ANALISI – Vai Juventus, adesso non fermarti

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Quando si rincorrono i sogni, si corre più velocemente. E non solo: si palesa il volto autentico della squadra, si mostra consapevolmente il suo valore intrinseco. Finalmente è Juventus: prima grande prestazione della stagione, prima prova decisiva superata. Con una vittoria esemplare, frutto del gruppo, la Juve entra con assoluta dignità nel club degli otto.

Una partita importante, non solo perche regala il biglietto per i quarti, ma perche restituisce alla squadra un’importanza che gli mancava anche sul piano tecnico e tattico: sono stati davvero pochi gli spazi concessi al Borussia che non ha mostreto segnali di ripresa nemmeno nel secondo tempo. Anche dal punto di vista fisico sembrano superate le prestazioni appannate dello scorso mese, tutti i movimenti sono andati in sincronismo e velocità. Sembrano quindi trovare una ragione anche lo scarso rendimento in alcune partite di campionato, in cui il valore dell’avversario permette sicuramente di dosare le energie. Energie che sono esplose proprio nel momento del bisogno.

Una vittoria che deve molto al numero dieci, a Carlos Tevez, versione schiacciasassi che prende in mano la squadra dal terzo minuto di gioco, che apre e chiude la manovra di conquista di Dortmund, che fa da collante nella coppia d’attacco. Un leader che parla soprattutto in campo, e che quando lo fa ai microfoni del post-partita si espone in tutta la sua umiltà. La sua grandezza non sta solo nei gesti tecnici, ma nel carattere, nella personalità che mostra in campo, nella fame, nella grinta con cui trascina la squadra all’attacco dell’avversario. Un campione che non cerca gloria per sè, ma che la trova esaltando il gruppo.

Un gruppo che giustamente adesso gode del suo successo, piccolo punto di arrivo di un cerchio di ricostruzione che può dirsi quasi concluso. Un cammino di rinascita che passa attraverso tre scudetti e un’altra qualificazione ai quarti, che sebbene non sia esattamente un trofeo, regala una notte da conservare nella memoria, e in una stagione in cui ormai è consolidato il dominio interno, rappresenta un salto di qualità. Sbagliato sostenere, come nel caso del nostro campionato, che l’avversario non era poi così irresistibile: un Borussia certamente non ai livelli di due anni fa, ma ugualmente ostico, con un grande allenatore capace di primeggiare nel girone della competizione nonostante i problemi tra le mura di casa. Un avversario rognoso, soprattutto per una squadra che ha come primo nemico giurato proprio se stessa. La paura dei propri limiti, delle proprie debolezze, prima ancora che dell’avversario ha sempre bloccato la Juventus, che spesso ha affrontato le partite senza la giusta audacia che contraddistingue i campioni. Più che il risultato conta, quindi, la ritrovata consapevolezza dei propri mezzi, la ritrovata fiducia nei propri uomini. Questa poteva infatti essere una stagione pericolosamente delicata, data la sazietà della squadra, ha invece ugualmente fornito gli stimoli giusti per grandi prove. Il calcio insegna spesso che tanto le crisi quanto le vittorie possono durare pochissimo tempo, e soprattutto le vittorie devono essere gestite con la giusta attenzione senza rischiare cali di tensione.

Adesso è giusto congratularsi con questo gruppo: solido, ben assemblato, in cui le relazioni professionali si esprimono perfettamente in campo. Un gruppo ferocemente unito e la coesione, si sa, è sempre un’arma in più.

Con Conte il gruppo si è formato e si è responsabilizzato, ha capito che senza l’unione non si vince, ma per assurdo le sue dimissioni hanno cementificato quel senso di apparteneza che spingerà la Juve a dimostrare di potercela fare ancora, a prescindere dai singoli, a prescindere da lui.

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