Italia: l’obbligo di cambiare e ripartire nel nome del modello tedesco

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Su queste pagine si affrontano quotidianamente i temi che riguardano il calcio Tedesco, capace di rinnovarsi e colmare il gap con le nazioni più evolute a livello di infrastrutture, settori giovanili, bellezza e spettacolarità del proprio campionato maggiore e lungimiranza economica e organizzativa. La Germania calcistica ha saputo più volte rialzarsi dopo i propri insuccessi ed in questo periodo, in questo mondiale, può guardare le altre contendenti al titolo più importante alla pari se non con superiorità, forte di una ventaglio di giocatori dalle indubbie qualità tecniche e fisiche, di un selezionatore come Loew presente nell’organigramma Teutonico dal lontano 2006, dapprima come vice di Klinsmann e successivamente come commissario tecnico, di figure di spicco e di raccordo tra federazione e spogliatoio come Oliver Bierhoff ed in generale di uomini che godono della fiducia del popolo calcistico Tedesco.

Oltre a questi sono da segnalare il processo continuo ed inarrestabile di miglioramento della Bundesliga, a partire dagli stadi, la Germania infatti non si è limitata a rinnovare le strutture protagoniste del mondiale del 2006 ma ha favorito i propri club spronandoli ad investire in impianti al passo con i tempi e che possano garantire introiti e spettacolo, aggiungendo a questi elementi la straordinaria passionalità e presenza di un popolo che ha dimostrato che avere stadi pieni in ogni partita, di cartello e non, è assolutamente possibile e soprattutto gratificante.

Con queste premesse e con l’attenzione sempre massima ai propri settori giovanili viene da se che la Germania ha saputo sfornare negli ultimi tempi alcuni dei talenti maggiormente apprezzati in Europa e nel mondo: Gotze, Muller, Reus, Schurrle, Kroos, Hummels ed altri erano appena adolescenti nel 2006 mentre Del Piero e compagni affondavano la nazionale Tedesca, padrona di casa. Incassata la sconfitta e la profondissima delusione la Germania non si è limitata a puntare sui nomi appena citati ma è andata a pescare anche tra quei giocatori che potevano essere nazionalizzati, l’etnia Turca rappresenta insieme ai Polacchi una grande fetta di popolazione ed è da lì che provengono nomi altrettanto importanti come Ozil o Gundogan.

Dopo questra straordinaria generazione di calciatori non si è di certo interrotta la capacità della Germania di produrre fenomeni, ancora sono tutti da scoprire nomi come Draxler, Meyer o Volland, questo a significare che il processo di rafforzamento del calcio Tedesco è destinato a continuare ancora a lungo nella speranza di non fermarsi, come spesso accade, ad un passo dall’arrivo ma di tornare nuovamente a riempire la bacheca dei trofei, così come fatto da Bayern Monaco o Borussia Dortmund a livello di club.

L’Italia dovrebbe guardare al di là dei propri confini e senza invidie e gelosie prendere da esempio quel che è accaduto ai propri colleghi Tedeschi, rialzando la testa e iniziando un processo di rivoluzione che vada a toccare l’intero movimento calcistico tricolore, scalzando poltrone, cambiando le regole e non limitandosi ad un’analisi sommaria e sbrigativa, sia dei propri dirigenti che degli addetti ai lavori.

Dopo l’uscita di scena dal mondiale ecco arrivare, puntuale, il tam tam mediatico di giornalisti, ex allenatori e giocatori, cronisti, opinionisti e pseduo conoscitori di calcio, tutti pronti a criticare, a puntare il dito, a fare nomi, snocciolare numeri e perchè no qualcuno ci mette di mezzo un “ma io l’avevo detto”. L’Italia pallonara è fatta così, si esalta fin troppo facilmente e si abbatte altrettanto in fretta, non esistono spedizioni andate male, o si vince o è un fallimento totale, su tutta la linea. E quindi Prandelli diventa un brocco nonostante gli elogi arrivati dopo la partita con l’Inghilterra, gara in cui Balotelli veniva visto come la minaccia Italiana al mondo intero, ora invece si mette in discussione la sua Italianità e la sua convocazione.

Che bella l’Italia pallonara che ad ogni grande manifestazione, che sia Mondiale, Europeo o Confederation si improvvisa commissario tecnico, tutti pronti a schierare il proprio 11 ideale e a criticare quello dell’allenatore, tutti pronti a salire sul carro dei vincitori in caso di successo e altrettanto pronti a scendervi in caso di debacle. Forse non andrebbe cambiato semplicemente Prandelli, forse non bastano le dimissioni di Abete, forse non basterebbe neanche rivoltare come un pedalino l’intero palazzo e le sue figure, a cambiare dovrebbe essere la cultura calcistica di un paese che, nonostante sia secondo solo al Brasile per mondiali vinti, non riesce mai a vedere dei colori intermedi nelle spedizioni della propria nazionale, o è bianco o è nero, non esiste grigio, non esiste prendere in considerazione di avere una generazione povera di talenti, di non essere alla pari con nazioni emergenti o con grandi compagini in grado sempre e comunque di dire la propria, come la stessa Germania, è Prandelli che ha sbagliato a mettere Parolo o a non convocare Rossi, è Balotelli che sbagliando quel gol contro la Costa Rica ha fatto rimpiangere Gilardino o Toni (31 e 37 anni).

Non ci siamo, l’Italia non c’è e quel che è più preoccupante è che da quest’esperienza negativa non verranno tratti spunti di miglioramento e non si volterà pagina, in molti rimarranno aggrappati alle proprie poltrone, in molti continueranno a dannarsi l’anima semplicemente per scegliere un nuovo commissario tecnico, senza preoccuparsi del materiale tecnico e umano che quest’ultimo avrà a disposizione, altri invece andranno a pregare Pirlo di continuare ad aiutare la maglia azzurra, imploreranno Buffon di non abbandonare i pali, i nostri presidentissimi di club sguinzaglieranno i propri osservatori in giro per quelle nazioni emergenti, fucine di talenti, si andrà a pescare in Colombia, Cile, Ecuador o Uruguay tralasciando, per esempio, la nostra serie B che negli ultimi anni ha dato alla luce Marco Verratti, uno dei talenti più luminosi, a mio modo di vedere, del nostro calcio.

A dover essere rivoluzionate dovranno essere le regole in primis, bisognerà ripartire dai nostri giovani, eravamo la nazionale under 21 più temuta e rispettata d’Europa ed ora invece ci ritroviamo a faticare, ad arrancare, a non produrre i talenti che vorremmo, bisogna valorizzare i nostri settori giovanili, dar spazio alle primavera, imporre ai nostri club di prediligere un mercato interno, senza cercare continuamente all’estero. L’Italia non è finita, è caduta e sarà in grado di rialzarsi se aiutata, non corriamo disperatamente dietro le pretese di prime donne senza spirito patriottico, non andiamo a pregare i sopracitati Buffon e Pirlo di rimanere, ringraziamoli di quanto fatto, ma  favoriamo gente come Sirigu e Verratti e a seguire diamo spazio a quei giovani che meritano delle opportunità. Dobbiamo creare un movimento, un gruppo di 30/40 ragazzi da cui estrapolare i 23 che giocheranno tra 4 anni il mondiale in Russia da protagonisti, facendosi le ossa già dagli Europei del 2016. I sedicenni di ora saranno i ventenni di poi, perchè anche noi non possiamo arrivare ad eventi del genere con il nostro James Rodriguez, con il nostro Hazard o con il nostro Gotze ? è inamissibile non produrre talenti ed è ancor più avvilente non dar spazio a quei pochi bagliori che provengono dai nostri ragazzi. In definitiva quello che si chiede a chi siederà sulle poltrone più alte del nostro calcio è rivoluzionare le leggi che regolamentano questo sport e regalare agli Italiani squadre competitive ma formate in maggioranza da connazionali, squadre che dovranno necessariamente giocare in stadi più moderni e più sicuri come già avviene nella stragrande maggioranza degli altri campionati più importanti d’Europa. Fatto ciò toccherà a chiunque segue il calcio tentare di cambiare la propria cultura calcistica, ritrovando quello spirito patriottico che per esempio si è visto nei sostenitori delle Sudamericane in questo mondiale, ritrovando la voglia di ritrovarsi uniti sotto il tricolore senza sentirsi CT, la voglia non solo di appendere una bandiera sul balcone, ma di ritrovare fiducia nei giocatori, nei tecnici e nei dirigenti che porteranno alto l’onore dell’Italia.

Non è un sogno, non è utopia, bisognerà crederci perchè altre nazioni ci sono riuscite e non solo la sopracitata Germania, altre sono riemerse dalle proprie ceneri, costruendo i propri successi sulle proprie macerie ed è così che l’Italia dovrà fare, traendo spunti importanti da questo mondiale per esempio. Mi piace pensare ad una nazionale che segue le orme di un’Olanda infarcita di giovani ma che regala spettacolo, ad un Uruguay che non molla mai e nonostante una popolazione decisamente minore della nostra riesce a dare al proprio selezionatore l’imbarazzo della scelta, arrivando stremati alla fine di ogni gara e non mollando mai.

Tra tutte queste premesse dobbiamo ripartire dalla più importante ossia non sprecare quest’opportunità, il fallimento Brasiliano ha portato alla luce tutti i difetti della gestione del sistema calcio negli ultimi anni e occorerrà correggere errore dopo errore dando un taglio netto al passato e alle tante peculiarità negative del nostro movimento, l’Italia intera chiede il cambiamento e chi di dovere dovrà accontentare il popolo azzurro.

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