WhatsApp: 3 buoni motivi per non pagare l’abbonamento

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Nella serata di ieri WhatsApp ha introdotto gli abbonamenti anche per gli utenti iPhone. L’app dedicata alla messaggistica su smartphone più utilizzata al mondo diventa quindi un servizio a pagamento su tutte le piattaforme. Ma conviene pagare questo abbonamento? Ecco 3 buoni motivi per non dare nemmeno un soldo ai creatori di WhatsApp (nonostante in parte se li meriterebbero anche).

1. Alternative

Non possiamo non considerare le alternative. Perché devo pagare un abbonamento (seppure di pochi euro) quando sono disponibili altri servizi completamente gratuiti? App come LINE o Viber non devo passare inosservate, perché più o meno mettono a disposizione le stesse funzionalità di WhatsApp, se non maggiori.

2. Aggiornamenti

L’evoluzione di WhatsApp in questi ultimi 2/3 anni è stata pressoché nulla. L’app non è cambiata di una virgola, non solo esteticamente ma anche come servizi offerti. Ok, svolge perfettamente il suo compito, ma una maggiore attenzione da parte degli sviluppatori spingerebbe di più gli utenti a supportare il progetto, tramite proprio gli abbonamenti.

3. Utilizzatori in discesa

Perché si preferisce WhatsApp ad altre app di messaggistica? Sicuramente per il numero di utilizzatori. WhatsApp può vantare un’infinità di utenti, ma quanti di questi saranno in grado di sottoscrivere un abbonamento? Non parlo di possibilità economiche, ma proprio di conoscenze tecniche. Molti utenti che hanno installato WhatsApp perché gratuita neanche hanno idea di cosa sia un account Google Play, o iTunes Store, e di come sia possibile associare una carta di credito per pagare l’abbonamento. Questo porterà inevitabilmente ad una diminuzione degli utilizzatori.

Cosa ne pensate? Continuerete ad utilizzare WhatsApp nonostante gli abbonamenti oppure vi metterete alla ricerca di nuove applicazioni?

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