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Uno spazio di proprietà dove scambiare contenuti, dove collaboratori e giornalisti freelance possono proporre storie, articoli d’approfondimento, post per i blog e contenuti multimediali. La piattaforma Washington Post Talent Network, da poco messa online da uno dei giornali più importanti del mondo, sfata un tabù: anche gli editori possono costruire piattaforme social.

In questo caso i giornalisti potranno registrarsi utilizzando il loro profilo LinkedIn, così che i caporedattori possano scoprire gli interessi e le precedenti esperienze lavorative dei collaboratori. Ogni contenuto proposto verrà controllato (ma preparatevi ad aspettare anche due settimane a causa dell’elevato numero di richieste) e in caso di approvazione potrà essere pubblicato sia sull’edizione online che sul cartaceo. Ogni contenuto accettato dal Washington Post sarà, ovviamente, retribuito.

washington post talent network

L’esperimento, ideato dal premio Pulitzer e condirettore del Post Anne Kornblut e da Jeremy Gilbert, direttore delle iniziative strategiche, ha come obiettivo quello di ampliare il numero di collaboratori per riuscire a coprire un maggior numero di eventi arrivando a offrire approfondimenti da zone del mondo altrimenti difficili da raggiungere attraverso l’impiego dell’attuale forza lavoro redazionale o utilizzando collaboratori già conosciuti.

«Lo sforzo maggiore è stato costruire la piattaforma tecnologica da zero», ha detto Anne Kornblut intervistata dal NiemanLab. È stata lei a occuparsi del progetto, rendendo possibile la creazione da zero di una piattaforma che permettesse a più persone di collaborare e interagire, inviare contenuti, foto e video.

La tecnologia ha trasformato i lettori. I dispositivi mobili permettono di essere sempre informati e le redazioni hanno dovuto adeguarsi (o stanno cercando di farlo) per cercare di “stare  sul pezzo”, sacrificando spesso i contenuti di qualità. La piattaforma ideata dal Washington Post apre nuovi scenari, fornendo ai redattori un database in continua evoluzione ricco di contenuti da consultare, visionare e pubblicare.

Il cambiamento di paradigma potrebbe favorire una ricerca più veloce dell’argomento di interesse in un dato momento in una redazione. A quel punto i redattori saranno in grado di scegliere e pubblicare velocemente (o semplicemente più velocemente di quanto accada oggi) un determinato contenuto ritenuto interessante.

Basterà – assicurano al Washington Post – cercare nella piattaforma per trovare materiale interessante e pubblicabile.  In teoria, l’utilizzo di un sistema come questo offre anche più chances ai giornalisti freelance. Le possibilità di essere scelti e di vedere il proprio contenuto pubblicato online (o sul cartaceo) aumentano in base al talento e alla propria predisposizione a trovare e rendere fruibili le notizie. Non a caso la piattaforma è stata ribattezzata “Talent Network”.

Un modello di business nuovo nel mondo dell’editoria che si ispira ad altre realtà di successo come Taskrabbit e Uber. L’obiettivo, per stessa ammissione del Washington Post, è ambizioso: creare il primo sistema di reclutamento di freelance interamente gestito da un editore.

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