Google: il diritto all’oblio è un flop

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Google sembrerebbe non aver pace, anche quando prova ad accontentare un continente e il suo popolo. Il diritto all’oblio, tanto discusso e fortemente voluto, sembrerebbe essere un concetto scorretto, oltre che moralmente ingiusto, che potrebbe far tornare il boomerang di polemiche a Mountain View. Legiferato in Europa da una decisione della Corte Europea e messo in atto solo qualche giorno fa, il diritto all’oblio sta divenendo una vera e propria barzelletta che potrebbe sancire, negativamente, la libertà di espressione e parola in Rete. Il colpevole, come la vittima, sembrerebbe essere proprio Google, che ora si trova in una situazione molto scomoda da cui sgattaiolare.

Il paradosso di questa buffa storia si è visto subito dopo aver messo in atto un processo per il quale si è combattuto per mesi, se non anni, che ha visto centinaia di persone arrabbiate per la propria incolumità, gli stessi che oggi reclamano di essere stati violati della propria libertà di espressione. “Insomma”, potremo dire se fossimo Google, “volete essere dimenticati oppure preferite far ricordare la vostra immagine, anche negativa, al mondo. A noi non interessa, l’importante è che ce lo fate sapere”. In effetti è proprio questo che, con molta probabilità, Google starà pensando, poiché non ha interessi nel cancellare o, al contrario, lasciare archiviati file, siti e pagine varie.

Uno dei casi più strani ed eclatanti, accaduto proprio in queste ore, ci arriva dalla BBC, la quale è stata avvertita della cancellazione di un proprio link che portava dentro di se un articolo basato sui fatti bancari della crisi del 2008, in USA. L’unico protagonista dell’articolo era un pezzo grosso di Merrill Lynch, la banca dalla quale si pensa possa essere partito tutto, di nome Stanley O’Neal. Questo ha lasciato ipotizzare che sia stato proprio lo stesso O’Neal a richiedere la rimozione forzata, anche se la sua persona non è sotto i riflettori. Dopo qualche ora si è iniziato a pensare che la rimozione sarebbe stata effettuata in merito ad alcuni commenti al di sotto dell’articolo, per i quali qualcuno avrebbe richiesto l’eliminazione del link.

Questa particolare situazione venutasi a creare ha sollevato alcune problematiche:

  • Chi ha cercato l’oblio, ha in realtà trovato l’effetto contrario: gli articoli sul caso, nonché i numerosi link scaturiti dal passaparola, hanno reso l’articolo in oggetto più famoso che mai;
  • La rimozione su Google.uk è chiaramente un omissis parziale, poiché è sufficiente una ricerca su Google.com per trovare quanto cercato senza filtro alcuno;
  • La cancellazione di articoli di testate editoriali fa a pugni con la libertà di espressione, poiché rimuove la narrazione di fatti storici, non necessariamente superati da smentite successive e comunque parte di una ricostruzione storica impossibile da svolgersi se arbitrariamente rimossa da un archivio collettivo;
  • La rimozione è frutto di una sommatoria di elementi arbitrari: la scelta della rimozione stessa, il processo di segnalazione e analisi, il senso critico di Google, la capacità dell’utenza di aggirare la barriera;
  • La rimozione da Google non implica una rimozione coatta anche da Google o da altri motori, rendendo così oltremodo arbitrario e parziale l’impianto del processo di cancellazione.

Le richieste arrivate a Google negli ultimi giorni sono schizzate a numeri da capogiro, circa 70 mila. A queste, e a molte altre che stanno arrivando, Google cercherà di dare una risposta concreta e veloce, ma la domanda ora è: il diritto all’oblio è veramente così giusto? Ci affidiamo a voi per la risposta.

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