Valore agli utenti, non solo ai social network !!

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Facebook ha siglando un’accordo col il motore di ricerca Yandex in Russia. Sapete cosa significa? I risultati della ricerca web mostreranno anche post e commenti pubblici degli utenti FB russi. Una piccola rivoluzione per le discipline del web, come il marketing, ma un grande cambiamento per i singoli utenti. Ecco che si riapre la frattura, tante volte oggetto di dibattito, tra i dati “user generated” e i social media che li usano per guadagnarci, mascherandosi dietro le labili barriere della privacy sul web. “Il contenuto è re” una frase azzeccata per l’odierno business online e i social network ne giovano essendo le principali piattaforme di diffusione: ma non sarebbe l’ora di ridare valore agli utenti come proprietari dei contenuti generati?

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Per capirsi il contratto Yandex-Facebook pone le basi per il web del domani, indicizzando (sul “Google russo”) tutti i contenti provenienti dalla piattaforma di Mark Zuckerberg, anche se solo da utenti di Russia, Bielorussia, Kazakhstan e altri Paesi della CSI. Questo rappresenta un serio depistaggio della ormai “formalità” chiamata privacy utente. Aprire le porte di un social network, già antagonista della vita privata, ad uno strumento come un motore di ricerca vuol dire far uscire (forzatamente) l’utente dalla sua “comfort zone”, dove si sente sicuro e ha cerchie ristrette di amici con cui condivide, per mettere ancora di più in piazza i suoi contenuti svalutandoli del loro senso ristretto.

Doveroso però aggiungere che un motore di ricerca non può più ignorare l’impatto dei dati provenienti dai social network. Il Web è anche e soprattutto quel mondo, dove le opinioni degli utenti e i luoghi di condivisione se la fanno da padroni; normale quindi pensare di dover estrarre e rendere veramente pubblici quei dati per una ricerca esaustiva. Certo i russi potranno essere ancora appellarsi alla privacy sui contenuti dalle impostazioni di Facebook, ma quanto ci vorrà affinché questa impostazione diventi di default per favorire interessi economici? Già ora parliamo di un “prezzo da pagare per divertirci” sui social network: una registrazione gratuita ma anche controllo minimo e clausole limitatorie verso la nostra privacy. L’unico altro caso simile al patto Yandex-Facebook, che al momento però non sembra prevedere passaggi di denaro, è quello di Bing, che mostra i post pubblici degli utenti statunitensi.

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Buttiamo lì qualche cifra per capirci meglio. Già nel 2012 Instagram aveva annunciato la vendita di foto e dati degli utenti ad aziende, organizzazioni o per scopi pubblicitari. Una mossa che gli ha fruttato 700 milioni di dollari ma si è lievemente discostata negli ultimi anni a favore degli utenti, dopo forti polemiche. Per non parlare di Twitter che ogni anno guadagna oltre 47 milioni grazie alla vendita delle informazioni utente a terzi (agenzie marketing, pubblicitarie, di ricerca ecc…) E così per tutti, in un mondo digitale dove l‘utente web è il “carbone” dell’economia rappresentando i cosiddetti big data pronti all’uso.

Secondo uno studio del Boston Consulting Group il valore degli “user-generated-content” si aggirerà intorno ai mille miliardi di euro entro il 2020. Una cifra che giustifica, secondo alcuni, un colpo di spugna sui diritti degli utenti tramite Termini di Servizio sempre più sminuenti che troppe volte accettiamo con leggerezza. Ora dato che siamo noi i veri proprietari dei contenuti non sarebbe giusto richiedere parte di quegli astronomici introiti dei social network? Una battaglia che però ci sfavorisce fin da subito, dal momento che siamo disposti a svendere dati personali in cambio di materiali gratuiti (film, articoli, musica ecc…) che a pensarci bene gratuiti non sono. Il prezzo pagato è invece molto alto visto che riceveremo un servizio si gratuito ma che farà arricchire molto il fornitore grazie ai nostri dati personali per cui non vedremo un soldo. Non uno scambio equo insomma e se non sentiamo quel prezzo come un problema sarà difficile fare qualcosa per abbassarlo. Sta a noi riprenderci il valore di utenti generatori di contenuti.

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