Eric Schmidt: la disocuppazione e le aziende fortemente automatizzate

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Già quest’estate vi avevamo fornito un interessante articolo, che analizzava le auto senza guidatori di Google e il loro traguardo di 300’000 miglia senza incidenti: il progetto continua a dimostrare dati interessanti ma inizia anche a far porre diversi interrogativi su situazioni che potrebbero diventare delicate.

Eric Schmidt, infatti, intervenendo alla conferenza DealBook del New York Times, ha affrontato la questione che riguarderà la graduale sostituzione di autisti che attualmente guidano le Google Car in giro per il mondo, con sistemi tutti automatici che quindi NON necessiteranno di alcun guidatore.

Schmidt durante l’intervista ha lasciato intendere, senza molti giri di parole, che piuttosto che pensare a quante persone verranno licenziate a causa di queste auto automatiche, bisognerebbe chiedersi più che altro il motivo per il quale quest’ultime sono in effetti state create.

Secondo Schmidt infatti, basterebbe una giusta qualità di istruzione data ai giovani americani per evitare di discutere circa l’alta disoccupazione, che quindi a suo parere potrebbe essere largamente ridotta proprio con lo studio, che dovrebbe essere garantito a chiunque, di ogni sesso o razza. Solo in questo modo si potrebbe creare una competizione a livello globale in ogni tipo di lavoro.

Schmidt ha comunque ammesso di essere consapevole dell’alto tasso di disoccupazione tra i giovani, e che lo sviluppo tecnologico e tipi di economie sempre più globalizzate, in fin dei conti grava proprio sulla disoccupazione, tuttavia ha lasciato anche intendere che in una società grande come la sua, arriva il momento in cui bisogna “liberarsi” di persone che, a causa della loro ignoranza, si “lasciano rubare” il posto da robot più capaci di loro. Non ha mancato però di specificare che di certo il suo personale successo economico è dipeso non da robot, ma da un numero di clienti e impiegati istruiti e colti.

Insomma il tutto lascia intendere una presa di posizione un po’ insolita dato che una chiave di lettura (non proprio carina) potrebbe essere basata su uno Schmidt che, incurante della disoccupazione, ha utilizzato impiegati e clienti che lo hanno in primis arricchito e aiutato a rendere la sua azienda quella che oggi è, e ora, dopo aver sfruttato a suo favore la cosa, non dà il giusto ritorno al futuro della società che è rappresentata proprio, guarda caso, da quei disoccupati che anche a causa della sua azienda così aperta alle nuove tecnologie, oggi non hanno un impiego.

fonte | BGR

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