Ecco il futuro del design software secondo Google: intervista a Wiley

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Nell’ultimo anno Google ha riservato molte attenzioni al design delle sue applicazioni e di tutto l’ecosistema creato a Mountain View. Nell’ I/O di quest’anno la grande G ha annunciato, in tale settore, una vasta gamma di modifiche ed innovazioni sia ai dispositivi che alle piattaforme, raggruppando il tutto in una nuova serie di principi raggruppati nel concetto centrale di “Material Design”.

Il nuovo concetto di Design, infatti, sta subendo una notevole evoluzione. Jon Wiley, Principal Designer di Maps e Google Search, ha infatti dichiarato che la società sta lavorando per cambiare aspetto a tutte le piattaforme ed i prodotti esistenti. Una grande rivoluzione, ma non tanto grande da gettar via quanto fatto fin ora. Wiley ha spiegato: “È sicuramente un’evoluzione, credo che abbiamo raggiunto un notevole livello lavorando duramente, ciò non è un traguardo ma una spinta per andare ancora più lontano”.

Ormai i display (anche touchscreen) hanno raggiunto risoluzioni elevatissime, e quindi hanno consegnato nelle mani degli utenti dei dispositivi che creano delle aspettative molto maggiori di quanto il software attuale riesce a donare anche dal punto di vista grafico.

Ancora Wiley dichiara: “I nuovi dispositivi offrono una sorta di nuova dimensione e nuovi modelli di interattività ed interazione. Essi si stanno integrando anche fisicamente seppur con interfacce software, e quindi penso che ciò crei delle aspettative davvero molto elevate in ogni utilizzatore”. Il Principal Design continua: “Le aspettative di cui parlo sono legate ad un design software funzionale, utile anche nel mondo fisico e che si integri alla perfezione con la natura del dispositivo che si sta utilizzando”.

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L’intero sistema Material Design ambisce ad imitare il mondo reale, senza cadere in quello che conosciamo come “Skeuomorphic”, dove le interfacce cercano di offrire rendering quasi fotorealistici, infondo anche il nome “Material Design” richiama alla mente proprio l’essenza reale delle cose, non una copia fotografica. Ciò consentirà agli sviluppatori di creare interfacce euristiche in cui gli utenti potranno spaziare e muoversi con estrema naturalezza e disinvoltura, proprio come nel mondo reale.

“In realtà è un insieme di vincoli imposti, ma proprio imponendo tali vincoli si creano gli estremi per risolvere creativamente il problema dell’orientamento della mente in un applicativo software”, ha spiegato Wiley. “In questo modo è come saltare da un universo della fisica ad un altro universo della fisica, in cui tutto sembra coerente e le cui interazioni e l’integrazione ad essi appaiano naturali”, spiega il Manager.

Il design grafico e l’interazione reale del prossimo futuro potrà essere paragonata ad un’esperienza teatrale, dove si ha un palco scenico sul quale si svolge l’azione e dove basta tirare giù il sipario e rialzarlo per cambiare completamente scenografia”, continua Wiley: “Eravamo alla ricerca di un’idea che potesse fornire una tale esperienza d’uso e credo proprio che siamo riusciti a trovare la giusta direzione. Il software farà il salto di qualità: con il Material Design verrà trasmesso agli utenti il senso di continuità tra la realtà e l’ambiente virtuale, passando così dall’azione al pensiero in modo immediato”.

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Wiley ha chiuso l’intervista ammettendo che anche se la ricerca hardware è giunta a un livello molto alto nello sviluppo di display dotati di una qualità ad un’altissima risoluzione in pixel, il percorso che è stato intrapreso con il Material Design sarà ancora molto arduo e lungo, ma ormai irreversibile e degno di lode. Allora non ci resta che attendere pazientemente che giunga il momento di poter godere di una così grande ed ambiziosa meta, gustando quello che, sia a livello software che hardware, viene proposto di mese in mese. Ad ogni modo il futuro ci attende.

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