Vite aliene

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Esistono gli alieni? Questa è una delle domande più frequenti e, allo stesso tempo, più misteriose che la storia dell’umanità abbia mai espresso e analizzato. La domanda nasce anche dalla curiosità di sapere che posto ha l’uomo nell’universo. La risposta che in molti hanno dato, soprattutto fisici e scienziati della storia, è che un universo così grande sarebbe troppo immenso per ospitare una sola civiltà. La Terra è solo uno degli otto pianeti in orbita intorno alla nostra stella, chiamata Sole. A sua volta, il Sole, non è poi così speciale, è solo una tra i 200 miliardi di stelle nella nostra galassia: la Via Lattea. Questa galassia è così grande da sfuggire letteralmente dalla comprensione dell’uomo, anche per i pochi indizi che abbiamo di essa, eppure nel cosmo è come una goccia nell’oceano. E’ solo una tra le 100 miliardi di galassie osservabili, tutte insieme formano una vasta rete che si espande in varie direzioni. Con questa immensità di pianeti e stelle diventa difficile credere di essere soli. Se ragionassimo a livello matematico, si potrebbe certificare l’esistenza degli alieni con gli stessi numeri, la vera sfida è capire che aspetto potrebbero avere le creature di qualche remoto pianeta.

Le possibilità sono infinite e infinitamente interessanti. Le forme di vita aliena potrebbero andare da una semplice melma verde che si limita a sgocciolare a forme di vita animale, esseri forse anche aggressivi. Nell’universo, quindi potrebbero esserci varie forme di vita. Forse si sono sviluppate civiltà simili a quelle dei film di fantascienza, che si avvicinerebbero alla realtà più di quanto pensiamo. Tuttavia, questo potrebbe sfuggire alla nostra comprensione, ad esempio creature bizzarre che potrebbero vivere sulle stelle. Gli alieni infatti, potrebbero essere dei minuscoli granelli di polvere cosmica, e nascere e morire in un batter d’occhio. L’immensità dell’universo ci spinge a porci due domande: cosa dobbiamo cercare? e dove dobbiamo farlo? Le risposte si trovano proprio sul pianeta dove è iniziata la nostra storia. Le informazioni che ci servono sono qui, sulla Terra, il motivo è semplice: sul nostro pianeta ci sono le uniche forme di vita che conosciamo. Se presumiamo che le leggi della fisica siano le stesse ovunque, anche le leggi che regolano la vita dovrebbero essere universali. Possiamo quindi pensare all’insieme degli organismi e degli animali come ad un manuale per la ricerca degli alieni, essi ci mostrano la natura e le leggi della vita ovunque essa si manifesti.

Il primo capitolo del nostro manuale ci riporta indietro a quattro miliari e mezzo di anni fa, allora la Terra era un pianeta molto giovane. Non si sa di preciso come ebbe origine la vita, per ora esistono solo delle teorie. Secondo quella più diffusa, la vita iniziò per puro caso, nacque in pozze di brodo primordiale, un ambiente ricco di sostanze chimiche, tra le quali anche gli aminoacidi. Le molecole di aminoacidi si sarebbero scontrate in modo casuale per milioni di anni, finché si creò la combinazione favorevole alla vita: è il ‘grande colpo di fortuna‘ che diede il via alla vita sulla Terra. Anche se in molti ritengono che la vita non possa generarsi da sola, spontaneamente, non si pensa che sia una teoria del tutto assurda. Pensate alla lotteria, le probabilità di vincere sono infinitesimali, ma quasi tutte le settimane c’è un vincitore. Secondo un’altra affascinante ipotesi, chiamata panspermia, la vita avrebbe avuto origine in altre parti del cosmo, ma sarebbe stata trasportata attraverso uno dei mezzi più frequenti nello spazio immenso dell’universo: gli asteroidi. Si pensa, infatti, che questi ammassi rocciosi possano conservare al loro interno organismi congelati in grado di sopportare temperature estreme e il vuoto dello spazio. Se così fosse, gli asteroidi stanno trasportando la vita in altri mondi anche in questo istante. Qualunque sia la teoria giusta, una volta che la vita attecchisce, inizia il capitolo della sopravvivenza.

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Un’alga unicellulare, ‘Chlorella vulgaris’, studiata da anni e divenuta una vera star della microbiologia.

La sopravvivenza accomuna qualunque forma di vita, sia umana che aliena. Qualsiasi organismo per esistere necessita di una fonte di energia, per noi è il cibo, che permette la riproduzione, e lo stesso varrebbe anche per le specie aliene. Grazie all’evoluzione, potrebbero fare la loro comparsa alieni che, pur dall’aspetto bizzarro, noi riconosceremmo come esseri viventi. Il passo successivo nella nostra ricerca degli alieni è trovare un luogo, o più luoghi, dove essi possano trovare cibo, moltiplicarsi ed evolversi, per quanto ne sappiamo serve una cosa sola: l’acqua. Su qualsiasi pianeta, la presenza di acqua potrebbe voler dire l’esistenza di altre forme di vita, e l’acqua è davvero molto diffusa nello spazio. Essa compare sotto forma di ghiaccio, e va da minuscoli cristalli isolati a comete di ghiaccio grandi come montagne. Trovare l’acqua allo stato liquido, invece, non è così semplice, serve la giusta temperatura. Intorno ad ogni stella, c’è una regione dove non fa ne troppo caldo ne troppo freddo, una condizione ideale. Intorno al nostro Sole ci sono due pianeti che rientrano in questa zona speciale: la Terra e Marte.

Su Marte un giorno, possiamo starne certi, riusciremo a farci un salto. I robot esplorano Marte sin dagli anni 70′, ma non hanno ancora trovato tracce di vita. Recentemente però, il rover Spirit, della NASA, ha scoperto sotto la superficie marziana dei sali bianchi, che si formano a contatto con l’acqua liquida. Le immagini dallo spazio, mostrano segni di drenaggio ed erosione simili a quelli causati dai fiumi e dagli oceani. Sotto la superficie di Marte potrebbe esserci ancora dell’umidità in grado di sostentare la vita. Probabilmente un giorno troveremo i fondi giusti e le tecnologie adatte per mandare un team di scienziati e astronauti sul pianeta rosso, sarebbe una grande conquista, come le missioni sulla Luna negli anni 60′. Basterebbe solamente prendere qualche campione per fare una delle scoperte più importanti della storia.

Oltrepassando Marte troviamo altri luoghi dove cercare l’acqua. Uno di questi si trova ad appena 600 mila chilometri da Giove, è una luna un po’ più piccola della nostra che orbita intorno al pianeta gigante, il suo nome è Europa. Essendo un satellite, Europa è piccola, ha un diametro di soli 3140 chilometri, e ha una temperatura di -162 gradi centigradi. E’ interamente ricoperta di ghiaccio spesso dai 15 ai 25 chilometri, ma sotto la superficie potrebbe nascondere una fonte di calore. Europa, impiega tre giorni e mezzo per descrivere un’orbita intorno a Giove disegnando una traiettoria ovale. La trazione gravitazionale di Giove varia di continuo, modificando la forma di Europa che subisce allungamenti e compressioni; un po’ come quando si lavora un pezzo di creta per renderlo caldo e malleabile. Le variazioni che Europa subisce nella forma generano calore sufficiente a sciogliere, probabilmente, lo strato inferiore della superficie di ghiaccio dando origine ad un oceano sommerso. Il ghiaccio superiore proteggerebbe l’acqua allo stato liquido dal vuoto dello spazio. Se così fosse, su Europa potrebbero esserci forme di vita aliene, creature che si sono evolute adattandosi a quell’oscuro e fitto mondo acquatico.

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Europa, il quarto satellite di Giove per dimensioni ed uno dei più massicci dell’intero sistema solare.

E’ possibile farsi un’idea dell’aspetto delle forme di vita aliene probabilmente esistenti su Europa e immaginare alcune caratteristiche fisiche. Gli alieni di Europa, probabilmente nuoterebbero come le creature dei nostri oceani. L’acqua ha lo stesso stato fisico e chimico. Per colpa o merito dell’ambiente, questi esseri potrebbero brillare di luce propria, proprio come fanno molte specie marine nei nostri oceani, vivendo nelle profondità degli abissi. Possiamo pensare che nuoterebbero in branchi, anch’esso un rito dei nostri pesci. Anche se all’interno di Europa esistessero specie evolute, forse non cercherebbero di stabilire un contatto con noi, o almeno non in tempi brevi. Vivendo in un bozzolo di ghiaccio del genere non possono sapere cosa c’è fuori. Per saperlo dovremo inviare delle macchine lì, ma per il momento è impossibile, economicamente e tecnologicamente. Dobbiamo trovare il modo di viaggiare nel nostro sistema solare e fuori di esso, per poter capire molto di più.

Uno dei maggiori problemi per gli scienziati è quello delle grandi stelle luminose e dei piccoli e scuri pianeti, che proprio per colpa della luce delle stesse stelle che hanno vicino, non permettono una ottimale visualizzazione e analisi. Per avvistarli, infatti, sono indispensabili tecnologie molto avanzate. Alle Hawaii è stata costruita, appositamente e non solo, la coppia di telescopi Keck, con i loro obiettivi segmentati da 9,8 metri, sono tra i telescopi più potenti al mondo. A parte pochi casi, nemmeno questo telescopio riesce a vedere i pianeti in orbita intorno alle stelle, riesce tuttavia ad individuare stelle che compiono oscillazioni periodiche. Queste oscillazioni rivelano la presenza di pianeti in orbita intorno ad esse. E’ possibile capire come funziona osservando un lanciatore di martello. Ruotando, il martello esercita una pressione sul corpo dell’atleta, il lanciatore oscilla da un lato all’altro. La stessa cosa avviene con un pianeta che orbita attorno alla sua stella. Possiamo rilevare la presenza di un pianeta anche quando esso passa davanti alla sua stella, osservando delle regolari diminuzioni di luminosità della stella, che in base al tempo e alla frequenza possono darci coordinate fedeli sulla rotazione dello stesso pianeta, per poter capire quanto dista dalla fonte di luce e se questa è importante per una probabile forma di vita.

Forse ridefiniremo la teoria della vita nell’universo, sarebbe un trionfo per la scienza. Da qualche parte, la fuori, forse nemmeno così lontano, potrebbe esserci un pianeta roccioso simile alla terra, un pianeta con acqua allo stato liquido dove la vita è già iniziata. Grazie al processo di evoluzione, gli alieni potrebbero avere una aspetto familiare, anche se comunque potremmo restare molto sorpresi. Per nutrirsi ad esempio, avranno bisogno di una bocca che potrebbe essere molto diversa dalla nostra. Allo stesso modo, se vivono su una superficie solida, avranno delle gambe. L’aspetto e le caratteristiche del corpo di questi alieni cambierebbero a seconda delle necessità e dei bisogni di cui essi non possono fare a meno, evolvendo per sopravvivere in un modo o nell’altro. Se il pianeta è ben illuminato gli alieni potrebbero aver sviluppato la vista, gli occhi permetterebbero alla creatura di percepire con esattezza l’ambiente circostante. La loro condizione sarebbe determinata dalle stesse regole che vigono sulla Terra. Le prede tengono ad avere gli occhi ai lati del capo per guardarsi bene dai pericoli. I predatori, invece, hanno bisogno di occhi frontali per valutare con precisione le distanze, un’abilità cruciale quando si caccia, su qualunque pianeta.

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I due telescopi Keck a lavoro con montatura altazimutale e sistemi di ottica attiva e adattiva.

Anche in questi mondi lontani, la lotta per la sopravvivenza potrebbe essere spietata come accade sulla Terra, con creature che aggrediscono e altre che si difendono. Probabilmente, proprio in questo momento, sono in corso simili lotte per la sopravvivenza su molti pianeti, seguendo le leggi universali dell’evoluzione. L’evoluzione è un fenomeno così straordinario che è quasi impossibile immaginarne i limiti. L’esistenza di bizzarri animali su pianeti simili alla Terra non è l’unico scenario possibile. Nelle profondità dell’universo potrebbero esistere forme di vita completamente diverse da quelle terresti, esseri viventi che non avrebbero nulla a vedere con tutto ciò che conosciamo. Da qualche parte, quindi, potrebbero esserci organismi che hanno vissuto un percorso diverso di evoluzione, alieni che non dipendono dall’acqua, ma da altre sostanze chimiche, ad esempio l’azoto. Sulla Terra esso si trova allo stato gassoso, ma può esistere allo stato liquido a temperature molto fredde, -195 gradi centigradi; ma esistono pianeti con oceani di azoto che lambiscono coste ghiacciate? se si, su di essi potrebbero essersi evoluti degli alieni?

Su pianeti di quel genere, la vita avrebbe bisogno di una chimica molto diversa dalla nostra. Gli ingredienti di cui siamo composti non potrebbero generare quasi nulla a temperature così estreme. Pensate all’acqua, nel corpo di un uomo ce ne sono circa 36 litri, dunque sostituiamo l’acqua con l’azoto liquido, poi aggiungiamo 900 grammi di fosforo, 220 grammi di sale, abbastanza ferro da far forgiare un chiodo, 1,360 chili di calcio, e tracce di altri 15 elementi utili anche per la biologia degli alieni, ed infine aggiungiamo 20 chili di carbonio. E se scambiassimo il carbonio con qualcos’altro, del silicio ad esempio? Il silicio ha proprietà leggermente diverse, ma potrebbe svolgere le stesse funzioni. Con gli ingredienti giusti, la vita potrebbe essere possibile anche a temperature del genere, ma le creature, così, si muoverebbero molto lentamente, e questo è un problema. Altri scenari sono anche molto più incredibili di quest’ultimo.

Gli astronomi hanno scoperto che molti pianeti lontani sarebbero dei giganti gassosi proprio come Giove e Saturno. E’ possibile che esistano alieni composti di gas? Di cosa si nutrirebbero? Anche loro avrebbero bisogno di qualcosa per sostentarsi. Forse assimilerebbero l’energia prodotta durante le tempeste elettriche che infuriano di continuo su i pianeti gassosi. Se una simile forma di vita fosse possibile, allora la vita potrebbe essere molto comune nell’universo. Probabilmente esistono molti più pianeti all’esterno delle fasce con temperature intermedie adatte alla vita di quanti ve ne siano all’interno. All’improvviso ci sembra che la vita possa annidarsi ovunque. In ultima analisi però, l’importante non è di cosa sono fatti gli alieni, ma quello che sanno fare. Anche loro potrebbero scrutare il cosmo per cercare nuove forme di vita intelligente simili a loro, e probabilmente lo stanno facendo anche in questo istante. Se nell’universo ci sono alieni intelligenti che studiano lo spazio, sicuramente qualcuno potrebbe essere interessato a noi, se non altro per curiosità; c’è addirittura chi crede che gli alieni siano già tra noi.

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Riproduzione di uno dei tanti avvistamenti alieni avvenuti negli ultimi 50 anni.

Si sente parlare di rapimenti alieni da moltissimi anni, all’incirca dal 1950. La storia è sempre la stessa, un individuo viaggia da solo di notte su una strada isolata, per caso sbaglia direzione e si perde. Dopo aver notato delle luci strane aldilà della strada, decide di scendere dalla macchina per andare a vedere cosa accade in quel preciso punto, spesso una boscaglia oscura e ricca di piante che coprono la visuale sul fatto. Ad un certo punto, di fronte ad esso, compare un’astronave. Consideriamo la questione dal punto di vista degli alieni, cosa ci guadagnano ad attraversare l’universo per rapire uno di noi? L’assenza di prove concrete dell’esistenza di esseri alieni intelligenti potrebbe essere infangata dalla stampa mondiale, che invece di riportare i fatti potrebbe essere fermata dalle agenzie di spionaggio e di sicurezza del mondo. Se fosse così, starebbero nascondendo le notizie ed i fatti in maniera magistrale, ma probabilmente il 99% di queste voci sono tutte fantasie. Ormai sono 50 anni che ascoltiamo lo spazio, e in tutto questo tempo non abbiamo captato nulla che faccia pensare ad un messaggio alieno, ad eccezione di un caso.

Il 16 agosto 1977, un radiotelescopio dell’Ohio capto un segnale che divenne famoso. Il telescopio stava setacciando i cieli, quando registro qualcosa che sbalordì il mondo intero, un segnale particolare. Il segnale captato era una fonte costante di onde radio, solo una specie aliena avrebbe potuto inviare un impulso del genere, perché spiccava sullo statico rumore di fondo che riempie l’universo. Il computer registro il segnale traducendolo in 6 simboli tra numeri e lettere. L’astronomo Jerry Ehman, quando lesse i dati annotò una parola al margine del tabulato: “Wow!“. Da allora ci si riferisce a questo segnale chiamandolo ‘segnale Wow!‘. Successivamente, Ehman e altri, esplorarono ripetutamente la stessa porzione di cielo, ma non trovarono più nulla, il segnale Wow! era svanito. Questo episodio ci insegna che anche in futuro stabilire un contatto radio con gli alieni potrebbe essere molto difficile. In un universo così vasto i messaggi impiegano molto tempo per raggiungere i loro destinatari, il segnale Wow! sembrava provenire da un sistema solare distante 200 anni luce, quindi ha impiegato almeno 200 anni per arrivare fino a noi. Se inviassimo una risposta impiegherebbe altri 200 anni luce a raggiungere gli alieni, e dopo tutto quel tempo essi potrebbero aver dimenticato il messaggio inviato, probabilmente non sarebbero più in ascolto, o nel frattempo potrebbero essersi perfino autodistrutti.

Gli uomini hanno sperimentato molto in fretta sulla loro pelle la potenza della bomba atomica, anche agli alieni potrebbe sfuggire di mano qualcosa, e la loro specie non durerebbe così a lungo. Forse si sono già autodistrutti, magari è successo non appena hanno scoperto che l’energia è uguale a massa per velocità della luce al quadrato: E = mc2. La vita impiega miliardi di anni ad evolversi, mentre civiltà evolute possono scomparire dall’oggi al domani; questo rischio riduce quasi a zero le possibilità di entrare in contatto con una specie aliena. Ma esiste ancora un ultima eventualità, forse qualche civiltà aliena è sfuggita alla distruzione del suo pianeta e sta già colonizzando l’universo. Abbiamo solo due alternative per trovare alieni progrediti, possiamo restare in ascolto, oppure essere più intraprendenti e trasmettere segnali nello spazio. In quest’ultimo caso dovremo studiare bene il messaggio da inviare, dare le nostre coordinate forse potrebbe essere rischioso. Basta guardarci allo specchio per capire che la vita intelligente può evolversi e diventare una minaccia per le altre specie dell’universo. Gli alieni potrebbero, quindi, rivelarsi molto pericolosi; noi esseri umani siamo già capaci di manipolare il corso della nostra evoluzione, ed è normale pensare che altre civiltà extraterrestri progredite possano fare altrettanto.

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Il documento che attesta il ‘segnale Wow!’ registrato il 16 agosto 1977 dall’astronomo Jerry Ehman.

Gli alieni potrebbero essere in grado di fermare l’invecchiamento e aspirare all’immortalità e forse hanno già raggiunto questo obbiettivo milioni di anni fa. La tecnologia aliena potrebbe apparirci tanto strabiliante quanto avanzata, come apparirebbe un nostro razzo spaziale ad un uomo delle caverne di milioni di anni fa. In molti, da scienziati a scenografi, li immaginano su astronavi mastodontiche pronte a partire dal loro pianeta dopo averne consumato tutte le risorse. Questi alieni progrediti potrebbero essere dei nomadi dello spazio pronti a conquistare e a colonizzare ogni mondo e pianeta riescano a raggiungere. Cercherebbero di sfruttare ogni nuovo pianeta con l’obbiettivo di recuperare materiale per costruire nuove astronavi e continuare il viaggio. Ma questi alieni, avrebbero dei limiti? Forse dovrebbero fare i conti con l’energia, questo potrebbe rappresentare il loro unico limite. Quanta energia sarebbero in grado di raccogliere? Forse più di quanta ne immaginiamo. Magari sarebbero capaci di catturare l’energia di un intera stella. A questo scopo gli alieni potrebbero collocare milioni di specchi intorno al sole per incanalare l’energia in un singolo punto di raccolta. Una simile quantità di energia potrebbe metterli in condizione di manipolare il tessuto del cosmo, e creare una porta: un passaggio spazio-temporale.

Questo passaggio funzionerebbe come una specie di scorciatoia, permetterebbe agli alieni di percorrere distanze enormi in un batter d’occhio. Gli alieni potrebbero essersi evoluti da una specie capace di sfruttare qualsiasi risorsa possibile proprio come fa il genere umano. Se mai un giorno gli alieni arrivassero sulla Terra, il loro sbarco potrebbe essere simile a quello di Cristoforo Colombo in America, che non fu certo positivo per i nativi americani. Il viaggio iniziato alla ricerca dell’acqua ci ha portato in mondi lontani, mondi che secondo molti scienziati potrebbero esistere, pianeti dove le condizioni e la chimica permettono alla vita di nascere e assumere forme diverse; nonostante questo, gli omini verdi probabilmente sono molto rari, ma in un luogo così vasto come il cosmo dobbiamo prima guardare a noi stessi quando cerchiamo le prove dell’esistenza di altre creature assai improbabili.

L’unica cosa che rimane da fare è quella di sperare, se gli alieni dovessero trovarci, che vengano in pace.

*I fatti riportati in questo articolo sono stati oggetto di studi negli ultimi 50 anni, si basano sulle teorie di scienziati, su tutti Stephen Hawking, che hanno provato a spiegare con parole semplici quello che potrebbe accadere nell’universo. Solamente i fatti con data e soggetto sono veritieri, il resto è argomento di dibattito ancora oggi tra gli scienziati e i ricercatori più importanti del mondo. Per la descrizione dell’articolo è stata scelta una forma di scrittura e una struttura adatta a rendere gli argomenti chiari a tutti.

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  • Francesco

    È ora di cominciare a pensare che i veri alieni esistenti su questa Terra siamo NOI della razza umana. Mai nessuno ha consumato, trasformato e infine ridotto le risorse del pianeta come abbiamo fatto noi.
    L’uomo è un pericolo, non solo per sé stesso, ma per l’intero mondo in sé, e la continuità di pianeta vivente è messa in serio rischio per colpa nostra.
    Inutile cercare gli alieni tra le stelle, quando siamo noi i veri alieni del pianeta Gaia

    • di nardi gerardo

      l uomo è un dei milioni di esperimenti,il fine di questi è innalzare una di queste creature al livello del dio che tutte le creature si portano dentro e a sua volta crea e manipola in sequenza eterna.

  • FRA

    Mah…Basterebbe mettere in discussione l’ipotesi di partenza ( le leggi della fisica sono le stesse dappertutto) che ogni speculazione verrebbe meno. Alla fine dei conti le possibilità sono solo 2 : la prima è che siamo soli ed unici in questa immensità, la seconda è che non lo siamo. Come disse un grande scrittore di fantascienza, Clarke, “Esistono due possibilità: o siamo soli nell’universo o non lo siamo. Entrambe sono ugualmente terrificanti.”