SMS: la loro fine sta arrivando? Forse

1079
0
CONDIVIDI

Con l’arrivo dell’iPhone prima e di smartphone che fanno dell’accesso a internet un punto di forza dopo, gli operatori telefonici di tutto il mondo si sono visti obbligati ad offrire ai propri clienti piani dati per la navigazione a prezzi accessibili, generando un fenomeno che probabilmente nessuno si sarebbe immaginato: l‘incredibile diffusione di applicazioni per la messaggistica tramite internet.

Secondo un recente studio effettuato da Informa per il Financial Times, già nello scorso anno i messaggi scambiati ogni giorno da applicazioni web come WhatsApp, iMessage e BlackBerry Messenger hanno superato in quantità i classici messaggi SMS: questi ultimi, infatti, hanno raggiunto una quantità pari a 17,6 miliardi ogni giorno, contro i 19 miliardi ottenuti dalle app di messaggistica gratuita.

Sempre secondo Informa, nel 2014 la disparità di numeri fra le tipologie di servizio saranno ancora più nette: se i tradizionali messaggi di testo potranno raggiungere i 21 miliardi al giorno, la messaggistica gratuita potrà arrivare fino al ragguardevole traguardo di 50 miliardi al giorno, segnando ciò che potrebbe diventare un punto di svolta cruciale per la vita degli SMS.

I messaggi di testo tradizionali potrebbero quindi quanto prima essere relegati a servizi offerti dagli operatori (come, ad esempio, per le operazioni di ricarica) o da istituzioni che hanno necessità di inviare informazioni sensibili (pensiamo ad esempio alle banche, che da un paio d’anni a questa parte permettono di tenere sotto controllo i movimenti delle nostre carte di credito grazie a notifiche via SMS).

Come sempre, però, bisogna guardare questi dati con attenzione: se è vero che il numero di messaggi scambiati tramite le applicazioni di messaggistica gratuito è aumentato e continuerà ad aumentare notevolmente, è vero anche che sempre più spesso mandiamo diversi messaggi per esprimere un concetto che un tempo avremmo espresso con un solo SMS, approfittando della gratuità di questi servizi, andando a sfalsare i numeri reali.

fonte | The Next Web

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright OVERPRESS