Pornografia infantile: PhotoDNA, Microsoft contro la pedofilia

891
0
CONDIVIDI

Microsoft ha assicurato alla giustizia un uomo. Accusato ed arrestato per aver archiviato e scambiato immagini di pornografia infantile sul suo account OneDrive. Poco tempo fa Google ha consegnato alle autorità i files di un altro uomo. Possesso di materiale pedo-pornografico. Stessa accusa. Microsoft, Google, Facebook e Twitter si sono unite nella lotta contro gli abusi sui bambini. I principali attori del mondo della condivisione delle vite on line hanno scelto di fare fronte comune contro la pornografia infantile.

Il metodo utilizzato è un sistema basato su algoritmi informatici capaci di riconoscere foto ed immagini di minori sessualmente esposti o abusati. PhotoDNA, questo il nome del software di analisi è in corso di applicazione su ogni servizio Cloud di Microsoft (OneDrive, Hotmail e Bing) ed è in grado di individuare ed archiviare anche immagini alterate o modificate. Usato dal National Center for Missing & Exploited Children (NCMEC), PhotoDNA è stato concesso in licenza anche a Twitter e Facebook.

Preservare i bambini dall’abominio dell’abuso, perpetrato da adulti che ne fanno mercimonio e scambio, in un commercio malato, rappresenta, in questo caso, una ragione sufficiente a far accettare agli utenti Internet la violazione della privacy intrinseca a questo tipo di analisi informatica. Pare chiaro infatti, che i dati tenuti in rete restino disponibili all’accesso di terzi. Google stessa è intervenuta in merito, sottolineando che la scansione delle attività illegali si limitata allo scambio di immagini di pornografia infantile e che non sarebbe possibile intervenire su altre forme di criminalità.

Per quanto delicata possa essere la questione della privacy dei dati e la loro tutela dallo sguardo altrui,  pur nella sproporzionata primazia sul controllo delle informazioni dei gestori della rete; per quanto controversa possa essere la visione di un legame tra adulto e minore, al di là di confini culturali ed epocali; non ci si può sottrarre al plauso e all’apprezzamento per quanto fatto da Microsoft e Google. La distorsione e la mistificazione navigano indisturbate in rete. Sapere che il diritto al privato può essere violato per far sì che venga assicurato alla giustizia un criminale non può che essere il prezzo da pagare in un’epoca in cui il mondo non è che l’immagine di se stesso.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright OVERPRESS