I satelliti militari potrebbero risolvere il caso del volo MH17

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Ci sarebbero ormai pochi dubbi: il volo MH17 della Malaysian Airlines esploso in Ucraina sarebbe stato colpito da un missile terra-aria, lanciato dalla zona controllata dai filorussi.

E’ questo il contenuto del messaggio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, durante uno dei suoi consueti discorsi alla nazione e la sicurezza con la quale ha espresso tale sentenza farebbe pensare che i numerosi satelliti militari del Pentagono abbiano documentato il disastro aereo, in cui hanno perso la vita 298 persone.

A seguito della Guerra fredda, gli USA hanno promosso un costosissimo progetto per lanciare in orbita satelliti spia che possano intercettare l’eventuale lancio di missili intercontinentali e, per ovvie ragioni storiche, sono parecchi quelli che sorvolano la zona russo-ucraina. Negli ultimi anni questo sistema di spie è stato arricchito con il lancio di satelliti più sofisticati, in grado di rilevare scie più sottili di carburante (emesso dai missili), in modo veloce.

L’intero programma, denominato SBIRS (Space Based Infrared System) include due satelliti geosincroni (cioè con un periodo orbitale pari al giorno siderale terrestre) posizionati a circa 35.400 chilometri di quota. Per poter comprendere l’enorme distanza, basti pensare che la Stazione Spaziale Internazionale dista 400 chilometri dalla Terra.

Tutto questo lascia pensare che il Pentagono, grazia a questa rete di satelliti, abbia potuto conoscere il tipo di missile (ogni missile lascia una scia diversa), da dove sia stato lanciato e la velocità con cui viaggiava. 

fonte | Focus

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