Il DNA è il futuro della memorizzazione

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Si, il futuro della memorizzazione è un qualcosa che è stato inventato tre miliardi di anni fa, dalla natura. Come da titolo stiamo parlando del DNA. Come penso sappiate tutti la doppia elica del DNA contiene tutte le istruzioni genetiche degli umani, mentre noi siamo fino ad ora riusciti a creare archivi di massa capaci di immagazzinare dati in quantità nemmeno paragonabili, per giunta in dimensioni sicuramente più elevate. Ora, però, un gruppo di biologi europei sono riusciti a salvare in pochi nanometri: 154 sonetti di Shakespeare, il discorso del 1963 “I have a dream” di Martin Luther King, l’articolo scientifico con cui Watson e Crick nel 1953 descrissero la forma a doppia elica della molecola della vita oltre ad una foto ad alta risoluzione dell’European Bioinformatics Institute di Hinxton, in Gran Bretagna, dove si è raggiunto questo traguardo.

Questa è però solo una piccola quantità della mole di informazioni che potrebbero essere registrate.

“Sappiamo già quanto il Dna sia efficiente nel conservare informazioni. L’abbiamo estratto da resti di mammut vecchi decine di migliaia di anni e siamo riusciti a leggerlo” ha detto Nick Goldman, ovvero il capo del progetto Nature “È anche un materiale piccolo, denso, non ha bisogno di elettricità per essere conservato e può essere spedito ovunque senza difficoltà”

I file, una volta inseriti nel DNA sono stati poi recuperati attraverso più operazioni, molto complicate, che sono state possibile solamente grazie alle più avanzate tecnologie del campo. Come detto la quantità di immagazinazzione massima del DNA è molto elevata e si stima che potrebbe superare la quantità di dati equivalente a tutta la conoscenza umana, che si aggirerebbe ai 3 zettabyte (ovvero 3mila miliardi di byte). Naturalmente i vantaggi che si potrebbero avere vanno sia dal fatto che si avrebbe una quantità di spazio enorme disponibile al fatto che queste informazioni durerebbero per anni e anni senza perdere la minima qualità.

fonte | LaRepubblica

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