Halo: com’erano i Google Glass nel 2000

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Qualcosa di molto simile ai Google Glass era stata già pensata più di dieci anni fa. A realizzare l’antenato degli attuali smartglasses di Google fu James Dyson, designer industriale inglese, fondatore della compagnia chiamata Dyson e conosciuto come inventore dell’aspirapolvere senza sacchetto Dual Cyclone, che lavora sul principio del ciclone.

Nel 2001 Dyson iniziò a lavorare su un auricolare con funzioni di realtà aumentata che chiamò Dyson Halo (codice di progetto NO66). Halo, nelle intenzioni del suo inventore, voleva essere un computer indossabile da testa, che assomigliasse ad un paio di occhiali e rispondesse ai comandi vocali. In pratica quello che oggi fanno i Google Glass.

Dyson Halo

Anche esteticamente Halo ricorda gli attuali Glass, con tutti i limiti che la tecnologia dei primi anni 2000 imponeva, soprattutto in termini di miniaturizzazione dei componenti. Dai Google Glass Halo differiva per la caratteristica di avere un case collegato agli occhiali che era il “cuore” del computer.

Halo App

Una schermata delle app degli Halo

Quest’ultimo, grande come un iPod, poteva essere staccato dagli occhiali e usato anche a casa o in ufficio come un vero e proprio PC. Un modo per avere in un unico strumento tutto quello che poteva servire per la nostra vita digitale.

Al contrario dei Google Glass, il monitor di Halo era composto da una coppia di schermi posti ai lati degli occhiali che mostravano un display 3d da 10 pollici nella visuale di chi li indossava.

mouse Halo

Lo smartwatch realizzato per controllare gli occhiali

Dyson aveva pensato anche ai modi per comandare i propri occhiali. Nei suoi bozzetti, infatti, compare un orologio (uno smartwatch ante litteram) che era in pratica il mouse per muovere il cursore all’interno del computer visualizzato nel prisma degli occhiali. L’altro modo per comandare il device era un assistente vocale, simile a quelli che poi sarebbero diventati realtà sugli smartphone attuali.

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Il prototipo, come altri realizzati da Dyson, non ha mai visto la luce ed è rimasto nel cassetto del suo inventore. Lo stesso Dyson, però, ha dichiarato che alcune idee di quel progetto sono state riprese oggi in altri progetti top secret a cui la sua azienda sta lavorando.

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