brema e di Wolfsburg, ovvero aver collocato persone competenti nei posti giusti. Impegni e progetti che negli ultimi anni in queste due società sembrano essere venuti meno. Società che non hanno saputo più investire il loro denaro e le loro energie e che hanno avuto paura di osare. Forse Dutt saprà rifondare il Werder reinoculando motivazioni forti, ma ci si chiede ad esempio perché non abbiano tentato di riscattare con unghia e denti un giocatore fondamentale come De Bruyne. A Wolfsburg stessa musica, se non peggiore: squadra vecchia, allenatore inadeguato, sarebbe ora di svegliarsi dal sogno realizzato da Magath 4 anni fa.

Osservate speciali anche le due neo-promosse Hertha Berlino e Eintracht Braunschweig. La prima riassapora l’ingresso di una capitale europea di spessore nel calcio che conta, il Braunschweig, primo club a livello mondiale (anno 1973) a recare in petto uno sponsor (di una nota industria di liquori), centra una storica promozione dopo quasi 30 anni di assenza dal massimo campionato tedesco. Attenzione perché entrambe giocano un bel calcio e possiedono rose attrezzate per rimanere a lungo nella prima serie.

Sorprese forse poche, dunque, ai vertici di questo nuovo anno in Bundesliga alla caccia del Meisterschale, ma battaglie, rivalità assortite e spettacolo ad altissimo tasso di coinvolgimento da qui a maggio ininterrottamente, garantito.

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