Lo spionaggio diventa arte

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Lo scandalo Datagate ha dato modo di confermare le voci riguardanti lo spionaggio informatico che circolavano da anni, attraverso libri e film, oltre che in alcuni documenti segreti trapelati. E’ stato considerato uno degli scandali più gravi degli ultimi 50 anni, e la sua scoperta si farà sentire ancora per molto tempo. C’è però, chi se ne frega di tutte le polemiche e voci che in questi mesi stanno continuando a sollevare il polverone, provando a distaccarsi dal pensiero comune e cercando di trasformarlo in qualcosa di artistico, come ha fatto a Madrid l’artista di strada ‘Spy‘, che ha installato 150 telecamere a circuito chiuso sulla parete laterale di un edificio, puntandole tutte esattamente nello stesso punto.

Per gli artisti che lavorano in ambienti urbani come Spy, che ha iniziato con i graffiti a metà degli anni ’80, la telecamera a circuito chiuso è un simbolo evidente della occhio vigile del governo, che molto spesso li coglieva in flagrante mentre erano intenti a disegnare. Quest’opera racchiude quindi molto di quella sua esperienza, ma sottolinea anche dell’altro.

Queste sono le sue parole:

“Il pezzo invita a riflettere sul nostro presente, sull’interazione quotidiana con la tecnologia e chi c’è dietro. Le telecamere sono un simbolo che lo rappresenta, tuttavia è chiaro che siamo circondati da dispositivi che agiscono come strumenti di sorveglianza”.

In questo caso le telecamere sono veramente simboliche, poiché nessuna di esse registra. L’artista vuole però lasciare, ai passanti della zona, l’idea che queste telecamere siano veramente accese, non segnalando nulla con cartelli o altro. Secondo Spy, sarebbe interessante vedere la reazione dei passanti, che molto probabilmente prenderebbero la cosa sul serio visti gli standard di spionaggio che esistono al giorno d’oggi.

Spy continua dicendo:

“Mi piace di generare un certo tipo di reazione con il mio lavoro. Cerco di svegliare e creare una coscienza più lucida con i miei interventi. Ironia e umorismo sono un modo per rendere il ricevitore complice, e fanno pensare che l’opera comunichi qualcosa con cui ci si identifica”.

Insomma, una particolare opera d’arte che rispecchia a pieno il mondo che ogni giorno siamo abituati a vivere, lo stesso che non ci lascia in pace e ci fa pressione cercando di sapere ogni nostra singola mossa.

Vi lasciamo alla galleria d’immagini dell’opera:

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