5G: Europa e Sud Corea lo svilupperanno assieme

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Oggi è una data importante per quanto riguarda le connessioni cellulari nel mondo: l’Unione Europea ha appena stilato un accordo con la Corea del Sud per la definizione di uno standard comune che sarà il futuro 5G. Con una parte dell’Europa che deve essere ancora servita dal 4G, questo è un grande passo avanti: significherà infatti che lo standard sarà probabilmente accolto più facilmente, in quanto pensato direttamente dall’Unione Europea.

Inoltre in Sud Corea sono presenti due tra i più grandi produttori di smartphone del mondo, Samsung e LG: un accordo con loro significa stessa frequenza per il 5G pure negli Stati Uniti, e la fine degli smartphone con chip diversi da continente a continente. Come ha detto Neelie Kroes,:

5G will become the new lifeblood of the digital economy and digital society once it is established. Both Europe and Korea recognise this. This is the first time ever that public authorities have joined together in this way, with the support of private industry, to push forward the process of standardisation. Today’s declaration signals our commitment to being global digital leaders.

Il 5G diventerà la linfa vitale della nuove economia digitale e della nuova società digitale appena sarà operativo. Sia l’Europa sia la Corea del Sud lo capiscono. Questa è la prima volta che due pubbliche amministrazioni si sono accordate, con il supporto delle aziende private, per migliorare il processo di standardizzazione. L’accordo di oggi rappresenta la nostra volontà di diventare leader digitali nel mondo.

Dall’altra parte della barricata troviamo la cinese NTT Docomo, Intel e Huawei, più interessati ai soldi che la dicitura 5G porterebbe che alla reale tecnologia.

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  • Luigi Catanoso

    Lascerei fuori da questo discorso la Nippon Telegraph and Telephone Do Communications Over the Mobile Network (Ntt DoCoMo). Sostenere che sia cinese, oltre che interessata ai soldi (perché le coreane non lo sono invece?), è sbagliato. Si tratta del maggior operatore Giapponese, con una partecipazione statale del 33,71%, ed è tra i massimi contribuitori della storia della telefonia, passata, presente e futura, con un ingente molte di ricerca e sviluppo. Che poi investa, è un suo sacrosanto diritto, o forse dovrei dire dovere?