Stanno distruggendo Internet

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E’ vero, l’immagine di apertura dell’articolo è un po’ forte, soprattutto perché rappresenta uno degli episodi più brutali nella storia dell’umanità, cioè i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, in Giappone, durante la Seconda Guerra Mondiale. Abbiamo optato per questa immagine perché anche quello che sta accadendo oggi, negli uffici della FCC, potrebbe essere definito tale per il mondo del Web. Ne abbiamo parlato in due articoli nelle settimane precedenti, “The Internet mafia” e “Corsie preferenziali” provando a spargere la voce e far capire che si tratta di un argomento delicato per utenti e aziende. Il destino di Internet è in mano ai giganti, che potranno gestirlo e modificarlo a loro piacimento, eliminando la concorrenza delle piccole realtà e aumentando i costi dei servizi. Insomma, stanno distruggendo Internet.

La FCC ha votato per accettare la proposta del presidente Tom Wheeler riguardo un nuovo quadro di neutralità della rete, dando il via ad un processo normativo più lungo, che si concluderà nei prossimi mesi. E mentre la nuova proposta è stata modificata da una precedente, un testo più controverso lascia aperta la questione delle ‘corsie preferenziali di Internet‘. La nuova proposta si basa sul ‘2010 Open Internet Order‘ che è stato già analizzato all’inizio di quest’anno, ma sul quale si cerca un commento verso una serie di questioni che hanno messo al centro del dibattito la neutralità della Rete. La legge si basa sull’idea di fornire, da parte degli operatori, un maggiore flusso di banda larga per chi ha possibilità di pagarla in modo eccezionale, quindi le grandi aziende, che ne usufruirebbero portando i propri servizi alla velocità massima, distruggendo i competitors che non hanno possibilità di acquisire questo privilegio. Questo non solo farebbe alzare i costi dei servizi che le aziende più potenti emaneranno, ma limiterà anche la concorrenza e la battaglia sul mercato per le aziende più piccole.

Lo stiamo vedendo proprio in questi ultimi anni, come le startup si muovono sul mercato e la fatica che fanno per divenire un colosso o semplicemente un servizio di uso quotidiano. Fino ad oggi la sfida era ad armi pari, anche se i colossi regnavano, grazie alla loro potenza di liquidità, mentre i più piccoli dovevano ingegnarsi per trovare l’idea giusta da proporre. Questo ha dato modo di creare importanti realtà, che assumono personale e permettono lo sviluppo del settore, oltre che dei paesi in cui si trovano. Le stesse Google, Microsoft, Apple, Facebook, Amazon e Yahoo sono nate come piccole società, ma hanno sviluppato il loro business sulla base di idee concrete ed innovative che poi, come vediamo oggi, le hanno portate al successo, meritatamente. Sono queste le stesse aziende che, pur facendo finta di essere contro questa proposta di legge, si stanno sfregando le mani in vista di una corsia preferenziale che gli permetterà di monopolizzare il mercato e, quasi, renderlo schiavo.

Internet è nato come un luogo libero e aperto a tutti, che non fa differenze fra chi ha i soldi e chi non li ha, dove ognuno può esprimere le proprie potenzialità e abilità, cercando anche attraverso la creatività di realizzare qualcosa di bello e utile per la società che lo circonda in un preciso momento storico. Noi e voi qui siamo tutti appassionati di tecnologia e informatica, chi preferisce una politica di prodotto ad un’altra, ma sicuramente tutti uniti nel volere Internet un posto libero, dove non si hanno limitazioni o disagi per accedere ad altri siti. Quello che sta avvenendo oggi alla FCC è altamente dannoso per la società e per la tecnologia che finirà per essere una mafia 2.0.

Ancora pochi giorni e tutto potrebbe cambiare, distruggendo posti di lavoro, progetti, idee e molto altro di bello che in questo momento, in tutto il mondo, si sta cercando di concepire. Se soffocheranno lo sviluppo naturale della rete uccideranno anche quello della società, che sarà diretta verso una linea di pensiero non pura, ma forzata dai soldi e dal potere.

Stanno uccidendo Internet, proprio sotto i nostri occhi.

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