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finale champions juve

“La vittoria ha moltissimi padri, la sconfitta è sempre orfana”.

Ci sono queste parole di Keats ad accompagnare le mie righe, a raccogliere le mie riflessioni, ad indicarmi un giusto punto di vista.
Ed è una valigia più pesante quella che ho portato al ritorno dal mio viaggio a Berlino: le speranze che la riempivano nell’attesa, hanno lasciato spazio ad uno strano malessere, a qualche rimpianto e nuove consapevolezze. In una città che ovunque si è riempita di splendidi colori, ho vissuto tutte le emozioni più forti che un finale di stagione così può regalare, forse le più contrastanti della mia vita da tifosa.

La finale di Berlino è stata un punto di arrivo: culmine di una stagione già consegnata alla storia per la sua imprevedibilità, per aver quasi raggiunto la perfezione. Obiettivo inaspettato che ha preso forma lentamente, che si è avvicinato, rendendosi tangibile alla fine di un percorso fatto di sacrificio e resistenza nella conquista di un ruolo europeo che mancava da troppi anni.

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La finale di Berlino, punto di arrivo e raccolta di nuove consapevolezze: raggiungere una finale è un risultato importante, raggiungerla e perderla significa però, mancare un’occasione. Significa rafforzare una maledizione che sembra non abbandonarci più. Alimentare tabù che di fatto non dovrebbero esistere: non ho visto marziani nella notte di Berlino, ho visto uomini di grande livello, tanti, e occasioni più che ghiotte, tantissime. E’vero la Juventus è andata subito sotto, Buffon ha fatto parate strepitose, ma non c’è stata nessuna paura. C’è stata una partita, che ha cambiato il suo volto così velocemente, da far cambiare il fronte in modo inaspettato. Per quanto possa essere inaspettato però, il profumo della vittoria lo riconosci subito e ti si attacca addosso, non va più via: quell’1-1 ci ha fatto sperare e ha lasciato nella nostra mente dubbi, rimpianti che metteranno sicuramente radici. La Juve ha perso sei finali, questa, la quarta consecutiva quando si esce a testa alta contro i più forti di tutti, lascia la profonda nostalgia di qualcosa che ci mancherà, lascia però, un insuperabile orgoglio.

La finale di Berlino è quindi punto di partenza, nuova linfa: finale che è un elisir per un orgoglio tutto bianconero. La Juventus con la sua prova, ha spazzato via ogni dubbio circa il suo valore nell’elite europea e ha allungato ancora di più la distanza con le altre italiane lasciando loro solo la possibilità di gioire della sconfitta altrui. La Juventus si erge, dopo un’ottima stagione, a sola, unica, eccellenza italiana verso cui tornano a girarsi i riflettori, dopo anni di declino dei nostri club. Nuova energia per un gruppo che non ha eguali la cui solidità continua a fare la differenza, che ha guadagnato con il lavoro svolto negli ultimi cinque anni, il diritto ad un palcoscenico più grande. Lo ha fatto senza essere la più forte, ma avendo la forza di sollevarsi oltre i propri limiti. Non siamo felici, ma possiamo essere orgogliosi.

Pirlo

Berlino punto di partenza: che non sia una finale ma l’inizio di un nuovo ciclo. La sconfitta deve essere un’occasione per migliorare, leccandosi le ferite con il lavoro, aggiungendo valore dal punto di vista del gioco e della personalità. Il vantaggio è che con la Juve si parte da una base affidabile e può continuare un’opera di consolidamento con una mano pesante di mercato che dovrà rendere meno tristi gli eventuali addii, mantenere il vantaggio interno, limitare ancora di più il gap europeo.
Il segreto del successo è quello di non considerare mai compiuta una missione.

Pogba lacrime

La Juve si rialzerà grazie al suo orgoglio, grazie all’amore dei suoi tifosi, grazie ad una campagna acquisti da cui uscirà più forte. La Juve è tornata in Europa, per non rendere vano quanto di bello ha costruito in questa stagione dovrà restarci un bel po’.

Perché lo diceva sempre l’Avvocato: “Una cosa fatta bene può essere sempre fatta meglio”. Juventus… grazie!

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