Guardiola: “Quello che cerco nel mio lavoro è l’amore delle persone”

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Ogni volta che apre bocca Pep Guardiola non è mai banale. Anche questa volta il tecnico del Bayern Monaco ha voluto sottolineare il suo diverso modo di intendere il calcio e la sua professione, rivelando il suo vero scopo da quando è diventato allenatore. Così a margine di un evento organizzato da Ampans per i suoi 50 anni, associazione che si occupa di persone con discapacità intellettuali, il tecnico spagnolo ha parlato alle tante persone e ai tanti giornalisti presenti aprendo il suo cuore:  “Se volete sapere veramente quello che voglio dal mio lavoro, posso dirvi che non cerco titoli” ha dichiarato il tecnico del Bayern – “Quello che cerco davvero è che le persone mi vogliano bene, però non è facile perchè a volte sei costretto a lasciare dei giocatori fuori e si arrabbiano perchè non capiscono il motivo. Altre volte fai delle scelte tattiche diverse e anche li si arrabbiano perchè non si capisce la ragione e si pensa che lo faccio perchè non gli voglio bene o non ho rispetto per loro.

Guardiola ha poi sottolineato il fatto di come una persona possa migliorare solo perchè sente amore intorno a lei, raccontando un fatto personale: “Una volta allenavo un giocatore eccezionale, che però non riusciva ad esprimersi come poteva. Così decisi di invitarlo a bere un caffè parlando di ogni lato della vita meno che di calcio. La partita successiva segnò due dei quattro gol che segnò la squadra giocando una partita favolosa. Questo perchè si sentiva speciale, si sentiva amato. E’ importante sapere cosa piace ad ognuno di noi, perchè ogni fattore della vita può influenzare le scelte e il nostro rendimento. Questo è il segreto di essere leader”. 

 Per questo motivo l’allenatore campione di Germania ha sempre sostenuto che le vittorie nella sua carriera sono state sempre merito dei suoi giocatori: “Mai ho pensato che le vittorie fossero arrivate grazie a me. certo ho pensato di aver aiutato nel raggiungimento ma poco più. Io non sono migliore di nessuno, ho solo avuto la fortuna di allenare grandi squadre con grandi giocatori”.

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