Tassisti arrendetevi, Uber è il futuro

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“Sono in ritardo, la metà è lontana e, cosa che aggrava maggiormente la situazione, sta piovendo. L’appuntamento a cui devo andare è molto importante, se dovessi perdere quest’occasione potrei distruggere tutti i miei progetti. Il panico si annida nella mia testa, ma forse ho una soluzione a portata di mano che, solo fino a qualche anno fa, non avrei mai pensato potesse salvarmi. Come una scimmia in cerca di noccioline tasto sulla mia scrivania disordinata provando a scorgere il mio fedele smartphone, che probabilmente si troverà sotto le varie scartoffie. Lo trovo, sblocco e apro una applicazione dallo strano logo a forma di ‘U’ nero con sfondo argentato, che non da l’impressione di potermi salvare la vita, ma è un dettaglio a cui preferisco non pensare, perché sono in ritardo. La grafica è intuitiva, quello che mi chiede è semplicemente di indicare la strada in cui voglio andare, certo che la localizzazione della partenza sia precisa. Ad un tratto un suono fuoriesce dalle casse, una macchina nera ed elegante sta venendo a prendermi, l’autista si chiama Paolo, e la sua foto del profilo mi ricorda quella di un marines. Mentre sto pagando la corsa, raccatto il giubbotto ed esco di casa, qualcuno sta venendo a prendermi, e sarà puntuale. Uscito dal portone del mio palazzo, vedo un’auto sostare proprio di fronte lo spiazzale che ci divide, è arrivato, ora sono salvo. Aprendo lo sportello mi rendo conto che quello è il futuro, perché quello è Uber“.

Quando parliamo del futuro e lo leghiamo alla parola tecnologia, la prima cosa che ci salta in mente è la velocità, simbolo del progresso, che cerca di migliorare la vita alle persone, oppure di cambiarla. E’ questo il caso di Uber, servizio odiato e criticato da tassisti e operatori del settore dei trasporti in tutto il mondo, ma che con le dovute idee e una struttura ben definita del proprio marchio, sta rivoluzionando il quotidiano di ognuno di noi. Probabilmente in molti ne hanno solamente sentito parlare e mai utilizzato, ma chi ha fatto un giro su una delle berline nere targate Uber ha sicuramente compreso quello che viene definito “servizio di trasporto“. Completamente opposta alla filosofia dei taxi, Uber prova a coccolare il cliente con velocità, semplicità, puntualità, interattività e cordialità. Sono qualità che capovolgono il concetto sul quale si basano i trasporti, soprattutto in città molto grandi e sempre ricche di traffico.

I tassisti che criticano questo servizio lo fanno con rabbia, senza comprendere che il progresso, oltre spazzare via delle vittime, ovvero il vecchio, crea anche nuovi posti di lavoro, dunque il nuovo, al quale loro stessi possono fare affidamento per un proprio futuro professionale. Le critiche rivolte a Uber si sono trasformate in battaglie antipatiche contro un marchio che vuole solo dare un servizio migliore ai propri clienti, com’è giusto che sia. Le problematiche che, soprattutto in Italia, affliggono il settore dei trasporti, sulla sponda dei taxi, sono soprattutto incentrate sulle leggi sbagliate che il nostro governo e paese crea. E’ proprio verso quest’ultimo che dovrebbero essere sollevate tutte le polemiche sviluppatesi negli ultimi mesi da tassisti milanesi e romani, e non solo. Spesso, però, si preferisce andare contro qualcuno che non ha una corazza spessa come quella che ricopre le istituzioni nazionali, prendendo la strada sbagliata e risultando quasi patetici.

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Non è con gli scioperi che, se proprio vogliamo dare la colpa a Uber, si distrugge un servizio, ma bisogna cercare di fare un esame personale e verso il prodotto che si offre al cliente, provando semplicemente a migliorarlo. E’ un po’ come vedere il bambino grande e un po’ grassottello che fa lo sbruffone con i più piccoli, ma nel momento in cui questi si rivoltano in massa si riduce semplicemente a scappare dalla mamma in lacrime chiedendo aiuto. Sentendo le opinioni delle persone che viaggiano in taxi, anche molto spesso, si può venire a conoscenza di strani fatti che accadono negli abitacoli, come radio a tutto volume, finestrini aperti anche a dicembre, aria condizionata accesa senza nessun permesso, ritardo dell’arrivo al punto richiesto, sporcizia sui sedili, scortesia dell’autista, oppure giochetti particolari per prendere semafori rossi e strade più lunghe per aumentare il costo della corsa. Insomma, tutto questo non è possibile definirlo “servizio focalizzato sul cliente“, come molti del settore dicono di fare.

Uber si propone come una macchina (quasi) privata e lussuosa, cambiando la prospettiva del cliente e rendendolo un manager miliardario all’interno della propria limousine con un autista personale. Le automobili sono tutte perfette, lucidate e profumate. All’interno viene richiesta dall’autista la possibilità, se ovviamente lo si preferisce, di poter accedere a servizi come l’aria condizionata, musica, luce, finestrini abbassati e altro. L’autista stesso, con il quale si può dialogare in chat prima dell’arrivo, come se fosse un qualsiasi amico su WhatsApp, è cordiale e con lui si possono sviluppare anche interessanti conversazioni di vita e lavoro, magari parlando dell’ottimo servizio che Uber esegue. La puntualità è impressionante, e se non dovesse esserci per un problema relativo al traffico, l’autista avvisa il cliente con una chiamata, o proprio con un messaggio in chat. Si possono tranquillamente svolgere e leggere recensioni sugli autisti e i servizi che sviluppano, quasi tutte eccellenti.

Anche mettendosi dalla parte dell’autista, quindi del professionista, le migliorie sul proprio lavoro sono nettamente superiori ad un qualsiasi taxi. Si viaggia su abitacoli lussuosi, perché è Uber stesso a richiederli. Ci si ritrova in auto con persone più cordiali, proprio perché l’autista stesso è cordiale, magari svolgendo interessanti conversazioni. Non c’è il bisogno di pagare particolari tasse che si immettono fra voi e la cifra che guadagnate, sottraendo soldi preziosi per il proseguimento della vostra vita sociale e famigliare. Inoltre si ha anche un maggiore piacere a svolgere il proprio lavoro, o comunque si è portati a farlo, grazie alle recensioni che, se positive, danno un tocco gradevole alla giornata, se negative, aiutano a migliorare il servizio e se stessi. La flessibilità sugli orari è massima, perché non ci sono orari, quindi sei tu stesso a decidere quando e come lavorare, e di conseguenza intascare denaro. Ovviamente la velocità delle transazioni e il contatto diretto, anche prima che il cliente salga in automobile, crea un’atmosfera di pura trasparenza e mirata ad un unico scopo: la precisione del servizio.

Shanghai, China. February 13th 2014. Driver images for UBER marketing content.

Uber sta sviluppando il proprio business, grazie anche all’acquisizione di Google, la stessa che poi l’aveva finanziata in fase di startup, con interessanti partnership volte a dare un servizio sempre migliore. D’altro canto i tassisti continuano a dare contro la società e le sue brillanti trovate di marketing, che con l’avanzare dei mesi non fanno altro che male a se stessi e molta, moltissima pubblicità a Uber stesso, rendendolo ancor più amato dalla massa che tende a ridicolizzare i taxi.

Tassisti arrendetevi, Uber è il futuro.

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  • toni

    Che delusione! Articolo veramente ridicolo,chi l’ha scritto vive nel mondo dei fumetti…andiamoooo,infirmati prima!! Hanno ragione i tassisti senza ombra di dubbio dato che pagano licenze da centinaia di migliaia di euro x lavorare,quindi uber è concorrenza slealissima,non segue le leggi italiane…se vogliono fare concorrenza allora che paghino una licenza da 2-300 mila euro pure loro e allora si può vedere….non sopporto gli imbroglioni e i furbi!!! Ah,non sono un tassista,ma persona con un po di intelligenza in più!!!!!!

    • Marco Barzellotti

      In parte so ragione a te e in parte a Cristiano. É vero che molti tassisti pagano licenze i cui prezzi sono sproporzionati e se molti le hanno in affitto altri hanno un mutuo per l’acquisto. In questo sono svantaggiati rispetto ad Uber e non é colpa loro se quando hanno iniziato le leggi erano questi e questa era l’organizzazione italiana. É pur vero che, come dice Cristiano, dovrebbero organizzarsi meglio e adattare i propri servizi a quelli di uber e non parlo di auto più o meno lussuose ma della semplicità di usufruire del loro servizio di trasporto magari creandone un’altro simile a quello di uber e accessibile con semplicità dal proprio smartphone. Ok, hanno costi alti dati dalle licenze ma il progresso é progresso e in mondo competitivo non possono adagiarsi sugli allori.

      • Marco Barzellotti

        Voglio aggiungere una cosa. Se Uber non segue le leggi italiane verrà sicuramente bloccato o gli verrà imposto di cambiare il tipo di servizio offerto. In questo senso i tassisti possono stare tranquilli. L’unica preoccupazione dovrebbero averla solo laddove il servizio di Uber sia legale… e in questo caso la concorrenza non sarebbe più sleale ma solo più efficiente..

      • Max Ben

        Il costo alto è dato DALLA SOMMA DEI COSTI DI ESERCIZIO(carburanti,assicurazione,
        manutenzione e tasse italiane al53%) che uber nn solo nn ha, ma che dopo aver cannibalizzato il mercato, evade anche tutte le tasse dovute al nostro paese !!!!

        • Marco Barzellotti

          In un servizio delle iene avevano fatto notare che i tassisti erano più economici di uber a parità di chilometri percorsi. Questo significa che Uber non attrae per il prezzo ma per la comodità del servizio. Servizio che potrebbero offrire anche i tassisti invece si rimanere radicati nel passato…

          • Max Ben

            E secondo te cosa ci manca ?!?! Mercedes e prius le abbiamo, pos e app. le abbiamo ( http://taxiblu.it/cms/app/), Taxiblu ha sui taxi associati il wifi, si può pagare in contanti, bancomat, carte di credito e buoni taxi, ci mancano solo i buoni pasto tipo ticket restaurant !!!!!!
            Quindi ti chiedo DOVE STA LA MAGGIORE COMODITÀ ?????

          • Marco Barzellotti

            Hai ragione. Sembra si ci sia solo a Milano mentre uber é arrivato almeno a Roma. Cmq sia allora é strano che stia prendendo piede…chissa perché una cosa peggiore vada di più …

          • Max Ben

            questo è il link giusto:

            http://taxiblu.it/cms/app/

            e cmq la puoi trovare sugli store, tranne (per ora) windows phone, apple e android cercando TAXIMILANO.

    • Guest

      Voglio aggiungere una cosa. Se Uber non segue le leggi italiane verrà sicuramente bloccato o gli verrà imposto di cambiare il tipo di servizio offerto. In questo senso i tassisti possono stare tranquilli. L’unica preoccupazione dovrebbero averla solo laddove il servizio di Uber sia legale… e in questo caso la concorrenza non sarebbe più sleale ma solo più efficiente…

      • Enrica Cinzia d’Auria

        Purtroppo Toni, non è così- O meglio, Uber lavora in contrasto con le regole del servizio di trasporto pubblico di quasi tutte le città del mondo, con la consapevolezza (dichiarata) di farlo, e con l’intento esplicito di modificare le regole stesse. Basta googlare un po’ per trovare decine di dichiarazioni in questo senso. Questa (una scelta a caso) ne è solo un esempio http://mitsloan.mit.edu/newsroom/2013-travis-kalanick.php

    • Suspirium

      tanto protestare non cambia la situazione, Uber è qui per restare.

      • Max Ben

        Se si adegua e rispetta leggi e regolamenti nessuno glielo può impedire, ma considerato che per sua natura è fuorilegge ( il 20%che si trattiene di cagnotta per ogni corsa passa con una app del caxxo

    • Patrizio Bruno

      Sono d’accordo sul fatto che il post sia di parte, incompleto, privo di informazioni/fonti. Vorrei capire come fa l’autista a dialogare in chat mentre sta correndo (per non far tardi) a prenderti; sarei anche curioso di sapere se l’auto lussuosa la fornisce Uber o se se la deve comprare da solo (come un qualsiasi tassista); chi dice che i clienti Uber siano più cordiali e più capaci di conversare? L’intero post sembra scritto da un bambino alla prima esperienza a EuroDisney.
      Tuttavia il problema delle licenze liberalizzate si è visto anche con i bar e le edicole e non abbiamo assistito a rivolte di massa, aggressioni, scioperi e quant’altro. Quanti edicolanti e baristi che hanno comprato le licenze (prima obbligatorie) si sono ritrovati con un costoso pugno di carta straccia in mano? Sarebbe l’ora di togliere le licenze anche ai taxi e liberalizzare il mercato che in un paese come l’Italia non può ancora essere gestito come in URSS.
      In ogni caso Uber fornisce un servizio di noleggio con conducente, non di taxi, che è previsto dalla legge italiana, quindi l’imbroglio non c’è.

      • L’auto è privata…la deve fornire l’autista nel momento della candidatura per il post di lavoro in Uber.

        • Patrizio Bruno

          Quindi l’autista ha una vita migliore, viaggiando su abitacoli lussuosi solo se se lo può permettere, come un qualsiasi tassista che può permettersi di comprare una BMW serie 5, invece di una Dacia. Mentre il tassista con la Dacia che volesse passare a Uber dovrebbe indebitarsi per comprarsi un’auto di lusso.

          • Certamente…se hai l’auto giusta chiedi a Uber di lavorare per loro altrimenti non puoi….è un requisito…come il sapere la lingua inglese se lavori in un negozio nel Centro di Roma. Se sai la lingua lavori altrimenti no.

          • Patrizio Bruno

            La mia critica non è al modo di reclutare di Uber, ma a chi dice che per un autista che passa dal taxi a Uber ci sono “migliorie superiori rispetto ad un qualsiasi taxi” (sorvolo sull’italiano).

          • Beh questo non posso saperlo…non faccio il tassista né tantomeno lavoro per Uber :)

          • Patrizio Bruno

            pare non possa saperlo neanche chi ha scritto il post, però l’ha scritto…

          • Stefano

            Chi ha scritto il post voleva solo fare un po’ di pubblicità a un servizio che non è né innovativo (i radiotaxi li abbiamo già, mi pare) né più conveniente e nemmeno più veloce.
            La verità é che Uber non ha né numeri (automobili collegate) né tantomeno costi concorrenziali col servizio taxi. Commercialmente, Uber non ha avvenire: quanti sono quelli disposti a spendere 35 euro per fare una corsa duomo – Linate?

          • Max Ben

            Garantito al limone che MAI NESSUN TASSISTA ITALIANO PASSERÀ A UBER

      • Max Ben

        Infatti adesso le edicola ha chiuso quasi tutte e i ber sono in mano ai cinesi che evadono COMPLETAMENTE LE TASSE !!!
        Pure la benzina e le assicurazioni hanno ricevuto la “liberalizzazione

        • Patrizio Bruno

          Le edicole chiudono per lo stesso motivo per cui chiudono le redazioni di giornali e riviste: leggiamo le notizie su internet invece che su cartaceo.

          • Max Ben

            Ma non mi sembra che le edicole abbiano gli stessi finanziamenti pubblici, per cui nessuno vuol più fare l’edicolante mentre ancora un sacco di gente vuol fare il giornalista!!!!
            Un motivo vi sarà !!!???

          • Patrizio Bruno

            I giornalisti sono sempre più a spasso, quelli che scrivono sul web lo fanno per cifre ridicole o in cambio della gloria (con la g minuscola) e i fondi per fare giornalismo serio non ci sono più. I finanziamenti pubblici li prendono solo alcuni tipi di testate, tra cui gli organi di partito. Sei molto preparato su Uber, ma non fare l’errore di scrivere (e con tutti quei punti esclamativi) di cose che non conosci.

          • Max Ben

            DICI ?
            Questo spiegherebbe perche ruber ne compra tanti così facilmente !
            Però non spiega come mai siamo (e rimaniamo), oramai da anni, ben oltre metà classifica ( 60 mo posto)
            per libertà e correttezza d’informazione degli organi di stampa !

            E comq non mi sembra proprio che di soldi miei/nostri i giornali non ne prendano più !!!

            http://www.ilpost.it/2014/01/10/contributi-editoria-giornali/

          • Patrizio Bruno

            1) Non ho detto che non ne prendono più, ma che non riguardano tutti

            2) ho affermato che le redazioni non hanno abbastanza soldi per fare giornalismo serio (quando ne hanno voglia), che non sia copia&incolla di notizie ANSA (e non) non verificate, tanto meno approfondite.

            3) che le redazioni chiudano o riducano pesantemente l’organico è un fatto e dipende dalle mancate vendite

            Le riviste di settore una volta erano centinaia e vendevano tutte abbastanza bene da far campare edicolanti, editori e giornalisti. Oggi vendono un decimo e quindi chiudono redazioni, edicole e giornalisti. Non è affatto vero che tutti vogliono fare i giornalisti.
            L’Unità, organio di partito, e quindi destinatario di fondi pubblici, ha chiuso perché i fondi non gli bastavano a campare e perché la pubblicità su cartaceo non la paga più nessuno, visto che non ci sono più lettori.

            Non è usando tanti punti esclamativi o linkando un articolo che fotografa solo una parte del giornalismo italiano che dimostri di aver ragione.

          • Max Ben

            ops, aggionamento…..

            49mo posto ma siamo migliorati ( eravamo 57mi) ma comunque dietro alla nigeria !?

            http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/26/liberta-di-stampa-litalia-scala-nove-posti-in-classifica-sotto-al-niger/964575/

            Mentre il servizio taxi di milano è arrivato 3° su 42 città europee !!!!

            https://www.dropbox.com/s/tx46upoqrxo8hu2/dossier_taxi_2011%20%281%29.pdf

            Saluti.

      • Max Ben

        Visto che vantaggioni enormi ha portato per tutti noi ?!?!

      • Stefano

        Non si può paragonare la licenza di un ristorante con quella di un taxi: infatti, mentre un ristorante si mette in concorrenza e alternativa agli altri ristoranti, un taxi non può fare lo stesso verso gli altri taxi. Per questo, è indispensabile il numero predefinito (licenze) e perciò Uber agisce contro le leggi, usando gli NCC come fossero taxi e proponendosi come un qualunque radiotaxi.

  • Giovanni

    Nn è per niente di parte il post. Mi dispiace per i tassisti ma la verità è che Uber nn viola alcuna legge,semplicemente offre un servizio molto migliore del Taxi e i clienti scelgono il servizio migliore come è giusto che sia. Ai Tassisti nn va giù e quindi rompono le balle. Nn potete arrabbiarvi solo perché ce un servizio migliore e la gente sceglie quello. Si chiama CONCORRENZA.

    • Patrizio Bruno

      Complimenti, analisi profonda e precisa… Non te la prendere, ma i giornalisti, persino quelli peggiori, non lavorano come te.

      • Giovanni

        Hahahaha ma te sei sempre qua a commentare e a fare filosofia

    • Enrica Cinzia d’Auria

      Che il servizio sia migliore è tutto da dimostrare. E’ dichiaratamente più caro (ed è previsto anche un meccanismo di incremento del prezzo, chiamato surge pricing, che può farti pagare in momenti di elevata richiesta di auto fino a 7 volte il prezzo normale della corsa, già più elevato del 20-30% rispetto a un taxi), non è competitivo sui tempi di percorrenza (si vedano le prove su strada fatte dal Corriere e anche da Wired, che pure è dichiaratamente dalla parte di Uber), la competenza degli autisti rispetto alle strade è una fola (spesso gli autisti che collaborano con Uber non sono nemmeno della città, una mia amica, seguendo sull’app il tragitto che l’uberino stava facendo per portare suo marito verso una certa destinazione, ha dovuto telefonare al marito e spiegare all’autista la strada a che doveva fare, perché stava andando dalla parte sbagliata!) sulla cordialità parliamone.

      • Giovanni

        Fatto sta che Uber ha più successo del classico taxi

        • Max Ben

          Finché nn ti caleranno dalla carta di credito 500€ per 10km….
          Abbi pazienza un pochino e vedrai che capiterà pure a te….
          Buona fortuna!

    • Max Ben

      Uber non offre una beneamata cippa:
      Strozzina imprenditori/autisti incapaci di lavorare nei comuni che hanno dato loro l’autorizzazione NCC per lavorare SU QUEL TERRITORIO esponendo gli stessi a compiere illecito amministrativo quale è l’esercizio del trasporto pubblico da piazza

  • ale

    – Sono in ritardo, la
    metà è lontana e, cosa che aggrava maggiormente la situazione, sta piovendo. L’appuntamento a cui devo andare è molto importante, se dovessi
    perdere quest’occasione potrei distruggere tutti i miei progetti. Il panico si
    annida nella mia testa, ma forse ho una soluzione a portata di mano che, solo fino a qualche anno fa,
    non avrei mai pensato potesse salvarmi.

    Geniale,
    se non ci fosse stata questa applicazione non avresti mai potuto arrivare all’appuntamento
    in tempo e avresti dovuto distruggere tutti i tuoi progetti. Chissa come
    facevano 5 anni fa senza. Peccato che da 10 anni la risposta media alle
    chiamate taxi nelle maggiori città italiane sia di 3-6 min, e si può effettuare
    con prenotazione telefonica, via sms, via internet e da almeno 5 anni via app.
    (ma Uber l’ha inventata)

    – …l’autista si chiama Paolo, e la
    sua foto del profilo mi ricorda quella di un marines.

    http://valleywag.gawker.com/uber-driver-heres-how-we-get-around-background-checks-1596982249

    “[Uber’s] background check is done through a
    third party called Hirease. It consists of filling out your name, address, DL
    & SSN online. That’s it. Every taxi company I worked for required drug
    screening and livescan fingerprinting at the local police department before
    being issued a taxi driver permit.

    One person could fill out all the info and hand off the approved account to
    another person. You can’t do that in the taxi world. That’s what this limo
    company did that I used to lease from. Without anyone knowing.”

    http://www.thedailybeast.com/articles/2014/03/28/uber-s-biggest-problem-isn-t-surge-pricing-what-if-it-s-sexual-harassment-by-drivers.html

    “He turned the iPad around to face the back seat. To my surprise, I saw a
    full-length, close-up picture of me, wearing the
    workout clothes I’d had on an hour previously.

    The Uber driver asked me if I wanted him to send
    me the picture. I declined, and quickly got out of the car.

    I opened the Uber app to write a review of the
    trip and outlined the uncomfortable exchange, giving it a 1-star review (Uber
    requires that all reviews include a star-review). I said it was possible that
    the driver had just taken a picture of the street, and noticed that I looked
    like someone he captured in the image. But there was no way it wasn’t
    weird.

    Uber responded that day:

    I’m so sorry to hear about this uncomfortable situation. I can only imagine
    how this made you feel. I have turned this information over to our driver
    operations team. They will deal with [the driver] immediately. It is never ok
    for a rider to feel uneasy during a ride and we will do everything we can to
    ensure this type of experience does not happen again.

    I know money can’t solve everything, but I added $20 in Uber credit to your
    account to help make up for any discomfort you may have felt on this
    ride.

    Then, a few days later, an email was forwarded to me from Sarah Lacy, a
    tech journalist who’d written about
    me previously. She had received it from the Uber driver. “I need
    your help to get my job back. (don’t judge too quickly)” [sic], it was
    titled. He explained that he had been a driver for 20 years, and that what had
    happened between him and “jogger lady” was “innocent coincidence
    Misunderstanding” [sic]. He wrote that Uber had immediately fired him. He
    explained that he struggled to make ends meet, and that he tried to hire an
    attorney but it was too expensive.

    The driver then sent the same email to me, at my
    professional email address, and to my employer.

    I had previously been under the impression that
    the only personal information Uber provided to drivers about riders was a first
    name, so I was a bit confused as to how this driver had enough information about
    me to find out my employer. I reached out to Uber for clarification.

    When Uber got back to me, they assured me that they were not at fault. The
    privacy and safety of customers, they said, was a priority. I was told that
    under no circumstance would an Uber driver be given the full name of an Uber
    customer—particularly not one that had just gotten him fired. Uber told me the
    driver must have just recognized me. Uber’s
    decision to fire the driver so quickly was due to the fact that this was not
    the first time there had been complaints about him, they told me.

    An Uber representative contacted the driver, and
    then sent him an email recapping what they discussed, and bcc’d me.

    This email is a follow to our phone discussion.

    1. You agreed to cease all communication with the rider and the rider’s
    employer.

    2. You acknowledge that it showed extremely poor judgment and taste to show
    the rider a picture you took of her.

    3. You informed me that it was your legal aid who recognized the rider
    and shared with you her identity, not an employee of Uber.

    I still didn’t buy Uber’s explanation for how
    the driver learned my identity. I figured someone within the company screwed up
    and told him—but I let it go. I continued to use Uber.

    Then, last week, five months after the first
    incident, a friend contacted me. Someone had messaged her on Facebook, telling
    her that a few days prior, they had been my Uber driver, and “is she
    single lol” [sic]. Somehow, the driver had enough information to find me
    via Facebook, look up my Facebook friends, and message one of them.

    So I asked Uber if their policy had changed to
    allow drivers to see the full names of riders.

    Oops.

    Their policy, a representative for Uber New York
    (the same rep I’d spoken to last fall) told me, never included anything about
    drivers not seeing the full names of passengers. When he and I had spoken a few
    months ago, and he’d assured me otherwise, he was wrong.

    Reached for comment from The Daily Beast, Nairi Hourdajian, a spokeswoman
    for Uber, said, “The New York City and Limousine commission, along with the
    vast majority of jurisdictions across the country, do require first and last
    names on what is commonly called a waybill or trip record. It’s intended to
    prevent gypsy cabbing in the taxi and livery industry… So Uber does provide
    trip sheets to drivers so that they can comply with those regulations that
    exist in most cities.” The full name of the passenger, Hourdajian told The
    Daily Beast,can be accessed from within the Uber app by the
    driver.

    Hourdajian said she couldn’t say for sure why
    another representative for Uber told me the exact opposite just a few months
    earlier.

    In March 2013, a 20-year-old passenger in D.C. accused
    an Uber driver of rape. In April, prosecutors dropped the investigation.

    In November 2013, a San Francisco man alleged that he was physically and
    verbally abused by an Uber driver.

    In January 2014, a driver hit and killed a six year old girl. The driver, Uber
    said, was not working for Uber at the time of the incident, sparking something
    of a debate about what “working for Uber” really means. Being
    “on the clock,” various Uber drivers have explained to me, means that
    they are logged on to the app. If they are not logged on to
    the app, they are not, technically, “working for” Uber at that moment, even if they are in their
    vehicles and driving around. Uber received blowback for not taking responsibility for the
    accident.

    Just last week, a Chicago woman filed a
    lawsuit against Uber Technologies Inc.,claiming in a that an Uber driver “repeatedly
    fondled” her “legs, groin area and breasts.”

    But if you have a complaint about a taxi driver,
    you can call a phone number. It’s posted right there in the taxi along with the
    driver’s full name and ID number.

    Who’s Driving You is a public safety initiative that
    monitors transportation services like Uber and Lyft (a company whose drivers
    have also reportedly faced their share of harassment accusations).

    Last March, The New Yorker reported that at SXSW Uber hired 50 drivers to give festival attendees free
    rides. Uber recruited the drivers off Craigslist, gave them a background check
    and 45 minute orientation. “Twenty minutes of it was just filling out forms,”
    one driver told the publication.

    Sutton further stated, “With Uber, they
    don’t have a physical location or phone number, so when people have problems,
    they go on social media, and the issues don’t get addressed, and it’s infuriating.”

    Uber has a form on their website where you can
    request help. The Daily Beast requested privacy and security policies via the
    form. More than 24 hours later, the request remained unanswered.

    Many young women—like myself—were initially
    drawn to Uber because it seemed like a good way to stay safe. According to a
    2000 poll by the Manhattan Borough President’s Office, 87% of women reported being harassed on the street. Why
    go looking for a cab in the middle of the night, putting yourself in danger,
    when you can call a private car to come to your exact location?

    But too many female Uber customers face
    harassment and unwanted advancements or comments from drivers. After I tweeted
    asking others to share their stories, Tamara Henrickson emailed me to tell me
    that last weekend, she called an Uber after spending the day at a beer festival
    in Charlotte with her boyfriend. “I was nervous all day about riding alone
    at night, but after a long day of drinking my comfort level was up,” she
    told me. “My boyfriend walked me to the car and we said our
    goodbyes.”

    The Uber driver, she said, “was very nice
    to begin with, but then he got a little flirty. I kept bringing up my boyfriend
    trying to let him know nothing was going to happen.”

    Then, at the end of her ride, Hendrickson said,
    “He brought up rating each other. Somehow he said he needed my number to
    be able to rate me as a rider. I didn’t think much of it. A while later after
    being home, he texted me that it was nice to meet me.”

    The Daily Beast received an email from a woman
    who asked to remain anonymous, explaining that she took a short trip on a very
    cold night using Uber. “You’re just spoiled and lazy,” the driver
    told her. She gave him a 1-star rating, but panicked upon realizing that the
    driver—who knew where she lived—might know that she was the reason he was
    fired.

    “The driver would obviously put two-and-two
    together and realize I was the one who gave him a one-star rating,” she wrote.
    “Then I realized that he knew my first name [which is uniquely spelled] … Maybe
    he had my real phone number, too. Worse yet, the driver knew where I lived, since
    he had picked up at my home.”

    She added, “In this era of convenience and
    on-demand service, we make some big privacy trade-offs.”

    Hourdajian said Uber “use[s] state-of-the-art anonymization technology,
    meaning the driver doesn’t ever have a rider’s true phone number, and vice
    versa.” But just a few days ago, another representative from Uber in New York
    told me that drivers can see the
    riders’ phone numbers if they text passengers. Asked specifically about the
    other representative’s claim that drivers in fact can see passengers’
    phone numbers via text message, Hourdajian told The Daily Beast that “SMS
    functions exactly like calling, in that rider/driver can reach each other via
    phone call or SMS during a trip (anonymized of course). But not after a
    trip.”

    For probably more than half of my Uber trips, I
    am texted by the driver (sometimes instead of being called, sometimes in
    addition to being called).”

    http://valleywag.gawker.com/why-is-uber-charging-you-extra-to-not-get-assaulted-1567825107

    “…you’ll notice a new
    “Safe Ride Fee” added to your fare. It’s only a dollar, but since
    when do we have to pay extra to not get raped?

    Uber has promised (nebulous)
    background checks and screening processes before, but they’re clearly
    inadequate

    So after years of operation,
    Uber decided to clamp down—and also decided to pass the cost of safely, responsibly running a business
    onto the consumer:

    This fee supports the
    increased costs associated with our continued efforts to ensure the safest
    platform for Uber riders and drivers. Those include an industry-leading
    background check process, regular motor vehicle checks, driver safety
    education, current and future development of safety features in the app, and
    insurance.

    When I asked Uber for more
    information about how it was spending the surcharge, I received no response.

    There are two things about
    this plan that seem “not good.”

    It seems “not good” that safety is
    considered worthy of a surcharge, and not an obvious, absolutely minimum
    requirement for using the service to begin with.”

    – Uber ha sicuramente compreso quello che viene
    definito “servizio
    di trasporto“.
    Completamente opposta alla filosofia dei taxi, Uber
    prova a coccolare il cliente con velocità, semplicità, puntualità,
    interattività e cordialità.

    http://valleywag.gawker.com/uber-forced-driver-shortage-to-boost-surge-pricing-1531501176

    “The free market in action: after
    months of Uber CEO Travis Kalanick saying
    price gouging helps increase supply, The Verge reports exactly the opposite. This past
    Valentine’s Day, the company blocked new drivers in order to keep prices high.

    The news comes by way of a San Diego
    Uber user, whose driver read aloud a message he’d received from the transit
    startup:

    This
    Valentines day, while traveling through San Diego in an Uber car, Lane heard
    something that disturbed him. “The driver had a Ford Sync system, and it read
    his text messages out loud.” The message, which came wedged between
    numerous texts about a promotion for free roses, said, “UberX
    is very close to SURGE. It’s Valentine’s Day! People will be out all night and
    we didn’t activate new drivers to make earnings even higher this weekend.”

    Emphasis added. It can’t be overstated: this is the exact
    opposite of what Uber
    says it tries to do, which is boost driver supply accordingly when demand
    increases. Here, we have a case of Uber suppressing driver supply to exploit
    increased demand.”

    http://valleywag.gawker.com/the-357-uber-ride-1485175707

    “This past Saturday, I booked Uber (with no clear
    warning that surge pricing was in effect until I received the receipt) to take
    us just 14 miles (it’s actually 12 miles, but our driver took us the long way,
    of course). The trip cost an outrageous $357.

    It wasn’t snowing; it wasn’t
    raining; it wasn’t New Year’s Eve. It just happened to be 7pm—not 9pm where
    most people are prime to go out nor 2am when bars are closing. There was
    absolutely no excuse whatsoever to be charged the surge price—not even their
    “supply and demand” cop-out justification, which falls short in this
    instance. On a clear night with near-perfect weather and at least 10 Uber
    vehicles within my proximity at the time of the reservation, there was plenty
    of “supply.”

    I e-mailed Uber support 4 times and
    still haven’t received a response. Then I went on
    Uber support and noticed they marked my case as “solved,” even though
    nobody had gotten in touch with me.

    I’ve always been an avid Uber user, but with
    non-existent customer support and a lack of transparency, I truly believe they
    have more issues than meets the eye. When filing for a complaint with the
    Better Business Bureau, I noticed there are many complaints against Uber for
    these issues. The constant uproar on their social media pages complaining about
    the price surge, not receiving receipts, stonewalling customer support, marking
    cases as “solved,” and the fact that this business doesn’t even have
    a phone number, raises many eyebrows.

    Remember: the
    free market is infallible.”

    Io ricordo la vecchia massima socialista: libera volpe in
    libero pollaio.

    http://valleywag.gawker.com/the-weekend-uber-tried-to-rip-everyone-off-1484140137

    “Responding to criticism of the “surge” pricing program at a
    recent conference, Kalanick gave little smile and said Uber might just make
    price-boosted cars disappear to people who don’t want (or can’t afford) them.

    That’s Uber’s solution: if you don’t like price gouging, walk your ass down
    the street.

    Which is sort of fair! No one is forcing you to hire a private car from
    your smartphone. Ride a bike. Take the subway. We could chalk this up to an Ayn
    Randian CEO fleecing the rich and lazy.

    But sometimes you’ll need to catch a car, whether to the airport, through a
    storm, to the hospital, a spot the train doesn’t reach, or blackout drunk back
    home. Now, remember: Uber’s ambitions go way beyond cars for hire. Just as
    Amazon became The Everything Store, Uber is determined to
    become an everythingmobile, cars that deliver humans and everything they want.
    Subject to 9x pricing.”

    – I tassisti che criticano questo servizio lo fanno con rabbia,
    senza comprendere che il progresso, oltre spazzare via delle vittime,
    ovvero il vecchio, crea
    anche nuovi posti di lavoro,
    dunque il nuovo, al
    quale loro stessi possono fare affidamento per un proprio futuro professionale

    http://www.huffingtonpost.it/guido-viale/uber-taxisti-milano-google_b_5362499.html

    …e giusto per capire che a rischio non c’è solo la figura professionale
    del tassista…

    “Ma è
    importante capire che questo modus operandi non è che un’anticipazione, nel
    campo di un particolare servizio, di tutto ciò che si intende imporre
    all’Europa con il TTIP (il trattato transatlantico su commercio e
    investimenti). http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi-2014/wikileaks/index.html

    Un
    trattato che mira appunto a lasciar mano libera alle multinazionali
    nell’organizzare a modo loro, al di fuori di qualsiasi regolamentazione,
    produzione, commercio e servizi, senza dover sottostare alle norme e alle leggi
    che dovrebbero governarne il funzionamento.

    Così, se Uber la spunta, il trasporto a domanda, ma forse anche
    tutto il trasporto pubblico, locale e non, cesserà di essere un servizio pubblico, cioè
    regolato da un’autorità pubblicamente riconosciuta – e democraticamente eletta
    – sostituito da un’attività privata, controllata in forma monopolistica da una
    grande impresa finanziaria interessata solo ai corsi e ai rendimenti delle
    proprie azioni. E gli addetti al servizio saranno solo più lavoratori precari
    ingaggiati da qualche impresa che lavora in subappalto, o in subappalto del
    subappalto, alle condizioni imposte dal committente “di ultima
    istanza”; oppure saranno dei privati cittadini alla ricerca di qualche
    mezzo per sbarcare il lunario mettendo a disposizione le loro automobili:
    facili prede di caporalati e organizzazioni mafiose, come accade già oggi nel
    settore dei taxisti abusivi. Chi avrà il controllo di tutto il servizio non
    avrà ovviamente alcun interesse a garantirne una erogazione uniforme su tutto
    il territorio; lo farà solo dove conviene. All’inizio nessuno si accorge del
    cambiamento, che può anche essere considerato vantaggioso. Perché le
    conseguenze si pagano in seguito.”

    http://valleywag.gawker.com/uber-to-destroy-the-sanctity-of-marriage-with-on-demand-1596684357

    http://valleywag.gawker.com/and-so-it-begins-uber-adds-uber-for-things-delivery-1560389056

    http://valleywag.gawker.com/uber-cofounder-is-launching-on-demand-healthcare-for-th-1501228794

    – L’autista stesso,
    con il quale si può dialogare in chat prima
    dell’arrivo, come se fosse un qualsiasi amico su WhatsApp, è cordiale e con lui
    si possono sviluppare anche interessanti
    conversazioni di vita e lavoro, magari parlando dell’ottimo
    servizio che Uber esegue. La puntualità è
    impressionante, e se non dovesse esserci per un problema relativo al traffico, l’autista avvisa il cliente con una chiamata, o
    proprio con un messaggio in chat. Si possono tranquillamente svolgere e leggere
    recensioni sugli
    autisti e i servizi che sviluppano, quasi tutte eccellenti.

    Dialogare in chat prima dell’arrivo,
    bellissimo, peccato che anche un bambino capisce che è pericolosissimo guidare
    scrivendo col telefonino.

    http://uk.pcmag.com/news/15936/ny-judge-tosses-suit-seeking-to-shut-down-e-hail-p

    “Petitioners complain that
    taxi drivers’ use of the ‘one touch’ e-hail system will distract them and cause
    accidents, but neglect to point out that their own drivers are permitted to use
    such devices already, in addition to phones and two-way radios,” Judge
    Huff wrote in a judgment”

    – Anche mettendosi dalla parte dell’autista, quindi del professionista, le migliorie sul
    proprio lavoro sono nettamente superiori ad un qualsiasi taxi. Si viaggia su abitacoli lussuosi, perché è Uber stesso a richiederli. Ci si
    ritrova in auto con persone più cordiali, proprio perché l’autista stesso è cordiale,
    magari svolgendo interessanti conversazioni. Non c’è il bisogno di pagare
    particolari tasse che
    si immettono fra voi e la cifra che guadagnate, sottraendo soldi preziosi per
    il proseguimento della vostra vita sociale e famigliare.

    http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2014/05/23/1069089-Taxi-Uber.shtml

    “Il conducente che
    lavora con l’ormai nota applicazione versa il 20% dell’importo di ogni corsa
    alla società «Uber BV», una società registrata in Olanda e controllata al cento
    per cento da «Uber International BV», anch’essa domiciliata in Olanda. Ma «Uber
    International BV» è a sua volta una filiale, sempre al cento per cento, di una
    terza società: «Uber International CV», che risiede, stavolta, alle Bermuda, un
    noto paradiso fiscale. Ma il viaggio tra le mille teste dell’applicazione
    smartphone che, a Milano come in tutte le 80 metropoli in cui è presente, ha
    scatenato la rivolta dei tassisti, non è ancora del tutto concluso. «Uber
    International CV» è infatti associata ad una quarta società, la «Neben LLC» immatricolata
    negli Stati Uniti e, per l’esattezza, nel Delaware, un altro paradiso fiscale.

    Secondo
    «Bfm», tale incastro di società, è con ogni probabilità utilizzato per operare
    in tutti i Paesi in cui è presente Uber. Meglio precisarlo: non c’è nulla di
    illegale in questo gioco di scatole e sigle. Ma qual è l’obiettivo ultimo di
    una simile organizzazione? «L’ottimizzazione fiscale», spiega l’inchiesta di
    Bfm. Vale a dire: pagare meno tasse possibile.”

    http://www.sfbg.com/2014/01/28/broken-bodies-broken-lives

    “Uber is part of an
    emerging cast of companies commonly known as rideshares, now legally called
    Transportation Network Companies (TNCs). The gist of how they operate is this:
    the company’s mobile app connects a driver with a customer, much like a taxi
    dispatch. Only a few years old, the TNCs initially operated in a wild west,
    devoid of regulation. But the California Public Utilities Commission passed
    rules for TNCs in September with the aim of protecting pedestrians, passengers,
    and drivers in collisions.

    The death of the young Sofia Liu, killed
    by a driver already arrested for reckless driving, shows the state still has a
    long way to go on the road to regulating rideshares.”

    – D’altro canto i tassisti continuano a dare contro
    la società e le sue brillanti trovate di marketing, che con l’avanzare dei mesi non fanno altro che
    male a se stessi e molta, moltissima pubblicità a
    Uber stesso, rendendolo
    ancor più amato dalla massa che tende a ridicolizzare i taxi.

    http://www.huffingtonpost.it/guido-viale/uber-taxisti-milano-google_b_5362499.html

    “il trasporto passeggeri a domanda
    deve essere un servizio pubblico, regolato – per quanto riguarda licenze, tariffe, condizioni
    operative e sicurezza – dalle autorità comunali a cui nessuno operatore deve
    potersi sottrarre.”

    in conclusione penso tu sia ben poco informato per dare informazioni. ma è un parere personale, visto che purtroppo in quest’era ognuno può spacciarsi per giornalista.

    • Daniele

      Complimenti

    • Enrica Cinzia d’Auria

      Grande.

  • ale

    E Per comprendere a fondo la vicenda Uber è necessario conoscere la legislazione che regola e differenzia il servizio di noleggio con conducente dal taxi.

    Il taxi si rivolge ad una clientela indifferenziata, lo stazionamento avviene in un luogo pubblico e le tariffe sono determinate dall’amministrazione, che stabilisce anche la modalità del servizio.

    Il noleggio con conducente si rivolge ad un’utenza specifica che avanza presso la sede del vettore apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo o a viaggio, e lo stazionamento avviene all’interno delle rimesse.

    Così recita la legge 21/92, seguita nel 2008 dal decreto legge 30/12/2008 n. 207 art 29 comma 1-quater il quale specifica in maniera ancora più dettagliata le modalità di svolgimento e le sanzioni. (Le nuove disposizioni introdotte dal 29 comma 1-quater sono state oggetto di plurime sospensioni da parte di successivi decreti legge, in particolare l’art. 7-bis comma1 del d.l. 10 febbraio 2009, n. 5, in seguito con l’art. 23, comma 2, del d.l. 1 luglio 2009, n. 78 per ultimo l’art. 5 comma 3 del d.l. 30 dicembre 2009 n. 194 che proroga la sospensione al 31 marzo 2010.)

    Nessun altro rinvio ha più fatto riferimento al differimento, ne consegue che a decorrere dal primo di aprile del 2010 le modifiche introdotte dall’art. 29 comma 1-quater sono entrate in vigore, come spiega incontrovertibilmente la sentenza della Sezione II, 4 settembre 2012, n. 7516 del TAR del Lazio, e le sentenze 3 giugno 2014 n. 251 e 254 del TAR Abruzzo. Questo segna un punto fermo, ossia, la legge 21/92 ha subito varie modifiche negli anni, come abbiamo visto nel 2008 con la 29
    1-quater, ma anche nel 2012 con il cosiddetto cresci Italia.

    Perché questa premessa?

    Perché in questi ultimi mesi noi tutti abbiamo sentito, come fosse un mantra, tre concetti che un dipendente di Uber ha ripetuto fino alla noia: la legge 21/92 è vecchia, l’art. 29 1-quater non è in vigore e soprattutto la 21/92 non contempla l’avvento della tecnologia.

    Ora i primi due punti sono destituiti da ogni fondamento, come abbiamo visto in premessa, ma è l’ultimo che mi ha, fin dalla prima volta che lo ho sentito, come dire… solleticato, perché questa argomentazione, che è stata utilizzata anche da politici ed amministratori, è totalmente ridicola sbagliata e pericolosa.

    Un esempio?

    La legge Merlin è del 1958, quindi secondo questi fini pensatori ora che la tecnologia è arrivata posso gestire una casa chiusa con una App? O peggio mi posso attrezzare per gestire la raccolta di pomodori con un’applicazione? (caporalato tecnologico).

    Onestamente se fossi un politico che chiede il rispetto
    delle leggi, e dichiara il servizio di un’azienda illegale, sarei alquanto
    stupito ed irritato nel constatare che quest’ultima continua imperterrita ad
    operare.

    Bisogna comprendere che se in ogni parte del mondo, il
    trasporto non di linea è regolamentato sia per quanto riguarda l’organizzazione,
    sia per quanto riguarda le tariffe, non è per salvaguardare gli operatori
    (lobby), ma per garantire gli utenti, che hanno diritto, essendo un servizio
    pubblico, di avere la certezza della tariffa e la certezza del servizio. È talmente
    vero che i comuni e le amministrazioni non marginano sulle corse, e non
    modificano le tariffe in base a domanda e offerta, perché giustamente l’utenza
    pretende chiarezza e trasparenza.

    Parlano di concorrenza, ma fino all’avvento di Uber l’utente
    poteva scegliere tra il taxi, con le tariffe stabilite dalle amministrazioni,
    oppure rivolgersi ai noleggi con conducente, i quali correttamente contattati
    dall’utilizzatore, soddisfacevano uno dei capisaldi della concorrenza, l’asimmetria
    informativa, cioè il cliente poteva scegliere il noleggiatore che riteneva
    soddisfare maggiormente le proprie necessità, non ultima quella del prezzo.

    Uber cosa fa? Elimina totalmente questa facoltà del cliente
    dandogli la finta sensazione di essere lui a scegliere, in realtà non contratta
    mai il prezza ma anzi è proprio Uber stessa che modifica la tariffa a proprio
    piacimento in base a parametri fumosi, quindi cosa vuole fare Uber? Portare concorrenza o sostituirsi al regolatore pubblico?

    Parlano di costi, ma credo che anche un bambino comprenda
    che se tra l’offerta e la domanda c’è un terzo soggetto che margina il 20% il
    risparmio non ci può essere.

    Infatti l’obiettivo di Uber non è soddisfare l’utenza o gli
    operatori del servizio, ironicamente chiamati partners, ma il soddisfacimento
    degli azionisti. In sé non è un male, ma lo diventa quando si tratta di un
    servizio pubblico, e quando il nuovo soggetto che entra nel mercato non
    rispetta regole di nessun tipo generando una concorrenza sleale.

    Provate a pensare se le regole di Uber fossero applicate alla
    sanità o alla scuola, più esami clinici i pazienti richiedono più costano, più
    una lezione è richiesta e più ti faccio pagare, ma non in una sana concorrenza
    tra ospedali o scuole, basata su qualità e competenza, no, in una sorte di
    monopolio dove io decido i prezzi io decido le regole io margino e gli altri
    lavorano.

    Con questa logica, la presentazione di Uber pop era solo una
    questione di tempo, ed infatti ecco arrivare la quintessenza dell’illegalità:
    privati che senza titolo trasportano persone con auto immatricolate per uso
    proprio, con assicurazioni che non coprono i sinistri, senza iscrizione all’Inail,
    all’Inps, camera di commercio e partita Iva.

    I dipendenti di Uber Italia ora promuovono l’idea di un
    servizio di privati tra privati, quasi fosse un’associazione culturale o di
    solidarietà, parlano di rimborso spese e tabelle aci. (e non confondiamoci: il
    car-sharing per definizione è condivisione della macchina, quindi aziende comunali
    come GuidaMi o private come Enjoy che mettono a disposizione la macchina, o Blablacar che mette in contatto privato tra privato, senza scopo di lucro, infatti non
    vedrai mai un Blablacar driver andare in giro a procacciare clienti per andare
    in pari…quindi Uber non è un car-sharing)

    La realtà è ben diversa, come la cronaca nera di Milano ci
    ha insegnato. Chiami Uber black, arriva Uber pop, con tutto il corollario che
    ne consegue, vuoi un’auto blu e ti arriva un’utilitaria, richieste di 20-30
    euro per corse di pochi km (peraltro in nero)insomma l’opposto di quello che
    pubblicizzano.

    Per comprendere il potere della comunicazione, di come la
    utilizzano, di come intendono la concorrenza ed il rispetto delle regole e di
    come riescano a manipolare la verità, basta leggere i blog (tra cui questo) o i
    redazionali che molti giornali hanno fatto, trasmettendo alle persone un
    concetto semplice semplice: abbasso le lobby. Ma sono più lobby dei lavoratori
    che senza sovvenzioni, senza tutele facendo davvero gli imprenditori con i
    propri soldi sono riusciti per esempio a mettere in piedi centrali radio delle
    dimensioni di quelle milanesi, dando lavoro diretto a circa 200 dipendenti, e
    procurando lavoro a circa 4.200 tassisti, pagando le tasse in Italia,(è bene
    ricordarlo!) (i soli tassisti milanesi versano annualmente all’erario, tra
    imposte dirette, indirette ed accisem circa 60.000.000 di euro, mentre per
    esempio Google, uno degli investitori di Uber circa 1.800.000 euro) oppure chi
    da partner senza aver investito nulla beneficia di capitali che arrivano da
    società come: Google, Goldman Sachs, Lowercase, Benchmark, Menlo, First Round, capitali in parte sottratti alla tassazione, senza rischiare nulla e cercando
    di moltiplicarli sempre evitando di pagare le tasse nei paesi dove producono
    reddito?

    Credo che la risposta sia di un’evidenza cristallina. Sono convinto
    che sia una guerra che finirà per toccare tutti i settori del mondo del lavoro,
    portata avanti con una strategia cara agli antichi romani “divide et impera”.
    Stanno cercando di utilizzare il sostegno di parte dell’opinione pubblica
    imboccata e informata in maniera distorta, ma l’opinione pubblica deve
    comprendere che questo è solo il primo scoglio, che il momento in cui si
    prenderanno le assicurazioni su facebook o in qualunque social è vicinissimo, e
    anche li verrano bruciate competenze e professionalità. Poi arriveranno i
    grandi gruppi professionali, quelli che fatturano 800 euro l’ora e pagano i
    partners(!) 1000 euro al mese, fra qualche anno toccherà ai lidi, insomma
    dobbiamo essere consci del pericolo e bravi a comunicare all’opinione pubblica
    a cosa stiamo tutti quanti andando incontro.

  • Max Ben

    Non mi spreco a commentare di mio un’articolo fazioso,fuorviante,pieno di luoghi comuni ed inesattezze al punto tale che rasenta il ridicolo !!!!!!!
    Posto solo una serie di link esplicativi e talvolta illuminanti :

    Ma come mai nessun accenno al tassametro pazzo usato da uber ?!?!
    Facciamo cadere la foglia di fico,dai……!!!

    1) http://soentrepreneurial.com/2012/01/02/hey-uber-i-like-your-ride-but-not-sure-its-worth-the-143-you-charged-me/

    2) http://gothamist.com/2012/11/04/uber.php

    3) http://media.fyre.co/dsKiyyB7RfuMW1ryA1j4_BbiOf_lIMAM-8AX.jpg

    4) http://www.businessinsider.com/uber-new-years-eve-surge-pricing-2014-1

    5) http://ow.ly/i/4bRcq

    6) https://mobile.twitter.com/no_uber/status/415435571201572864?screen_name=no_uber

    7) https://mobile.twitter.com/bfree007/status/418617446958784512

    8) http://www.yelp.com/biz_photos/uber-atlanta-2?select=jQXrcgcdvdwRE7W3xsBj-A

    Buona fortuna,vi servirà ….!

    Aggiornamento 15/6/2014
    Commenti tutt’altro che lusinghieri per ruber:

    http://www.yelp.com/biz/uber-long-island-city

  • Max Ben

    Qualora non si sapesse:

    uber va affrontato sulladall’agenzia delle entrate. ….

    BFM Business rivela che la società americana Uber, ha costruito una struttura societaria molto complessa con lo scopo di evitare qualsiasi forma di imposizione/tassazione.Le filiali europee di Uber (compresa quella italiana) sono registrate nei Paesi Bassi e conferiscono i loro profitti a Uber BV, con sede ad Amsterdam. Uber BV è controllata di un’altra società olandese, Uber International BV, che è a sua volta controllata da Uber International CV registrata alle Bermuda. Uber internazional CV è il socio accomandatario di Neben LLC, con sede nel Delaware, uno stato paradiso fiscale interno agli Stati Uniti. Uber (per ora) lavora (si fa per dire)) con imprese Ncc. Il giro del fumo è questo:- il cash corrispondente al servizio svolto dagli NCC, viene prelevato dalla carta del cliente e finisce direttamente sul C/C di Uber in Olanda.- Periodicamente UBER accredita il denaro sul C/C che l’ NCC ha accumulato nel frattempo, TRATTENENDENDOSI il 20% (che è la sua commissione per il servizio). – Quel 20% di commissione (niente male) è il PROFITTO che Uber ha REALIZZATO IN ITALIA ma che conferendolo a Uber BV (Olanda), permette di NON PAGARE IMPOSTE in ITALIA. Da lì inizia la danza del denaro che zompettando prima dall’Olanda all’Olanda poi alle Bermuda e nfine in Delaware azzerando ogni tassazione!Fantastico!

    Fonte:

    http://www.bfmtv.com/economie/exclu-bfm-business-uber-envoie-profits-aux-bermudes-716502.html

  • Max Ben

    Uber: precariato e strapotenza

    http://m.huffpost.com/it/entry/5362499

    Guido Viale21/05/14 11:29 CEST
    Uber è una multinazionale del trasporto passeggeri creata da Google e finanziata da Goldman Sachs, due delle maggiori potenze economiche del capitalismo finanziario del nostro tempo. Come tutte le società di questo tipo, Uber risponde al modello di business e di impresa imposto dalle forme attuali del capitalismo: una “testa” finanziaria transnazionale e una rete di subappalti che generalizzano il precariato in tutte le sue forme, cioè sia come lavoro dipendente che come lavoro autonomo o come impresa. Uber non ha struttura né personale, se non un numero limitato di manager che gestiscono i suoi affari nei diversi paesi in cui opera. Per il resto, utilizza uno stuolo di avvocati per combattere in tribunale chi si oppone al suo business, squadre di programmatori messi a disposizione da Google, i gestori delle carte di credito e poi, da un lato, tante imprese o di singoli operatori di noleggio con conducente (NCC), nella posizione di fornitori del servizio nella versione Uber Black, cioè lusso, con tariffe superiori a quelle dei taxi, da un lato; e qualsiasi persona disposta a mettere a disposizione se stessa e la propria auto, per poche ore, pochi giorni o tutto il tempo, nella versione economica (Uber pop), con tariffe concorrenziali nei confronti dei taxi.

    Nel primo caso Uber non assume nessuna responsabilità sulle condizioni (salario, orario, sicurezza, regolarità) alle quali vengono assunti gli autisti delle società di NCC. Nel secondo, chiunque può diventare un operatore di Uber e il controllo sulla sicurezza dei veicoli e dell’autista è interamente affidato alla discrezionalità della società capofila; cioè Uber stessa. Anche per quello che riguarda le tariffe, non esiste alcun controllo pubblico. Vengono determinate da Uber, nella versione pop, con un compenso riconosciuto all’autista di 48 centesimi al minuto, misurati sul cellulare dell’autista, se si degna di farlo. Nella versione Black, la tariffa è del tutto discrezionale, tranne che per alcuni percorsi fissi. In entrambi i casi, a riscuotere la tariffa, tramite prelievo dalla carta di credito del cliente, è Uber. Per questo Uber non è, come pretende di essere, un mero intermediario tra domanda e offerta di spostamenti, né tantomeno, un mero algoritmo immateriale, ma un vero e proprio fornitore di servizi. Che però non è soggetto alle regole a cui tutti gli altri devono sottostare.

    Di fatto, con questo modello di business, l’obiettivo di Uber non può essere che l’occupazione di tutto lo spazio del trasporto a domanda urbano ed extraurbano, e il raggiungimento, con un dumping reso possibile dalla sua potenza finanziaria, di una posizione monopolistica in ogni città. Perché, una volta espulsi tutti i taxisti e gli operatori indipendenti di NCC, questo permetterà a Uber di imporre ai passeggeri le condizioni che vorrà. Si tratta in altre parole di un progetto di privatizzazione e di deregolamentazione totale del trasporto a domanda, senza nemmeno ricorrere a un passaggio di mano, ma semplicemente minando dal basso le condizioni operative dello stesso.

    Non è un caso quindi che Uber abbia suscitato rivolte generalizzate di taxisti e compagnie di NCC indipendenti in tutti i paesi in cui opera. Rivolte che in alcuni casi, come in Belgio, hanno vinto e indotto a mettere fuori legge questo sistema.

    Ma è importante capire che questo modus operandi non è che un’anticipazione, nel campo di un particolare servizio, di tutto ciò che si intende imporre all’Europa con il TTIP (il trattato transatlantico su commercio e investimenti). Un trattato che mira appunto a lasciar mano libera alle multinazionali nell’organizzare a modo loro, al di fuori di qualsiasi regolamentazione, produzione, commercio e servizi, senza dover sottostare alle norme e alle leggi che dovrebbero governarne il funzionamento.

    Così, se Uber la spunta, il trasporto a domanda, ma forse anche tutto il trasporto pubblico, locale e non, cesserà di essere un servizio pubblico, cioè regolato da un’autorità pubblicamente riconosciuta – e democraticamente eletta – sostituito da un’attività privata, controllata in forma monopolistica da una grande impresa finanziaria interessata solo ai corsi e ai rendimenti delle proprie azioni. E gli addetti al servizio saranno solo più lavoratori precari ingaggiati da qualche impresa che lavora in subappalto, o in subappalto del subappalto, alle condizioni imposte dal committente “di ultima istanza”; oppure saranno dei privati cittadini alla ricerca di qualche mezzo per sbarcare il lunario mettendo a disposizione le loro automobili: facili prede di caporalati e organizzazioni mafiose, come accade già oggi nel settore dei taxisti abusivi. Chi avrà il controllo di tutto il servizio non avrà ovviamente alcun interesse a garantirne una erogazione uniforme su tutto il territorio; lo farà solo dove conviene. All’inizio nessuno si accorge del cambiamento, che può anche essere considerato vantaggioso. Perché le conseguenze si pagano in seguito.

    Dall’altra parte, quella dei taxisti in lotta, non mancano certo le debolezze. I taxisti, in particolare quelli italiani, sono prigionieri di un mercato delle licenze (a Milano, Firenze e Roma fino a 200 mila euro l’una) che li sbanca, li indebita, li costringe a praticare tariffe tra le più alte d’Europa per rifarsi di quell’esborso; e che li espone alla minaccia continua di perdere tutto il loro investimento in presenza di qualsiasi misura di liberalizzazione. Uscire da quella gabbia non è facile. Per esempio, se il Comune di Milano, per risarcire i taxisti esborsi sostenuti per comprare le loro licenze, decidesse di riacquistarle a prezzi di mercato – dopo averne lasciato lievitare il prezzo per decenni per motivi clientelari, dovrebbe sborsare più di un miliardo di euro. E, in misura corrispondente, dovrebbero farlo tutti gli altri Comuni. Essendo impossibile, va messo in cantiere un piano di deflazione graduale del mercato delle licenze, in modo che chi la cede non debba perdere dall’oggi al domani tutto il valore del suo investimento, che i taxisti considerano la loro liquidazione, la loro pensione, la loro assicurazione sulla vita.

    In altri paesi il servizio di taxi è gestito sia da società, titolari delle licenze, che poi utilizzano lavoratori dipendenti, ma più spesso subappaltano il servizio a operatori autonomi, sia, come da noi, da operatori individuali. Ma la garanzia della qualità del servizio e delle condizioni di lavoro è garantita solo da quest’ultima modalità, la prima essendo fonte di abusi e di forme di rendita parassitaria del tutto ingiustificate (i taxisti degli Stati Uniti ne sanno qualcosa). Lo stesso accade per il servizio NCC; ma quando è in mano a imprese che operano con lavoratori dipendenti, a questi dovrebbero venir garantite condizioni di lavoro definite in sede di contrattazione nazionale.

    Per contrastare in maniera adeguata l’invasione di Uber o di società analoghe, alcuni principi andrebbero comunque tenuti fermi. Innanzitutto il trasporto passeggeri a domanda deve essere un servizio pubblico, regolato – per quanto riguarda licenze, tariffe, condizioni operative e sicurezza – dalle autorità comunali a cui nessuno operatore deve potersi sottrarre. Poi, in ogni città il servizio di taxi deve essere gestito in modo unitario. Tante centrali di chiamata o, peggio, tante società differenti in concorrenza tra loro, o peggio ancora, diversi livelli di servizio non fanno che frantumare l’offerta allungando i tempi di risposta alle chiamate, che è il principale parametro su cui misurare la qualità del servizio. È vero poi che le tecnologie moderne, ma anche dei semplici dispositivi che indichino la destinazione del veicolo anche all’esterno, consentono modalità più efficienti di incontro tra domanda e offerta e, in particolare la combinazione dei percorsi di più passeggeri con itinerari e orari compatibili (taxi collettivo) con possibilità di ripartire equamente la tariffa tra clienti differenti, riducendo drasticamente il costo del servizio.

    Soffocati da un clientelismo che li ha resi potenti, prepotenti, a volte maleducati e per lo più indifferenti alle esigenze dei clienti, i taxisti e soprattutto le loro associazioni sono stati finora restie a impegnarsi in direzione di una maggiore efficienza e diversificazione del servizio, con la conseguenza di lasciare adito all’ingresso di operatori come Uber che, sfruttando tecnologie da cui i taxisti si sono tenuti lontani, possono vantare una maggiore efficienza, peraltro tutta da verificare. Ma lo scopo effettivo è quello di occupare il mercato, privatizzare e deregolamentare completamente il servizio, mettendo in serio pericolo non solo il “posto di lavoro” dei taxisti e di molti operatori di NCC, ma anche la qualità del servizio.

    Il servizio pubblico di trasporto passeggeri a domanda, ha davanti a sé un grande avvenire, perché è destinato a colmare progressivamente gli spazi lasciati liberi dai processi di demotorizzazione in corso e dai limiti sempre più stretti imposti al traffico urbano privato. Ma deve sapersi adeguare rapidamente ai nuovi contesti in cui si trova e si troverà sempre più a operare. È questa la grande sfida della mobilità flessibile.

  • Max Ben

    Il cameo di Riccardo Ruggeri
    Non mi eccita la concorrenza alla Bezos (Amazon) o alla Kalanick (Uber) due tizi che vivono di tangenti
    di Riccardo Ruggeri editore@grantorinolibri.it @editoreruggeriv

    Uno degli aspetti più curiosi, per il quale non ho alcuna spiegazione logica, è perché i tassisti siano considerati equivalenti alle streghe di medioevale memoria. È l’unica categoria sociale che gode del disprezzo di tutti: liberisti e liberal in nome del mercato, Sinistra colta e povera perché li considera fascistoidi, il Fisco si accanisce con loro, fa analisi complicate, pur avendo a disposizione il tassametro, le élite politico-intellettuali parlano disgustate sia delle loro auto, sia dei loro fiati, i «professoroni» li prendono come cavie per dimostrare, in negativo, cervellotiche teorie economiche. Pare che debbano guardarsi persino dai vigili urbani, oltre dagli orrendi ciclisti che si sono impossessati delle città, compiendo impunemente, ogni tipo di reato.

    Io sono fermo a una analisi di mio papà (valore zero, essendo lui un semplice operaio antifascista) che ascriveva a merito di Mussolini, oltre alle colonie elioterapiche per i bambini, all’architettura pubblica del Piacentini, agli investimenti sull’igiene, pure la creazione della corporazione dei tassisti. Negli anni ’20-30 assegnò le prime licenze per le auto pubbliche a ex detenuti per un loro definitivo ricupero sociale, visto che nessuno voleva assumerli. Il tassista, in fondo, è un operaio sfigato, è costretto a fungere (è servizio pubblico) da «pronto soccorso privato» del peggio dell’umanità cittadina (drogati, ubriachi, delinquenti, etc.), guadagna quanto un operaio pur lavorando 12 ore anziché 8, ha tassi di assenteismo vicini allo zero, in luogo del classico camera/tinello/cucinino i suoi risparmi li investe nel taxi e nella licenza (le sue macchine utensili), sciopera un centesimo degli altri, non ha alcun diritto sociale, men che meno il mitico art. 18, persino la toilette per lui è oscenamente random. Ora la polemica si è riaperta, con l’arrivo di una app, dal nome inquietante, Uber.

    Uno degli aspetti più affascinanti di New York è andare in strada, alzare un braccio e, oplà, un taxi come d’incanto si ferma: lo confesso, in quel momento mi sento un uomo potente. Forse perché un arrogante ragazzotto, certo Travis Kalanick, l’inventore dell’app Uber, vuole costringermi a digitare qualcosa sul cellulare, e poi attendere una limousine nera, dai vetri oscurati, profumata come quelle signorine che nel ’58 certa Merlin decise di resettare? O perché le mitiche vedove del Wisconsin vedano crescere il loro investimento, ancor prima della quotazione ufficiale, a 18 miliardi di $? Cioè quanto Hertz e Avis (a proposito, chissà quanto valuteranno la FCA di Marchionne che le auto pure le fa!). Comunque, per NY ora sono tranquillo, c’è stato l’accordo (Uber rispetterà la legge sul trasporto pubblico!), io continuerò ad alzare il mio braccino per fermare gli amati «yellow cab», anche se, per sentirmi a la page, ho usato Uber, pagando una tangente del 30%, per andare dall’hotel al Kennedy, presentandomi al check in oscenamente profumato.

    Mi hanno spiegato gli amici di Wall Street che Kalanick, dopo aver superato (retrocedendo) l’ostacolo più difficile, cioè inserirsi nel trasporto pubblico dovendo però rispettare la legge, ha inaugurato, a NY, una sub-app della maxi app Uber, detta Uber Rush (io l’avrei chiamata Uber Mercury). Si tratta di consegnare, usando piedi o bici, no auto, pacchi (a Natale persino gli alberi!) da parte di ragazzotti con le ali ai piedi, intascando la solita tangente del 20-30% sul loro lavoro. È probabile che la prossima mossa sarà consegnare i prodotti dei negozi ai clienti, in concorrenza con Amazon Fresh, il servizio di spesa on line lanciato dal mitico Bezos.

    Mi guardo allo specchio, e temo di scivolare verso lo status di liberale di serie B: infatti non provo alcun orgasmo a veder declinare il concetto di concorrenza in questo modo, non mi eccito di fronte a business-men 3.0 come Bezos o Kalanick, che vivono di tangenti (è troppo dire che erano meglio i padroni delle ferriere?), anzi, mi scopro cattivo, spero che le (mitiche) vedove del Wisconsin perdano i loro quattrini così investiti, allo scoppio della prossima bolla (quando arriverà, sappia, che sarà benedetta).

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1902583&codiciTestate=1&sez=giornali&testo=&titolo=Non%20mi%20eccita%20la%20concorrenza%20alla%20Bezos%20(Amazon)%20o%20alla%20Kalanick%20(Uber)%20due%20tizi%20che%20vivono%20di%20tangenti

  • Max Ben

    App REGOLARE PUBBLICATA UN ANNO PRIMA DELL’ARRIVO DI RUBER

  • Max Ben
  • Max Ben

    Quindi se ruber è il futuro vi auguro buona fortuna per i vostri spostamenti……
    Ve ne servirà tanta !!!!!!!!!!!!

  • Stefano

    La cosa più inesatta dell’articolo – tralasciando gli accenti che vanno e vengono – è l’idea che Uber possa salvare qualcuno o qualcosa…

  • Max Ben
  • Max Ben

    Jordan M.
    Long Beach, CA
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    8/4/2014
    Uber Charged me $340 for a 16 mile ride. I came from the Rose Bowl in Pasadena to Burbank. Usually that distance is about a 15 – 20 minute drive. I even bought the driver taco bell along the way. I received no warning that my ride was going to be over $300, if I knew this there is no way I would have taken it. A normal taxi service would never charge this amount for the distance driven. I don’t understand how a company could in good conscious charge $340 for a 16 mile ride.

    Uber is suppose to be a cheap and fun alternative to taxis, but in this case I was overcharged by $300. I’m a college student working a minimum wage job, I cannot afford a $300 cab ride.

    I have since then emailed the company asking for a refund or at least a majority of my money back, the company basically responded saying I should have used the price checker.

    I will no longer be using Uber and I will highly advise my friends and family to do the same.